CHIETI – San Martino sulla Marrucina, in provincia di Chieti, tra la Maiella e il mare: una delle sue contrade, Colle Grande, dal 2001 a pochi anni fa è stata interessata da uno spettacolare fenomeno franoso, che ha distrutto abitazioni, stalle, laboratori artigianali, ha fatto sprofondare strade, campi e un impianto sportivo.

Sotto queste colline ballerine, a partire dagli anni settanta, l’Agip ha estratto gas e ora la società Gas Plus Storage di Milano, nelle cavità vuote sotto le stesse colline, si appresta a realizzare pozzi di re-iniezione, per immettere, cioè, nel sottosuolo in pressione gas per una quantità di 157 milioni di metri cubi prelevato dalla rete di trasporto nazionale, per poi successivamente pomparlo in superficie d’inverno, in funzione della maggiore richiesta del mercato.

Denominato “Poggiofiorito Stoccaggio”, il progetto prevede la realizzazione di una centrale di trattamento e compressione del gas, perforazione di due nuovi pozzi e di un ripristino del pozzo esistente, la cui posizione risulta essere in corrispondenza della centrale esistente in località Colle Di Paolo, poco distante da San Martino sula Marrucina.

Un intervento che ha avuto il via libera dal ministero lo scorso 19 giugno, a seguito del parere positivo espresso dal Comitato nazionale di impatto ambientale, ma che, sostengono con forza comitati e buona parte della popolazione, potrebbe determinare un rischio altissimo per ben 19 paesi situati nel raggio di 10 chilometri da San Martino sulla Marruccina, in un territorio dove alto è il rischio sismico, di frane e smottamenti.

In questo reportage, AbruzzoWeb è tornato sui luoghi del disastro, con la guida del sindaco di San Martino, Luciano Giammarino.

Come testimoniano le drammatiche immagini, nulla è stato ricostruito, perché occorre prima un’imponente opera di messa in sicurezza dell’intera area che, è bene sottolineare, è distante dal bellissimo borgo di San Martino, non interessato a fenomeni franosi e rinomata località turistica.

C’è un passaggio nel parere della Via (valutazione d’impatto ambientale) che preoccupa oggi i sindaci e i cittadini: “Qualora la micro sismicità riconducibile alle attività di esercizio dello stoccaggio eguagli o superi la magnitudo locale 3 (scala Richter), dovranno essere adottati dal soggetto gestore responsabile tutti gli accorgimenti opportuni atti a riportare la magnitudo locale massima dei sismi a valori inferiori a 2.0”.

La Via, insomma, non esclude che il pompaggio di gas provochi scosse sismiche, si limita a imporre come prescrizione di realizzare una rete di monitoraggio microsismico, e dei fenomeni di subsidenza e delle deformazioni del suolo, che dovranno accompagnare tutta la vita dello stoccaggio.

Ma è comprensibile la preoccupazione delle decine di migliaia di persone che dovranno vivere e lavorare nei prossimi anni sopra una bolla di gas, in una terra a massimo rischio sismico e di dissesto idrogeologico.

“Questo è un terreno fragile – commenta il sindaco – e quello che vediamo qui intorno ne è una conferma. Chi ci assicura che queste sollecitazioni telluriche non avranno effetti negativi? Che non provocheranno altre frane e smottamenti? Chi ci dà la certezza che le scosse saranno di magnitudo contenuta?”, si chiede ansioso.

“In altri territori, per esempio in Emilia Romagna, proprio per i timori connessi al rischio sismico, il ministero dell’Ambiente ha dovuto dare il rifiuto a un analogo progetto di stoccaggio di gas di Rivara, in Provincia di Modena, nell’area già colpita dal terremoto”, sottolinea poi.

C’è inoltre un tremendo e antico sospetto che desta preoccupazione davanti al progetto “Poggiofiorito Stoccaggio”: quello che il fenomeno franoso che ha devastato Colle grande sia stato determinato dal precedente svuotamento della collina dal gas.

“Nonostante vari studi – osserva il sindaco – i nessi causali non sono mai stati dimostrati con certezza, sono solo ipotesi, rimane il fatto è che quello che è accaduto qui è un fenomeno di subsidenza molto anomalo”.

Altro paradosso: mentre il gas sarà ripompato nel sottosuolo, il comune in superficie avvierà finalmente una grande opera di messa in sicurezza di Colle Grande, che prevede una bonifica idraulica: il terreno sarà cioè asciugato con canali drenanti, saranno rinforzati i declivi a rischio, ed è prevista anche la messa a dimora di piante, come il vetiver, che ha lunghe radici capaci di rendere stabile il suolo, senza uso di cemento e a costi moto più contenuti.

“Queste sono le vere e anche grandi opere pubbliche di cui ha bisogno il nostro Paese, dobbiamo intervenire prima con opere di messa in sicurezza idrogeologica, invece di spendere dieci volte di più a catastrofe naturale avvenuta”, conclude.