CHIETI – Questa volta è il governo centrale a costringere il Comune di Chieti ad accantonare, almeno per il momento, il tanto atteso ma più volte procrastinato, piano industriale di Teateservizi, la società pubblica comunale che da tempo va avanti con proroghe mensili dei servizi affidati dal Comune.

Proprio questo regime all’insegna della provvisorietà ha fatto sì che Teateservizi rimandasse a casa da ieri otto necrofori, mettendo in grave difficoltà la direzione della società pubblica costretta a fare i salti mortali per assicurare il servizio al cimitero.

“Il piano industriale -dice ad AbruzzoWeb l’assessore comunale alle società partecipate Marco D’Ingiullo, non può vedere la luce a causa del decreto legge del mese scorso che prescrive la vendita delle società in house come Teateservizi entro il 30 giugno 2013 o lo scioglimento entro il 31 dicembre 2013”.

Mutato il panorama legislativo, D’Ingiullo tenterà comunque di assicurare stabilità alla situazione con  una delibera che proroghi i servizi almeno per un anno e mezzo.

“Abbiamo notizie – fa sapere l’assessore – di emendamenti che potrebbero ribaltare la situazione, nel frattempo stiamo preparando questa delibera che, però, potrà essere presentata solo dopo l’approvazione del bilancio di previsione che stabilirà il budget da assegnare a Teateservizi, verosimilmente di poco al di sotto del  milione e 800 mila euro”.

L’assessore D’Ingiullo è stato lungamente attaccato dall’ex assessore ai lavori pubblici e consigliere comunale di minoranza, Luigi Febo, proprio a causa della mancata presentazione del piano industriale. Febo ha anche annunciato di voler presentare un ordine del giorno sul fatto che il Comune non è riuscito a far decollare la società pubblica.

In particolare, l’ex assessore chiede come mai non si è voluto affidare alla società pubblica la gestione delle reti del gas e della piscina comunale.

“La locazione delle reti del gas – replica D’Ingiullo – non sarebbe stata conveniente per Teateservizi. Per riscattarle ci sarebbero voluti 26 milioni di euro. Alla fine la rata mensile per la società pubblica sarebbe stata superiore a quanto avrebbe riscosso ogni mese. Anche la gestione della piscina avrebbe dato un margine di guadagno incerto ed esiguo”.

“Mi chiedo invece – conclude D’Ingiullo – perché non sia stata la precedente amministrazione ad approvare il piano industriale che avevano preparato per 4 milioni di euro. Eppure mai portato in consiglio comunale”. (ar.ia.)