L’AQUILA – Dopo la pausa pasquale, ovvero la prossima settimana, tornerà prepotentemente in cima all’agenda del consiglio regionale la riforma della legge elettorale considerata una priorità per il presidente Marco Marsilio, di Fdi, e che ha come piatto forte il collegio unico regionale al posto dei quattro a base provinciale.

Una apposita riunione dei capigruppo era stata programmata per ieri, poi rinviata per l’emergenza maltempo.

Una riforma che incontra la forte contrarietà dell’opposizione del campo largo, ma anche resistenze dentro il centrodestra. Per questa ragione il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Fi, è già impegnato a trovare la più ampia convergenza possibile, per evitare che l’Emiciclo diventi un campo di battaglia, lungo un iter complesso, che prevede, per la modifica dell0 Statuto, due passaggi d’aula e con maggioranza qualificata, a distanza di un mese.

Marsilio per evitare sorprese e blindare il risultato, nel summit del centrodestra di fine gennaio ha indicato l’approvazione della legge elettorale come precondizione per l’allargamento della giunta da 6 a 9 componenti, come consentono le nuove norme nazionali per per le piccole regioni come l’Abruzzo, con annesso rimpasto.

La legge elettorale prevede, con una modifica della norma in vigore dal 2013, approvata dal centrodestra di Gianni Chiodi, innanzitutto il collegio unico regionale, con la conseguente abolizione dei quattro collegi provinciali, l’ampliamento del numero di candidati di lista che passerebbero dagli attuali 30 a 45, l’introduzione della tripla preferenza di genere con due uomini e una donna oppure due donne e un uomo, l’elezione alla carica di consigliere regionale anche di un secondo candidato presidente sconfitto, purché a capo di una coalizione che abbia eletto almeno due consiglieri. Infine una diverso calcolo delle preferenze, per quel che riguarda l’attribuzione dei resti.

Come più volte ribadito da Marsilio, e come scritto nero su bianco nell’introduzione al testo di legge, “il collegio unico elettorale consentirà di prefigurare un sistema nel quale un candidato possa sottoporsi al giudizio di tutti i cittadini della regione indipendentemente dal territorio di appartenenza  permettendo di superare quella frammentarietà che caratterizza il nostro tessuto regionale e che molto spesso impedisce di creare sinergie in un ottico di sviluppo e crescita”.

E ancora “l’abolizione dei quattro circoscrizioni elettorali rappresenta un passo in avanti per poter migliorare ulteriormente la qualità dell’azione del Governo regionale, dal momento che i consiglieri che saranno eletti e gli stessi assessori regionali potranno farsi carico di problemi che vanno al di là dei rispettivi contesti territoriali uscendo dalla logica degli eccessivi campanilismi”.

Al contrario, il fronte del no sostiene che il collegio unico penalizzerà le aree interne, con densità abitativa minore rispetto alla costa, rispetto alle popolose province di Pescara e Chieti e della costiera teramana che insieme formano un’area metropolitana di 700mila abitanti. Ci saranno insomma più candidati eletti in quell’area che nell’Abruzzo interno, con un evidente squilibrio.

Inoltre, altra criticità è che favorirà i candidati più ricchi, in una situazione in cui costi e gestione delle elezioni pesano quasi esclusivamente sulle tasche dei singoli. Sarà più difficile in un collegio regionale permettersi di coprire con comizi, eventi, spot, manifesti, banner sulle testate giornalistiche, volantini. Ergo: solo chi avrà molti soldi, magari sostenuto da qualche potentato economico a cui poi restituire il favore, insinua il fronte del no, potrà avere molte più chance di essere eletto.

La sintesi dunque, prevedono i tecnici, potrà forse essere trovata con meccanismi correttivi che garantiscano in ogni caso una giusta rappresentatività ai territori meno popolosi.