L’AQUILA – Tecnologie sofisticate da “Csi”, gli esperti di polizia della scientifica divenuti celebri con le serie tv, per ricostruire il vero volto di Papa Celestino V a partire dalle ossa del volto.

Le hanno usate gli esperti componenti e i consulenti della commissione che ha riportato a nuova vita le reliquie dell’eremita del Morrone, che necessitavano di un urgente restyling sia per l’età avanzata, 717 anni dalla morte, sia perché con il terremoto la sede naturale della Basilica di Collemaggio si è scoperchiata e il sole oltre a portare luce ha fatto danni, e tanti.

Su tutti, al volto del Santo. Una maschera d’argento realizzata dall’artista Marino Di Prospero, andrà a sostituire quella di cera che rappresentava le fattezze del cardinale aquilano Carlo Confalonieri, e che si era disciolta nel tempo.

La maschera tradizionale è stata salvata e sarà ristrutturata, è stato annunciato, per essere così esposta al pubblico nel museo diocesano assieme a tutti i paramenti storici sostituiti da quelli nuovi di zecca.

La ricognizione si è svolta tra il 23 e il 25 febbraio scorsi: da quanto affermato dallo specialista in Anatomia patologia Luca Ventura, si presentavano “integre e in ottimo stato di conservazione, non necessitano pertanto di ulteriore consolidamento”.

Gli esami medici hanno chiarito una volta per sempre il mistero dei misteri su Celestino: non fu sicuramente ucciso mentre era in vita, ma lo storico foro sul cranio risale a dopo la morte, a molti anni dopo la morte. Dall’esame degli anatomopatologi emerge anche qualche novità: il Papa, segnato dalla vita da eremita, aveva problemi dentali dovuti a una dieta povera, ernie dovute al trasporto di pesi, sinusite cronica e perfino un accenno di spina bifida, una malformazione in questo caso lieve.

LE PROCEDURE DI APERTURA

Una volta aperta l’urna, come racconta nella sua relazione il prof Sergio Tiberti, componente della commissione, “si è proceduto alla rimozione dei paramenti” e si è rimossa la maschera, “staccata dal cranio” dove si era attaccanta.

Sono state scattate “riprese fotografiche sui resti scheletrici, verificando l’esatta corrispondenza con quanto elencato nella precedente ricognizione”.

LA RICOSTRUZIONE HI-TECH DEL CRANIO

L’operazione è stata affidata a Roberto Liberati, esperto di laser scanner. “Dopo varie rilevazioni del cranio nelle diverse proiezioni – prosegue Tiberti – ha potuto ottenere con precisione ultramillimetrica la scansione tridimensionale del cranio stesso”, il punto di partenza, completata con “l’apposizione virtuale della mandibola”, assente.

A quel cranio completo, “secondo collaudate tecniche di ricostruzione facciale, sono stati applicati i pioli relativi ai diversi spessori dei tessuti molli delle diverse sedi”, inoltre “è stato possibile disegnare tridimensionalmente sul cranio sia i vari muscoli del volto e del capo, sia i bulbi oculari, ottenendo così il volto del Santo”.

L’OPERA DELL’ARTISTA

Fin qui il lavoro della scienza. Ma per costruire una maschera funeraria era necessario un intervento meno esatto e più creativo, quello dell’artista.

Di Prospero, come racconta sempre Tiberti, “ha conferito al volto del Santo la fisionomia e le caratteristiche tipiche del volto dopo la morte e ha realizzato, mediante appropriate tecniche di fusione, una maschera-scultura in argento che, oltre ad adattarsi perfettamente sul cranio del Santo, suscita in chi la osserva una indubbia emozione nell’ammirare il vero volto di Celestino”.

IL FORO SUL CRANIO

Tra gli aspetti di medicina legale c’è la questione del foro, “in regione frontale sinistra”, di 9 millimetri per 5. Per anni si è ipotizzato timidamente che Pietro dal Morrone potesse essere stato ucciso: non è così.

“I bordi della lesione appaiono netti, grossolanamente rettilinei”, spiega il patologo Ventura, che poi afferma: “L’assenza di reazione riparativa dell’osso esclude che l’individuo possa aver riportato la lesione in vita ed essere sopravvissuto, anche per breve tempo”.

Inoltre, “l’assenza di fratture accessorie radiali e concentriche consente di escludere categoricamente l’evenienza di una lesione prodotta in vita o sul cadavere” poco dopo la morte.

