L’AQUILA “Questo non è certo ciò che ci si aspetta da quello che si dice un ‘uomo delle istituzioni dall’alto profilo’. Il M5S dovrebbe seriamente riflettere sulla opportunità di chiederne le dimissioni dall’importante ruolo che gli è stato di recente affidato”. 

È un attacco frontale in piena quello del capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Regione, Sara Marcozzi, nei confronti di Giovanni Legnini, ex collega di scranno all’Emiciclo nelle file del centrosinistra e di recente nominato, proprio dall’attuale governo M5s-Pd, commissario per l’emergenza sisma 2016-2017 del Centro Italia, al posto del marchigiano Luca Farabollini. 

Stavolta l’oggetto del contendere tra i due avvocati della provincia di Chieti sono le intercettazioni che, come la dura critica, tra l’altro la Marcozzi ha pubblicato sulla propria pagina Facebook linkando l’articolo di “Libero” su queste rivelazioni, tra lo stesso Legnini, ex vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, non coinvolto nella inchiesta, e Luca Palamara, il pm ex presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), finito nella bufera dopo essere stato indagato per corruzione.

Tra le intercettazioni tra giornalisti e magistrati, tra cui lo stesso Palamara che cerca di far passare sui media la sua tesi, spunta un colloquio che risale al 29 maggio del 2019, con Legnini già fuori dal Csm, di cui è stato vice presidente dal 2014 al settembre 2018 in quota Pd sotto il governo Renzi.

Una telefonata per cercare di correggere il tiro di alcuni articoli pubblicati da “Repubblica”. 

“Claudio Tito conta – spiega Legnini a Palamara -…il tema è orientare il gruppo, adesso Repubblica su un linea diversa …. Io non so il Fatto Quotidiano adesso La Verità, su cosa virerà perché la loro posizione è contro Pignatone”.

Palamara replica: “Esatto”. E Legnini, dicendo che “c’è una operazione di orientamento” spiega a Palamara: “Se vuoi parlo io, ho rapporti al massimo livello… dimmi tu….riflettici…”. “Io con Claudio Tito ho un rapporto…” chiarisce Palamara. 

“Lo conosci bene… e allora parla con lui deve passare la linea della vendetta nei tuoi confronti…” controbatte Legnini.

La Marcozzi invoca, dunque, una sorta di dietrofront del suo stesso Governo che ha nominato commissario per la ricostruzione post terremoto del Centro Italia, Legnini, candidato a fine mandato Csm, alla presidenza della Regione per il centrosinistra alle elezioni abruzzesi del 10 febbraio 2019. Si tratta solo dell’ennesima puntata dello scontro tra i due: la più giovane Marcozzi, peraltro, ha fatto pratica forense proprio nello studio del più esperto Legnini che, tra le altre cose, ha rivestito anche il ruolo di sottosegretario alla Economia, nei governi Letta e Renzi, con deleghe al Cipe, alla Ricostruzione e anche all’Editoria. 

Memorabile l’attacco dell’aprile 2019, quando la Marcozzi ha accusato Legnini: “dal consigliere Legnini, più che continue richieste, ci aspettiamo qualche ragionevole rinuncia. Ci risulta, a tal proposito, che si avvalga ancora dell’autista e della scorta previsti per lo spirato incarico di vice presidente del Csm e, contestualmente, dall’odierno incarico di consigliere regionale, oltre all’indennità di 5.400 euro, percepisce 4.500 euro al mese come rimborso spese per i viaggi. Non sarebbe il caso di tagliare una delle due spese che gravano sui cittadini?”. 

Prima ancora durissimo era stato il confronto durante la campagna elettorale in cui i due erano stati candidati governatori, poi battuti dal governatore di centrodestra, Marco Marsilio.