CHIETI – Il gup aquilano Romano Gargarella, su richiesta del pm della procura distrettuale, Fabio Picuti, ha rinviato a giudizio per il 5 aprile l’imprenditore teatino della società Emoter, Filippo Colanzi, la moglie Carmen Pinti, il figlio Emanuele, il tecnico ambientale Gianluca Milillo, già candidato sindaco leghista a Montesilvano, e il dipendente Massimiliano Di Cintio.
L’inchiesta è quella della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila relativa al presunto traffico illecito di rifiuti denominato Terre D’Oro a Cheti.
Per la procura i cinque avrebbero trasferito dai cantieri dell’Ikea, del villaggio Mediterraneo e di Decathlon nell’area metropolitana Chieti pescara una quantità di terreno pari a 406mila metri cubi, di cui centomila come terra di riporto nell’area dove sarebbe dovuto nascere il Megalò 3, a Santa Filomena.
Secondo quanto si legge dal quotidiano Il Centro, nella consulenza depositata ieri dai difensori di Colanzi e degli altri quattro ci sarebbero le prove per smontare il castello delle accuse.
Per la difesa, la quantità di terreno trasferita si ridurrebbe a 50mila metri cubi. Il che farebbe derubricare il traffico di rifiuti nel reato molto meno grave di smaltimento abusivo.
Accusa e difesa, peraltro, sono d’accordo nel definire la terra al centro dell’inchiesta non inquinata.
Per la procura aquilana tuttavia resta assimilabile a rifiuti speciali non avendo, a monte, un cosiddetto piano di riutilizzo.
Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Marco Femminella, Giuliano Milia, Federico Di Giovanni e Michele Quarta.