Come fa notare l’altro patologo in commissione, Giulio Sacchetti, “l’osso ‘fresco’ (quando si è in vita, ndr) è più resistente di quello scheletrizzato. Pertanto l’energia cinetica necessaria” per trafiggere un teschio e quindi assassinare il pontefice sarebbe dovuta essere “di notevole entità per poter vincere la resistenza dell’osso”.

LA MALFORMAZIONE E LA FATICA

Celestino aveva una malformazione di grado lieve, la spina bifida occulta, “in genere asintomatica e compatibile con una vita normale”, fa notare tuttavia il medico.

Un corpo segnato dalla fatica della vita monastica, quello del Papa: il patologo riscontra “sinusite cronica”, “perdita del primo molare superiore destro”, “malattia parodontale” che, “in assenza di lesioni cariose, depone solitamente per una dieta povera di zuccheri raffinati”.

Sul tratto toraco-lombare viene riscontrata la presenza di ernie di Schmorl, “da riferire a carichi ponderali sulla colonna vertebrale, specialmente nel periodo dell’adolescenza”. Per non parlare della “fusione della vertebra col sacro”, che doveva produrre “curvature anomale della colonna e causare dolore”.

LE NUOVE VESTI E I PARAMENTI

Le vesti sacre e i paramenti sono stati progettati e realizzati secondo “linee ispiratrici di carattere filologico”. A partire dalla casula, la veste del XIII secolo, in “pregiato tessuto matelassè di lana e seta color rosso porpora”. Da notare che i motivi decorativi richiamano “quelli a due marmi policromi della facciata della Basilica di Collemaggio”. Stesso tessuto e stessa foggia per la mitra, il copricapo di Celestino.

La croce pettorale è in oro massiccio, quindi modello Benedetto XVI piuttosto che Francesco, che la porta in argento. È stata progettata seguendo riferimenti iconografici dell’epoca del Santo.

L’anello del pescatore viene creato per ogni nuovo pontefice e distrutto alla morte. Per Celestino è stato riproposto “in oro massiccio, sapientemente cesellato con una tecnica speciale, quasi a ‘non finito’”. Quanto ai sandali, sono stati affidati al mastro Adriano Stefanelli da Novara, che da sempre realizza le scarpe per i papi.

Celestino continuerà a indossare il pallio di Papa Joseph Ratzinger, che Benedetto XVI lasciò sulla teca nella sua visita del 28 aprile 2009, a ridosso del sisma, quando poté fare alcuni passi dentro una Collemaggio distrutta e decise di lasciare al suo predecessore uno dei suoi paramenti, ricevuto all’inizio del suo pontificato nel 2005.

Un gesto, quello di lasciare il pallio sul simulacro di un pontefice che si era dimesso, che molti hanno voluto vedere come premonitore rispetto alla decisione che Ratzinger avrebbe preso a febbraio di quest’anno, quella di dimettersi proprio come Celestino. D’oro massiccio sono anche i tre spilloni, le acicule, impiegati per fissarlo.

LA COMMISSIONE

Della commissione, di cui faceva parte l’arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Molinari, facevano parte il canonico Mauro Medina, responsabile della Sacra lipsanoteca metropolitana, in qualità di presidente; il canonico Daniele Pinton, vicario episcopale per il Culto e la santificazione; il canonico Alessandro Benzi, vicario episcopale per i Beni culturali; il prof. Sergio Tiberti, dell’Università degli Studi dell’Aquila, cattedratico di Igiene generale; il prof. Giulio Sacchetti, dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, medico chirurgo specializzato in Medicina legale, il prof. Luca Ventura, medico chirurgo Anatomopatologo; Antonio Ruzza, economo diocesano; Mattia Ioannucci, segretario della commissione.

GLI SPONSOR

I vertici della curia hanno tenuto a sottolineare che le operazioni sono avvenute a costo zero per l’arcidiocesi e in effetti è numerosa e completa la lista degli sponsor, ognuno dei quali ha curato un aspetto.

Il prof Tiberti ha donato la maschera d’argento e finanziato lo studio per la ricostruzione del volto; OroArt di Laura Caliendo ha donato l’anello papale, la croce e gli spilloni d’oro; Lavs di Filippo Sorcinelli ha donato i nuovi paramenti che rivestono il corpo; Aterno Vetro di Lorenzo Barigelli ha donato la nuova teca interna in plexiglas; Onoranze funebri Di Carlo ha curato e curerà il trasporto dell’urna.