L’AQUILA – “Castello Camponeschi è un patrimonio prezioso per l’intero Abruzzo, a breve con i nostri legali riavvieremo i rapporti con la società aggiudicataria, per valutare la possibilità di dare seguito e alla convenzione, recuperando tutto il tempo perduto”.

Lo promette contattato da Abruzzoweb, Paolo Eusani, sindaco di Prata D’Ansidonia (L’Aquila).

Il reportage fotografico di questo giornale ha mostrato lo stato di abbandono di un gioiello di architettura medioevale, castello Camponeschi, che dagli anni ‘70 attende di essere valorizzato e trasformato in un polo di attrazione turistica, o più semplicemente di tornare ad essere abitato e vissuto.

Il problema, conferma ora Eusani è duplice: la possibilità o meno di finanziare con i fondi post sisma il restauro di un bene pubblico affidato a fine 2008 in project financing ad un privato, ovvero alla Tecno appalti di Montorio al Vomano (Teramo), che si è impegnata ad effettuare un investimento di 7-8 milioni di euro per realizzare un distretto turistico-ricettivo, con tanto di botteghe artigianali, e beauty center, in cambio di un affidamento del castello per un periodo di 35 anni e la corresponsione di un canone minimo al Comune.
Secondo problema è l’avviso di garanzia, nell’abito dell’inchiesta Do ut des, che ha raggiunto gli imprenditori Maurizio e Andrea Polisini, a cui fa riferimento Tecno appalti.

“Con i legali del Comune – spiega Eusani – stiamo valutando tutti gli scenari. Proprio perché sono decenni che si attende il recupero a fini turistici e culturali del castello, questa volta non possiamo sbagliare”.

Per quanto riguarda il primo punto Eusani precisa che “il castello è stato parzialmente danneggiato dal terremoto del 6 Aprile 2009, nella cinta muraria, e nella parte comunque non interessata dai lavori dove gli antichi edifici non presentano danni, seppure da completare dopo il parziale recupero rimasto metà negli anni ‘80 . Noi l’intervento per il restauro del castello – prosegue Eusani – lo abbiamo ovviamente inserito nel Piano di ricostruzione, e nel frattempo l’investimento privato per il recupero da parte della società affidataria non è partito, in attesa di capire come applicare le regole della ricostruzione su un ibrido pubblico-privato rappresentato dal project financing”.

Il Piano di ricostruzione redatto da una società di Roma è stato approvato in via definitiva solo nel luglio del 2015, sei anni dopo il sisma. Bloccando ogni possibile decisione o intervento sul castello.

E per di più il Piano non ha dato spiegazioni sull’aspetto fondamentale: castello Camponeschi può essere considerato bene pubblico, recuperabile con finanziamento dei fondi post-sisma da parte del Comune? Oppure è un bene privato, preso in gestione per 30 anni da una società che dovrà utilizzarlo a scopo di lucro, e dunque non può essere ammesso a finanziamento?

“La questione è molto delicata e complessa – ammette Eusani – i nostri legali ci stanno lavorando da mesi, ma ci assicurano che a breve si troverà, assieme all’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere, il bandolo della matassa”.

Una delle ipotesi in campo sembra essere quella di rivedere il project financing, in base al nuovo scenario, e stabilire metro quadro per metro quadro cosa può essere recuperato con soldi pubblici, cosa rimane comunque in capo al privato.

C’è poi la vicenda dell’avviso di garanzia.

“I nostri legali – ribadisce Eusani – stanno configurando tutti i possibili scenari. In nessun caso il processo che deve portare alla gestione si può fermare”.

Eusani però conferma che “arrivati a questo punto potrebbe essere controproducente cambiare cavallo in corsa, ricominciare da capo, con un nuovo bando. La società sta pagando regolarmente il fitto mensile previsto dalla convenzione. Hanno sempre ribadito che era loro intenzione andare avanti, non appena chiarita la vicenda del project financing. Ora però – conclude – bisogna assolutamente sbloccare la situazione”.