L’AQUILA – “I 3 milioni di euro complessivi per la realizzazione di un centro poliedrico per le donne e la nuova sede del Centro antiviolenza dell’Aquila non corrono alcun pericolo”.

Lo afferma ad AbruzzoWeb Antonio Morgante, del segretariato generale della presidenza della Regione Abruzzo, dopo le recenti polemiche sollevate dalla senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, che aveva accusato la Regione di inerzia nel convocare un tavolo di concertazione per sbloccare l’impasse sui fondi. La senatrice ha subito replicato in una nota, accusando di “inciuci” che hanno bloccato i fondi.

Morgante, nel periodo dell’emergenza, ha seguito l’iter burocratico dei cosiddetti “fondi Carfagna” come responsabile della segreteria del commissario per la ricostruzione.

“Alla senatrice Pezzopane sfugge che quelle risorse sono sulla contabilità degli uffici speciali, quindi già a disposizione del Comune – contrattacca – La Corte dei conti, se interessata, chiederà sicuramente conto dell’inerzia del Comune dell’Aquila che ha tali fondi da ormai tre mesi”.

La senatrice Pezzopane accusa di inerzia la Regione e minaccia esposti alla Corte dei conti.

Al di là delle inesattezze dei virgolettati riportati sui giornali, vorrei in primis rassicurare che le risorse pari a complessivi 3 milioni di euro sono già sul territorio. Non corrono nessun rischio di essere perse. Questo è stato possibile grazie alla tanto criticata ordinanza di Berlusconi che oggi permette di dire che 1,5 milioni sono sulle contabilità dei due responsabili degli uffici speciali e 1,5 alla tesoreria della Regione Abruzzo. Si torna però a confondere i due interventi, parlando di bocciatura della Corte dei conti e di destinazione dei fondi fuori “cratere”.

Quali sono i due interventi?

L’allora governo Berlusconi, nel novembre del 2011, con l’ordinanza citata ha previsto la spesa di 1,5 milioni affinché l’allora commissario, con la Diocesi dell’Aquila e le altre Diocesi d’Abruzzo, provvedesse alla riparazione o alla nuova costruzione di centri antiviolenza. Con la stessa ordinanza è stato anche previsto l’impiego di un ulteriore milione e mezzo per la costruzione di un centro poliedrico per le donne. Anche in questo ultimo caso vi avrebbe dovuto provvedere il commissario per il tramite, questa volta, dell’ufficio della consigliera di parità della Regione Abruzzo.

Che cosa è stato fatto da allora?

Gli uffici commissariali hanno avviato i rispettivi iter. Sono state sentite le Diocesi e le associazioni, nonché gli enti locali. Anche l’allora assessore comunale Stefania Pezzopane. Per non perdere le somme stanziate, nell’agosto scorso, poco prima della cessazione dello stato di emergenza, è stato fatto un decreto commissariale che per il centro antiviolenza approvava l’intervento proposto insieme dalle Diocesi dell’Aquila e di Pescara e per il centro poliedrico prevedeva tempi certi per la conclusione e definizione degli interventi.

La senatrice Pezzopane dice che questo decreto è stato bocciato dalla Corte dei conti in quanto prevedeva l’utilizzo dei fondi anche fuori “cratere”.

Il decreto è stato parzialmente osservato e non per quello che dice la Pezzopane. La Corte dei conti, con ordinanza pubblica, non ha ritenuto ammissibile la spesa per il progetto “Samaria” del centro antiviolenza perché la Diocesi di Pescara ha proposto l’intervento su un immobile di proprietà di una onlus e non pubblico e perché la Diocesi dell’Aquila ha proposto l’acquisto di un immobile. Motivi di ordine meramente tecnico. Del resto l’intervento su Pescara, oltre che consentito dalla legge, era necessario perché, come tutti quelli che si occupano di violenza di genere sanno, la tutela di chi è stato vittima di violenza deve essere fatta, almeno in una certa fase, lontano dal luogo dove la stessa violenza è stata subita.

