CHIETI – Si è sentito diffamato il ciclista paralimpico Pierpaolo Addesi, accostato ingiustamente a problemi di doping nei quali non è mai incorso, nonostante quello che è stato detto di lui dopo lo stop forzato della Federazione ciclistica prima delle Paralimpiadi di Londra a cui doveva partecipare con una squadra fortissima (insieme a lui c’erano infatti anche i friulani Andrea Tarlao, campione del mondo a cronometro per due anni consecutivi, e Michele Pittacolo, campione del mondo categoria C4 su strada).  

Questa mattina, in conferenza stampa, il ciclista di Torrevecchia Teatina (Chieti), ha spiegato come sono andate le cose: “Due giorni di prima di partire per Londra – ha detto – mi sono sottoposto a controlli di routine dettati dalla Federazione ciclistica. Quando ero già arrivato a Londra la Federazione mi ha comunicato che, a seguito di quei controlli, non potevo più prendere parte alla Paralimpiade. Non si parlò mai, però, di doping, ma solo di misure prese per tutelare la mia salute”.

“Si trattava – ha spiegato ancora – di un controllo preventivo sulla salute, a seguito del quale c’è stata solo una sospensione temporanea dell’attività agonistica, perché le analisi presentavano valori anomali. Una situazione che poi è rientrata nella norma, tanto è vero che, dopo aver fatto tutti gli accertamenti che la Federazione ciclistica mi ha richiesto, alla luce di risultati che non presentavano più problemi, mi è stata ridata l’idoneità agonistica e ho ripreso la normale attività sportiva”.

“Se però adesso andiamo su un motore di ricerca via internet e digitiamo il mio nome, Pierpaolo Addesi – ha continuato il ciclista – viene fuori, oltre alla mia foto, una siringa e il collegamento al doping. E questo non è giusto né ammissibile, visto che io, non solo non mi sono mai dopato, ma non sono mai stato né fermato né sospeso per doping. Nonostante sia stato riportato il contrario”.

Addesi ha riavuto il via libera dalla Federazione ciclistica già da quindici giorni ed è dunque tornato a riallenarsi sulle strade, ma la ferita brucia ancora: “Hanno detto che io sono stato sospeso e squalificato dall’antidoping, quando questo non è assolutamente successo. Hanno pubblicato notizie false e hanno associato la mia persona al doping. In alcuni articoli, addirittura, al posto della mia foto ci sono o una siringa o provette utilizzate in analisi antidoping”.

36 anni, focomelico dalla nascita, Addesi è campione italiano di categoria C5 su strada. Corre con una protesi al braccio e una bicicletta modificata e, alla partenza per Londra, si sentiva sicuro dei suoi mezzi e capace di portare a casa certamente un bel risultato.

La gara mancata e la relativa polemica sul doping hanno inciso non poco a livello personale. Addesi si dice molto deluso, quasi da non voler più continuare a correre. Ma il percorso del prossimo mondiale in Canada, che lo ha visto già protagonista nel 2010 quando ha ottenuto il quarto posto, gli darà sicuramente lo stimolo giusto per riprendere la preparazione. (ar.ia.)