L’AQUILA – Tutte e tre le università abruzzesi, in quadro con più ombre che luci, sono in bassa classifica tra gli atenei italiani, con quella di Chieti-Pescara in 15esima posizione sui 19 di grandi dimensioni, quella dell’Aquila 13esima sui 16 tra quelli di medie dimensioni, e infine l’università di Teramo, settima su 9 posizioni, nella classifica dei piccoli atenei.
E quanto emerge dalla classifica stilata dal Censis nel report delle Università italiane nell’anno accademico 2021-2022, classifica elaborata con 69 graduatorie, a partire da 924 variabili considerate, elaborata da oltre vent’anni con l’intento di accompagnare i giovani diplomati nelle loro scelte universitarie.
Si tratta di un’articolata analisi del sistema universitario italiano (atenei statali e non statali, divisi in categorie omogenee per dimensioni) basata sulla valutazione delle strutture disponibili, dei servizi erogati, del livello di internazionalizzazione, della capacità di comunicazione 2.0 e della occupabilità, ovvero degli sbocchi lavorativi garantiti ai neo laureati
La ricerca attesta poi, complessivamente che il paventato crollo delle immatricolazioni per effetto della crisi pandemica, evitato nell’anno accademico 2020-2021 anche grazie alle misure emergenziali messe in atto per contrastarlo, si è verificato nell’annualità successiva, quando i nuovi iscritti si sono ridotti del 2,8%. Una variazione percentuale che equivale a 9.400 studenti in meno, la cui decisione di non iscriversi è il portato di criticità congiunturali e di iniquità strutturali, che condizionano l’accesso alla formazione universitaria.
Nell’ambito di una rilevazione del Censis che ha coinvolto 59 su 74 atenei italiani, i rettori da parte loro in quasi 8 casi su 10 hanno indicato tra le principali ragioni del calo complessivo di immatricolazioni del passato anno accademico l’attuale crisi economica, che ha reso più difficile l’accesso agli studi universitari.
Non è un caso allora che siano le università non statali, con tasse di immatricolazione tendenzialmente più elevate, ad avere riportato una contrazione più che tripla (-7,1%) di quella verificatasi nelle statali (-2,3%)
PESCARA-CHIETI E I GRANDI ATENEI
In corsa tra i grandi atenei statali, (da 20.000 a 40.000 iscritti), è invece l’università di Pescara-Chieti, che si piazza quindicesima su 19, dunque in bassa classifica, con punteggio di 80,3, con un piccolo incremento di punteggio rispetto al precedente anno accademico.
Scomponendo la classifica nelle varie voci, si scopre che l’università di Chieti-Pescara è quinta per qualità delle strutture, settima per borse di studio erogate, nona per i servizi erogati agli studenti, decima per la qualità della comunicazione.
Ad abbassare la media il quindicesimo posto per occupabilità, e addirittura l’ultimo posto per l’internazionalizzazione.
Nella classifica generale è Università di Pavia quest’anno a detenere la posizione di vertice tra i grandi atenei con un punteggio totale di 91,0, superiore a quello dell’Università di Perugia, che dopo un lungo periodo di primato retrocede in seconda posizione con 90,8 punti.
Scalano la classifica di una posizione l’Università della Calabria e l’Università di Venezia Ca’ Foscari, passando rispettivamente in terza e quarta posizione con un punteggio di 90,3 e 88,7.
Salgono di due posti l’Università di Milano Bicocca (+13 punti nell’indicatore dei servizi per gli studenti) e l’Università di Cagliari (+10 punti nell’indicatore relativo a comunicazione e servizi digitali), rispettivamente in quinta e sesta posizione con i punteggi di 88,5 e 87,8.
Segue in settima posizione l’Università di Parma (86,8), a cui si accoda l’Università di Genova (85,7), ottava, avendo scalato tre posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno.
Stabile in decima posizione l’Università di Roma Tor Vergata (85,0), seguita in undicesima posizione dall’Università di Salerno (84,8), che perde rispetto alla scorsa annualità 9 posizioni, a causa soprattutto dell’apprezzabile decremento dell’indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti gli studenti (-28 punti).
