L’AQUILA – Si infittisce il giallo delle convenzioni tra le Asl abruzzesi e le cliniche private.
Note dell’azienda sanitaria di Lanciano-Vasto-Chieti, di pochi giorni fa, a firma di più di un dirigente, indirizzate in particolare alle rappresentanze sindacali, mettono nero su bianco che le erogazioni agli operatori privati vengono effettuate “in assenza di titolo autorizzativo”. Questo perché gli accordi dell’anno 2019, non sono stati ancora perfezionati.
Documenti scottanti, in risposta ai portatori di interessi, sindacati e operatori, perchè smentirebbero clamorosamente quanto invece sostenuto dal direttore generale della Asl provinciale chietina, Thomas Schael, ovvero che “i contratti sono stati sottoscritti”, come affermato nella sua risposta del 23 dicembre, ribadita il 24 febbraio, al capogruppo del Partito democratico in Consiglio Regionale, Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità, che aveva chiesto per ben due volte lumi l ai dg delle quattro Asl a inizio dicembre, e poi il 6 febbraio. Arrivando poi a minacciare esposti in Procura, evidentemente insoddisfatto per la scarsa chiarezza, e infine ha presentato un’interrogazione scritta al presidente della Regione, Marco Marsilio, Fdi, e all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, della Lega, che dovrà avere risposta nel consiglio regionale di domani.
La vicenda non è di poco conto. Vero è che la giunta di centrodestra in Regione, il 12 febbraio, seppure oltre il termine del 31 dicembre, ha dato l’ok alla nota dei tetti di spesa provvisori per il 2020, dove si indica un budget, in base alle quali le Asl sono autorizzate, in attesa dei contratti veri e propri, ad acquistare le prestazioni.
Resta però, questo il nodo del contendere, a dir poco opaco lo stato dell’arte dei contratti del 2019.
Il rischio è dunque il blocco dei pagamenti da parte delle Asl e di conseguenza dei compensi per i lavoratori, e della possibilità di garantire i servizi, in un settore che vale 250 milioni di euro, di cui 131 con le case di cura,118 per prestazioni assicurate sul territorio, come esami ed analisi.
Sarebbe proprio questo il motivo per il quale nel centro di riabilitazione San Francesco di Vasto, gli stipendi vengono da gennaio pagati al 50 per cento.
Il direttore Schael aveva testualmente affermato il 23 dicembre che “si è proceduto alla sottoscrizione dei contratti negoziati relativa all’annualità 2019, nel rispetto delle disposizioni regolamentari regionali in materia”.
Il 24 febbraio, ad un ulteriore richiesta di informazioni di Paolucci, Schael ha ribadito che “si è proceduto alla sottoscrizione dei contratti con gli erogatori privati accreditati, valevoli per il 2019”, aggiungendo che si è garantito “il flusso amministrativo per tale tipologia di atti”, e la “liquidazione delle competenze”.
Identica risposta, da parte del dg della Asl provinciale aquilana, Roberto Testa, – a dicembre, e poi anche il 24 febbraio -, con due risposte – fotocopia rispetto a quelle di Schael.
Dalle note interne dei dirigenti della Asl chietina, si supporrebbe invece che i contratti non siano stati perfezionati.
La Asl di Pescara, in una nota a firma del direttore generale facente funzioni, Antonio Caponetti, a Paolucci a dicembre che le convenzioni sono state sottoscritte solo con le strutture riabilitative ex articolo 26 della legge 883-78 (residenze sanitarie assistenziali, residenze protette strutture psico-riabilitative)”.
Non ha risposto per niente la Asl di Teramo, di cui è direttore generale facente funzione, Maurizio Di Giosia.
Non è dato a sapere se le due Asl di Pescara e Teramo, abbiano poi risposto alle richieste di informazioni di Paolucci del 6 febbraio.
Chiarezza, salvo clamorose sorprese, dovrà però per forza arrivare, in modo o nell’altro, martedì prossimo in consiglio regionale, quando all’ordine del giorno c’è l’interrogazione scritta del capogruppo Pd.
“Condizione necessaria per l’esercizio del potere di fissazione di tetti di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie delle strutture private accreditate – si legge in premessa – è la concreta individuazione delle somme che la Regione mette a disposizione per tale finalità”, e ad oggi “non risultano concluse tutte le procedure di definizione delle linee negoziali per la numerazione le prestazioni erogate a carico sistema sanitario regionale dalle strutture private accreditate per l’annualità 2019”.
Paolucci interroga dunque il presidente Marsilio e l’assessore Verì, per conoscere “se corrisponde al vero che alla data del 6 febbraio 2020 risultano concluse tutte le procedure sottoscrizioni contratti negoziali, relative all’anno 2019, in materia di prestazioni erogate dalla rete ospedaliera privata accreditata, delle strutture private titolari di accreditamento definitivo per le prestazioni sanitarie assistenziali, residenze protette e strutture psico riabilitative della rete di specialistica ambulatoriale privata accreditata, stabilimenti Fkt, studi di radiologia, case di cura, studi medici branche a visita, della rete dei laboratori privati accreditati”.
E se risponde al vero che “la Regione ha fornito indicazioni puntuali ai soggetti interessati circa i tetti di spesa provvisori per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati per l’annualità 2020”. red





