OFENA – “Le gabbie-trappole usate dal parco sono omologate? Adesso a scoprirlo saranno gli ispettori della Asl di L’Aquila dietro nostra segnalazione, in merito alle norme di sicurezza per l’utilizzo di questi recinti, chiusini, gabbie, come molti li chiamano, ma in realtà si tratta di vere e proprie trappole illegali per la legge legge157/92 sulla caccia come recita l’articolo 21 lettera z)”.
E’ la denuncia di Dino Rossi dell’associazione allevatori Cospa.
“Nonostante ciò, il Parco Gran Sasso Monti della Laga, insiste nel coinvolgere allevatori e agricoltori a stipulare contratti per la cessione di gabbie per la cattura di cinghiali, per essere a sua volta venduti una volta catturati. Sempre la sopracitata legge, ne vieta la commercializzazione”.
“E non finisce qui! – aggiunge Rossi -. Questa mattina, gli ispettori che sono intervenuti sul posto accerteranno se le suddette gabbie sono provviste di libretto di omologazione, sia per la sicurezza degli animali che per quella riguardante gli operatori, ai quali è stata affidata questa attrezzatura”.
“Inoltre, hanno potuto costatare che le gabbie sono sprovviste di bollino CE, costruite artigianalmente, i pannelli assicurati tramite filo di ferro, e la porta principale apribile solo dell’esterno. Il cavo che sorregge la porta principale di circa 50kg non riporta nessun bollino di omologazione, quindi non sappiamo se è idoneo per quel tipo di carico”.
“Domani alle dieci, all’incontro indetto dall’ente parco con i sindaci e le associazioni ambientaliste per il problema cinghiale, farò esplicita richiesta sull’omologazione di queste gabbie, ma soprattutto su chi le ha costruite e quanto sono costate alla comunità”.





