L’AQUILA – “In sei mesi, dopo la conferma del centrodestra di Marco Marsilio, non abbiamo discusso di uno solo dei problemi di cui soffre la regione Abruzzo. Abbiamo semplicemente approvato il ripianamento di un disavanzo del sistema sanitario regionale che che c’era stato indicato durante la campagna elettorale come modello abruzzese da esportare…”
Nell’intervista ad Abruzzoweb, a tracciare un bilancio del primi mesi del Marsilio bis, dal suo punto di vista “impietoso” è il consigliere regionale Luciano D’Amico, candidato presidente della Regione il 10 marzo, per il campo largo di centrosinistra e Movimento 5 stelle, docente di Economia aziendale, ex rettore dell’Università di Teramo, ed ex presidente della Tua, la società regionale del trasporto pubblico, nominato dal presidente ora deputato Luciano D’Alfonso.
La vera emergenza, per D’Amico, intercettato da questa testata in una pausa del consiglio che ha approvato la legge di assestamento, resta quella della sanità e dell'”evanescenza”, dell’azione politica della maggioranza”.
“Stiamo aspettando di conoscere il disavanzo del sistema sanitario del 2024 che si annuncia ben superiore a quello dell’anno precedente, di 122 milioni, ma intanto non si discute di nulla, se non di interventi assolutamente episodici, generalmente collocati all’interno di provvedimenti legislativi che riguardano tutt’altra materia. Un esempio evidente è il progetto di assestamento di bilancio in cui deliberiamo financo di finanziare per 50mila euro il cimitero di Secinaro, peraltro ignorandone la motivazioni, ignorando l’urgenza di un finanziamento del genere e ignorando qualsiasi interazione con i tanti centinaia di cimiteri che ci sono nella regione Abruzzo”.
Un finanziamento deciso in questo caso dall’assessore di Fdi Mario Quaglieri, l’esempio “di quella logica delle leggi mancia”, e dei fondi a pioggia, contro cui l’opposizione, con D’Amico in testa, ha lanciato l’offensiva, presentando anche un progetto di legge per l’abolizione del maxi emendamento da 22 milioni con fondi a pioggia approvato (anche dai consiglieri del centrosinistra) a dicembre 2023, a favore di 2300 tra associazioni, enti, ed eventi. scelto a discrezione dai consiglieri, ognuno con un suo personale budget di soldi pubblici da distribuire a spaglio.
“Ciò che non va bene di quei fondi – spiega D’Amico -, lasciando stare singoli destinatari che in alcuni casi sono semplicemente imbarazzanti, è la mancanza di trasparenza nella gestione: la Regione dovrebbe definire gli obiettivi e stanziare le risorse. Lasciando poi che la gestione segua e utilizzi i normali strumenti e canali delle pubbliche amministrazioni, ovvero con bandi e con criteri chiari e oggettivi, per garantire la migliore allocazione delle risorse e soprattutto garantire a tutti gli enti, le associazioni, i comuni, le proloco, la possibilità di concorrere”.
Altro capitolo che D’Amico definisce “preoccupante”, è quello delle performance economiche dell’Abruzzo.
“Questo è il sesto anno del governo del centro-destra, e dopo sei anni non c’è nessuna giustificazione che tenga: siamo l’unica regione insieme all’Umbria che non ancora recupera il pil del pre-Covid e l’Abruzzo, si trova a meno 1,3%, la Puglia, per fare un confronto è invece a più 5,2%. Poi il turismo quest’anno è in forte flessione, l’agricoltura soffre i problemi della peronospora, della siccità, della mancanza di impianti. Delle infrastrutture, non ne parliamo, sono stati annunciati oltre 700 milioni di investimenti per risolvere il problema della siccità e poi veniamo a scoprire che in realtà ne sono solo 13 milioni”.
In compenso incalza D’Amico, “tanti, troppo soldi per gli eventi, spesso episodici, senza riscontro sul rapporto che deve intercorrere tra utilizzo di fondi pubblici e ritorno in termini di risultati concreti. Oggi in aula abbiamo ascoltato alcuni consiglieri della maggioranza annunciare trionfalmente i magnifici risultati della Notte dei serpenti, costata oltre un milione di euro, e con un milione di telespettatori su Raidue. Ma se dovessimo ragionare in questi termini, considerando la molteplicità dei canali televisivi, considerando gli abitanti che in Italia sono 60 milioni, di cui credo 30-40 milioni vedono la televisione, ritengo che c’è poco da gioire se un milione di telespettatori ha sentito cantare ‘Vola Vola’ in televisione da Albano Carrisi… ma per piacere”.
Nel centrosinistra c’è chi da D’Amico si appetterebbe maggior grinta politica, maggior vis bellica contro Marsilio, per confermarsi leader dell’opposizione, ma a chi lo accusa di avere i toni bassi e una eccessiva mitezza, il professore risponde che “per me non è una critica, è un complimento, perché credo che la politica sia un confronto di idee, un confronto fra progetti, ciò che lamento, che ho lamentato anche oggi in Consiglio, è la mancanza di questo confronto. Alla maggioranza dico: parliamo dei problemi che affliggono la regione Abruzzo, smettiamola di parlare del cimitero di Secinaro…”.
Infine un bilancio dell’esperimentò del campo largo, che ha avuto proprio in Abruzzo, in occasione delle elezioni di marzo, un ambito di applicazione e test a livello nazionale: “L’alleanza non solo tiene, credo di poter dire che si va rafforzando ulteriormente. Certamente aiutati in questo dall’assenza di un’azione di governo, sia in Italia che in Abruzzo”.