Perché in questa fase la Pezzopane accusa di inerzia la Regione Abruzzo?

Questo mi è difficile da comprendere. Il ministero ha scritto da poco al presidente della Regione, al Comune dell’Aquila e al responsabile dell’Ufficio speciale della ricostruzione dell’Aquila, Paolo Aielli, per istituire un tavolo per l’effettuazione dell’intervento relativo al centro poliedrico, e non a quello antiviolenza! Noi ovviamente abbiamo accettato, suggerendo solo di inserire nel detto tavolo anche il responsabile dell’ufficio speciale dei comuni del “cratere”, Paolo Esposito, perché si ritiene che il fenomeno da contrastare riguardi non solo i 70 mila cittadini del capoluogo d’Abruzzo ma anche i restanti 70 mila del resto del “cratere”.

Che cosa si può fare invece nell’immediato?

Per il centro poliedrico basterà avviare celermente il tavolo e avviare le procedure. In breve tempo le opere e i servizi potranno essere avviati. Per il centro antiviolenza, invece, basterebbe che il Comune dell’Aquila indicasse ad Aielli e Esposito come impiegare i fondi. Forse alla senatrice Pezzopane sfugge il dettaglio che quelle risorse sono sulla contabilità degli uffici speciali, quindi già a disposizione del Comune dell’Aquila e degli altri comuni del cratere. In questo ultimo caso la Corte dei conti, se interessata, chiederà sicuramente conto dell’inerzia del Comune dell’Aquila che ha tali fondi da ormai tre mesi. (red)

LA REPLICA: ”SOLDI FERMI PER I VOSTRI INCIUCI”

“Ancora una volta Morgante finisce col darmi ragione su tutta linea. Mentre Chiodi, come al solito, tace facendo parlare i suoi succedanei”.

Lo scrive l’assessore comunale alle Politiche sociali dell’Aquila, la senatrice Stefania Pezzopane, replicando all’intervista rilasciata ad AbruzzoWeb dal componente della segreteria del presidente della Regione, Antonio Morgante.

Oggetto del contendere i fondi per complessivi 3 milioni per la realizzazione di un centro poliedrico per le donne e una sede del Centro antiviolenza, su cui c’è un ennesimo rimpallo di responsabilità tra enti.

LA NOTA COMPLETA

Le notizie diramate con l’ennesimo effetto boomerang, non fanno altro che confermare quanto vado ripetendo da tempo.

Il milione e mezzo dei fondi “ex Carfagna” individuati fin dal 2009, assegnati alla Regione Abruzzo e poi spartiti in due blocchi da Berlusconi, con apposita ordinanza, per metà  alla consigliera di parità, e per metà alle Caritas, è stato bloccato per anni a causa dei  loro inciuci.

Proprio per questo l’Ing. Mancurti ha scritto una nota alla Regione, al Comune e alla consigliera di parità. La Corte dei Conti ha inoltre osservato il progetto.

Vista l’inerzia della Regione e la sua “impossibilità di assumere il ruolo di soggetto attuatore del progetto” (è bene che Morgante impari a leggere anche i virgolettati), il capo del Diset, l’Ing Mancurti ha proposto di convocare un tavolo di concertazione “per non perdere le somme”. Non so se doveva essere più chiaro.

L’altra metà dei fondi è stata assegnata al Comune dell’Aquila, tramite l’Ufficio speciale per la ricostruzione, solo di recente.

Ora non è più il tempo delle chiacchiere al vento. La Regione, il cui referente politico è il presidente della Regione Gianni Chiodi, unico interlocutore con il quale intendo rapportarmi, metta a disposizione il milione e mezzo, fermo per troppo tempo nelle sue casse e attivi il tavolo suggerito dal Ministero della coesione territoriale.

Le donne aquilane sono esasperate, di fronte a tante menzogne e se la  Regione Abruzzo continuerà con questo atteggiamento ostruzionistico, allora saremo costrette a manifestare in tante sotto la sede aquilana della Giunta regionale, dover ogni tanto si affaccia il presidente Chiodi.