L’AQUILA – “L’Aquila verrà ricostruita, i cittadini devono avere fiducia in me. Sono consapevole del loro scoramento, ma il mio messaggio è che nessuno deve perdere la speranza. Gli aquilani riavranno la loro città”.

Nella lunga intervista concessa ad AbruzzoWeb, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha parlato a tutto campo, un vero fiume in piena, promettendo di rimettere in piedi il capoluogo d’Abruzzo. Con il Comune in prima fila.

Molti i temi affrontati da Cialente, a partire dalle solite bordate a Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo ed ex commissario per la ricostruzione.

“Grazie al suo sciopero bianco da mesi siamo sospesi nel vuoto, come in un quadro di Chagall”, la metafora artistica di Max.

Poi la questione sollevata da questo giornale della ‘secca’ di soldi per la ricostruzione nella Cassa depositi e prestiti.

Soldi che, per Cialente, “ci sono, adesso dobbiamo vedere se vale la pena utilizzare il vecchio meccanismo, oppure andare con i contributi diretti, ma avremo una media di 600 milioni di euro l’anno spesi sul ‘cratere'”.

Il primo cittadino non si è risparmiato, chiarendo la propria posizione sugli argomenti più caldi come il concorsone o l’auditorium di Renzo Piano, ultimo arrivato nella casa delle polemiche.

Senza dimenticare di mettere in castigo, insieme a Chiodi, anche Giorgio De Matteis, il suo principale sfidante alle elezioni amministrative dello scorso maggio e la sua nemesi in Consiglio comunale.

Insomma, da quanto emerge dall’intervista, Cialente è sicuro di farcela.

Negli oltre tre anni dalla notte del 6 aprile 2009 a oggi ha stretto e stracciato alleanze, è stato preso a manganellate, si è tolto e rimesso la fascia tricolore, si è dimesso e ha ritirato le dimissioni, ha vinto ancora le elezioni, ha ricucito all’ultimo momento rapporti che sembravano compromessi, ha firmato ordinanze, dispensato critiche e incassate almeno altrettante.

Tutto questo mentre gli aquilani tentavano e tentano con fatica di rimettersi in piedi, provando a ignorare, quando possibile, le beghe dei partiti, le liti con l’opposizione, ma, soprattutto, la mancanza di unità istituzionale: l’unica, vera arma a disposizione di una città, o di un territorio nel caso del “cratere”, nel durissimo campo di battaglia dell’Europa in recessione.

“Cresceremo economicamente per 12 anni”, promette in ogni caso Cialente.

“Poi, dopo, ci sarà la discesa, ma nel frattempo L’Aquila sarà diventata una grande città del futuro, capace di competere con altre realtà italiane. Puntando innanzitutto al turismo, tanto che intendo convocare gli stati generali per questo settore. Non sono il deus ex machina, ma un catalizzatore. Adesso dobbiamo tirare fuori le idee”.

Con il tempo perduto e con quello che inesorabilmente continua a correre, però, il crollo psicologico di molti aquilani è chiarissimo.

“Abbiamo perso tempo, è vero – conclude Cialente – ma ci scommetto la testa: il giorno che partiranno i primi cantieri del centro storico, questa città vivrà un grande recupero. La ricostruiremo”.