L’AQUILA – Queste estate solo tavolini e ombrelloni, e pedane se proprio indispensabili fuori il locale. E nulla più.

I tanti titolari di bar, pub e ristoranti del centro storico dell’Aquila, sono già sul piede di guerra, al trapelare dei primi contenuti del regolamento sul decoro urbano, in via di definizione al Comune dell’Aquila. Le prescrizioni abbozzate da un’apposita commissione, vengono infatti giudicate eccessivamente restrittive e penalizzanti, in una situazione già non rosea.

E di fatto appiattite sulla posizioni perorate dalla Soprintendente per la città dell’Aquila ed i Comuni del cratere Alessandra Vittorini. Nelle riunioni della commissione, si lamenta poi, non sono state invitate le associazioni di categoria, che invece spingono per un regolamento più flessibile.

E sopratutto in linea con quello che è stabilito dal decreto 31 del 2017 dell’ex ministro Dario Franceschini, che concede l’autorizzazione paesaggistica, per le strutture che non superano la permanenza dei 180 giorni annui, removibili, e non ancorate al suolo o una parete.

Questo quando, beninteso, non si voglia piazzare un dehors di impatto visivo significativo davanti ad una facciata monumentale, come è avvenuto a marzo per la struttura spuntata, ma poi rimossa dopo l’esplodere delle polemiche, in piazza Duomo molto vicina alla chiesa delle Anime Sante.

Ma non si può considerare – questa in sintesi l’argomentazione dei titolari di locali – alla stregua di un’unica facciata monumentale tutto il centro storico dell’Aquila.

Penalizzando così attività che devono operare tra i cantieri della ricostruzione post-sismica, in un centro storico dove la mattina e il primo, pomeriggio  i clienti, visti i pochi residenti, sono solo gli operai dei cantieri.

In piazze e strade, a proposito di decoro urbano sono invase da automobili, ad ogni ora del giorno, visto che il parcheggio è libero e spesso selvaggio.

C’è poi un altro aspetto da considerare: grazie ai finanziamenti del bando “Fare centro”, sono ad oggi operativi, nelle poche strade praticabili, quasi cento tra bar, pub, ristoranti.

E altre attività apriranno a breve. Il problema però è che l’offerta è diventata dir poco spropositata, rispetto all’effettiva domanda, tenuto conto che la movida si sviluppa solo tre giorni a settimana.

Da qui l’importanza attribuita alla possibilità di collocare almeno nella stagione estiva dehors confortevoli, con copertura e pedane aumentando i posti a sedere, con vista piazze e strade.

Un’arma in più per invogliare tanti aquilani a trascorrere le serate del fine settimana in città, invece di andare sulla costa.