CHIETI – Una grande vittoria a Chieti, “con un candidato autorevole e una coalizione compatta, dopo chiunque anni di amministrazione che ha dovuto far fronte all’enorme deficit”. Una sconfitta ad Avezzano, “al pari però di quella subita dal centrodestra, in una città particolare, dove domina il civismo, e in cui parte del popolo progressista ha espresso consenso per il Gianni Di Pangrazio, con cui non n è stato possibile fare una alleanza per la presenza della Lega”.

A tratteggiare un bilancio con luci ed ombre, delle elezioni comunali in Abruzzo è Daniele Marinelli  segretario regionale del Partito Democratico. I dem hanno portato a casa la vittoria al ballottaggio nella sfida più importante, quella di Chieti, con il sindaco Giovanni Legnini, e il Pd all’11,2%. Da dimenticare invece le comunali di Avezzano, dove ha trionfato il civico Gianni Di Pangrazio, con il candidato del centrosinistra Roberto Verdecchia che si è fermato all’8% con il Pd ha preso appena poco più del 2%. Male anche a Celano e Castel di Sangro, che è il comune dello stesso Marinelli.

“Siamo molto soddisfatti per la vittoria di Chieti, una vittoria che non era affatto scontata perché in questi cinque anni l’amministrazione di Diego Ferrara si è caricata di uno sforzo di ricostruzione molto importante, ereditando il disastro del dissesto finanziario lasciato dalla destra. Non è stato facile creare le condizioni perché quello sforzo fosse accompagnato da un mantenimento di un consenso, ma la città ha compreso il lavoro che è stato fatto, noi abbiamo aggiunto a questo una candidatura  di grandissimo rilievo, di grande autorevolezza, sostenuta in primis dal sindaco uscente Diego Ferrara, e cioè di Giovanni Legnini alla guida di una coalizione molto ampia”.

E veniamo al tasto dolente, quello di Avezzano.

“Qui c’è stata una dinamica particolare e un forte consenso e una popolarità intorno all’attuale sindaco, abbiamo provato nei mesi precedenti al voto a creare le condizioni perché ci fosse anche un’alleanza di stampo civico con Di Pangrazio, alla quale avremmo potuto contribuire o dare una mano sapendo che c’era un pezzo del popolo progressista ed anche di elettori del Partito Democratico che avevano un giudizio positivo nei confronti dell’attuale sindaco. Ma  questo poi non è stato possibile per la presenza della Lega e incomprensioni di varia natura che hanno svilito un po’ il senso di quel patto civico”.

Detto questo, “il risultato non è certo buono, ma da questo dovremo ripartire e ricostruire ricostruire una nostra presenza più organica più forte in un luogo importante come Avezzano e come la Marsica da cui dipende pure un pezzo del destino della regione. Non dimentichiamo però che anche per la destra c’è stata un cocente sconfitta, visto che ad Avezzano  la destra superava il 60%”.

Per il resto, a cominciare da Celano, dove il candidato sindaco del Pd Ermanno Natalini è stato battuto dall’uscente Settimio Santilli di Fdi, e a Castel di Sangro, dove ha vinto ancora Angelo Caruso, anche lui di Fdi, presidente della Provincia Marinelli osserva che “ci sono state conferme delle amministrazioni uscenti di centrodestra, ma lo stesso è avvenuto anche in Comuni guidati da sindaci del centrosinistra. Il dato è che quando i sindaci si ricandidano essendo l’istituzione più vicina ai cittadini e che gode di una affidabilità di una di una autorevolezza, c’è una tendenza a riconfermarli”.

Allargando lo sguardo al quadro politico nazionale sottolinea Marinelli:  “complessivamente, al di là della retorica, i numeri delle Comunali dicono chiaramente che ci sono ora più amministrazioni di centrosinistra che vengono premiate rispetto al centrodestra,  e per le Politiche la fotografia è quella di una competizione aperta tra un centrosinistra che quando è unito è molto competitivo e un campo che fa riferimento alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che vive una forte fibrillazione interna ai partiti più tradizionali, e non solo per l’avvento di Futuro nazionale di Roberto Vannacci. Basti pensare che in Abruzzo sia a Chieti che Avezzano Fratelli Italia e Forza Italia sono andati da una parte, la Lega dall’altra. Le politiche le possiamo vincere, ma dobbiamo fare lo sforzo di costruire intorno a questo campo ampio progressista un programma di governo che sia alternativo a quello della Meloni, a partire dai temi che riguardano più direttamente la vita delle persone, ovvero sui temi sociali, i bassi salari, l’alta pressione fiscale, trovando la sintesi su questioni molto rilevanti come la politica internazionale. Ci sono tutte le condizioni per farlo, per mettere insieme  in questo campo progressista le forze con una sensibilità più moderata con quelle più radicali”.