Chiudono, infine, la classifica dei grandi atenei statali l’Università di Roma Tre (78,8), l’Università di Catania (78,3) e quella di Messina (75,8), rispettivamente in terzultima, penultima e ultima posizione.
L’AQUILA E I MEDI ATENEI
Tra gli atenei di medie dimensioni (da 10.000 a 20.000 iscritti) L’Aquila è in bassa classifica, tredicesima su 16 atenei, con punteggio 80,2, in calo di 0,5 punto rispetto al 2021.
Risulta terzultima per borse di studio, sempre terzultima per comunicazione, ed anche per i servizi.
Molto meglio per l’occupabilità, con l’ateneo aquilano all’ottavo posto, per internazionalizzazione, al decimo posto, per qualità delle strutture, al dodicesimo posto.
Apre la classifica dei medi atenei statali l’Università di Siena, che con il punteggio di 96,7 si guadagna la prima posizione, detenuta lo scorso anno dall’Università di Trento, che con 94,8 scende in terza posizione, preceduta dall’Università di Sassari (96,0), che guadagna una posizione (grazie soprattutto all’incremento di 15 punti nell’indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti).
Anche quest’anno, stabile in quarta posizione c’è l’Università di Trieste, che totalizzando 94,5 punti precede l’Università di Udine (quinta con 94,0 punti), che perde due posizioni rispetto alla precedente classifica.
Scende di una posizione l’Università Politecnica delle Marche (91,2), attestandosi in sesta posizione, seguita dall’Università di Brescia (88,5), che si mantiene stabile al settimo posto.
L’Università del Salento (87,0) scende dalla sesta all’ottava posizione, seguita dall’Università di Urbino Carlo Bo (84,8), stabile in nona.
Guadagna una posizione l’Università dell’Insubria (83,3), decima in graduatoria. Ne perde una l’Università di Foggia (undicesima con 82,3 punti) e quattro l’Università del Piemonte Orientale (dodicesima con 82,0). Chiude il ranking, in ultima posizione, l’Università di Napoli Parthenope, preceduta in penultima e terzultima posizione dall’Università di Napoli l’Orientale e dall’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro.
TERAMO E I PICCOLI ATENEI
Infine tra i 9 piccoli atenei, (fino a 10.000 iscritti), Teramo si piazza settima, passando dal’83,5 del 2021 all’80,2 del 2022.
Risulta penultima per le borse di studio, terzultima per internazionalizzazione e addirittura ultima per servizi e anche per l’occupabilità. E’ però quarta per le strutture ma è seconda per la comunicazione.
Nella classifica dei piccoli atenei statali continua a occupare la prima posizione l’Università di Camerino, con un punteggio complessivo pari a 99,5, seguita in seconda da un altro ateneo marchigiano, l’Università di Macerata, che somma il punteggio di 87,2.
Al terzo posto quest’anno c’è l’Università Mediterranea di Reggio Calabria (86,5).
Retrocedono in quarta e quinta posizione gli atenei laziali di Cassino (85,0) e della Tuscia (83,0). Si sposta verso l’alto della classifica l’Università della Basilicata (80,5), che acquisendo due posizioni si qualifica sesta.
Retrocede di tre posizioni l’Università del Sannio (79,3), ricoprendo la penultima posizione, prima dell’Università del Molise (75,7), che chiude la classifica dei piccoli atenei statali.
CLASSIFICA CENSIS UNIVERSITÀ: PROFESSOR FIORUCCI, “INGEGNERIA L’AQUILA ECCELLENZA ITALIANA”
L’AQUILA – “In merito al vostro articolo sulla classifica del Censis, come Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettrica dell’Università dell’Aquila, mi permetto, per completezza, di segnale il grandissimo risultato dei corsi di laurea in Ingegneria del nostro Ateneo. Al II posto, sopra i politecnici, per la qualità della didattica, ed al primo per internazionalizzazione”.
A evidenziarlo il professor Edoardo Fiorucci. “Ci sono delle eccellenze che, nella media che si ottiene in atenei generalisti, si perdono ad uno sguardo generale. Considerato che ingegneria è una delle facoltà più prestigiose del nostro territorio, si potrebbe dare a questo importante risultato l’importanza che merita”.










