L’AQUILA – È tutti contro tutti all’Aquila dopo la sottoscrizione dell’intesa tra l’Agenzia del Demanio, il Comune, la Regione Abruzzo e il Ministero della Difesa che prevede, tra le altre cose, il ritorno nella disponibilità dell’Esercito dell’ex caserma Campomizzi, che oggi è stata trasformata in uno studentato.
La scelta fa insorgere l’Unione degli universitari, che ricorda come la Regione nel 2014 si era impegnata ad assegnare la struttura all’Adsu per dieci anni, e tre consiglieri d’amministrazione dell’Azienda per il diritto allo studio, Geraldine D’Alfonso, Giuseppe Margutti e Angela Valentina Lozzi, i primi due di nomina regionale e la terza rappresentante degli studenti.
Il sindacato studentesco punta l’indice sul fatto che il ritorno all’esercito della struttura sulla strada statale 80 avvenga “senza una valida soluzione alternativa” e in una nota annuncia battaglia “a difesa del diritto all’alloggio e ai servizi per tutti gli studenti. Dal protocollo non si evince nulla di preciso né dal punto di vista di una soluzione provvisoria, né tantomeno di quella definitiva”.
“Siamo molto critici sui metodi con cui questa discussione si è consumata: Regione e Comune avrebbero dovuto avere un atteggiamento di confronto con la comunità studentesca e con le sue rappresentanze. Invece, entrambi gli enti hanno scavalcato questo passaggio a nostro avviso fondamentale”.
“Che ne sarà dell’unica mensa universitaria aperta anche la sera? Come si intenderà gestire la sala di sporzionamento presso la sede di economia senza una mensa con cucina nelle immediate vicinanze? Che ne sarà delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi di mensa e di tutti i servizi legati alla struttura?”, domanda l’Udu nella nota.
“Il sindaco Pierluigi Biondi, il vice presidente Giovanni Lolli e l’assessore regionale al Diritto allo studio Marinella Sclocco, nel firmare il protocollo, hanno dimenticato queste questioni essenziali. Allo stesso modo, Lolli e Sclocco hanno dimenticato la delibera del Consiglio regionale del 2014 che impegnava la Giunta regionale a discutere, in tempi brevi, soluzioni per assegnare la Campomizzi all’Adsu per dieci anni, e ad aumentare l’area assegnata all’azienda come residenza. Questo protocollo, che toglie la Campomizzi agli studenti, viola quella delibera in pieno”.
“Fino all’individuazione di una soluzione definitiva e concreta, una soluzione che sia analoga, se non migliore, in posti, servizi e posizione geografica noi studenti non ci muoveremo da Campomizzi. Chiediamo inoltre all’assessore competente Marinella Sclocco un immediato incontro per risolvere il problema nel migliore dei modi senza creare disagi e disservizi agli studenti e senza negare il diritto allo studio sancito dalla costituzione”.
“Sconcerto” manifestano i consiglieri dell’Adsu D’Alfonso, Lozzi e Margutti, i primi due appartenenti anche alla stessa Udu, che in una nota annunciano “un impegno volto ad impedire lo smantellamento dei servizi pubblici per gli studenti universitari”.
“La più grande residenza pubblica abruzzese, che ospita circa 400 studenti universitari, oltre che l’unica mensa universitaria con apertura serale, vero e forse unico punto di riferimento per gli studenti dell’ateneo aquilano post terremoto, verrebbe dismessa. Il tutto senza accordo con l’Adsu, gestore delle palazzine oggi ad uso residenza universitaria”.
“Avremmo voluto ribadire e chiarire che solo a soluzione equivalente alternativa pronta, gestibile dall’Adsu, ben localizzata nel contesto urbano, capace di rispondere anche all’esigenza di una rete di servizi, si può procedere alla dismissione delle palazzine della Campomizzi in uso all’Adsu. Sorprende che il vicepresidente della Regione, l’aquilano Giovanni Lolli, abbia dimenticato di confrontarsi con l’Adsu dell’Aquila prima di firmare il protocollo, ente strumentale della Regione Abruzzo, e con i consiglieri di nomina regionale e con la rappresentante degli studenti”.
“La realtà ci dice che la Campomizzi è uno dei luoghi più vissuti e frequentati, un anello di congiunzione tra il polo di Coppito, il polo di Roio e il polo del centro storico e ribadiamo la residenza pubblica più grande d’Abruzzo, non un semplice stallo – continuano i tre nella nota – Chi discute di generici impegni per futuribili alternative, senza aver fatto i conti con la peculiarità di una struttura con 400 posti capace di rispondere, con gestione unitaria, alle esigenze degli studenti dei 3 diversi poli, decide di sostituire certezze esistenti, con incertezze future, trattando il tema del diritto aglistudi universitari nella città dell’Aquila come un tema marginale e secondario, subalterno ad altri temi”.
“In assenza di leale collaborazione tra la Regione ed il Cda del’Adsu, non ci rimane che manifestare pubblicamente il nostro sconcerto, assicurando al contempo un impegno volto a impedire lo smantellamento dei servizi pubblici per gli studenti universitari”, concludono.
“Basta leggere: ci sono tutte le condizioni, le garanzie e i tempi per un progetto condiviso e qualificato che assicuri ‘una soluzione equivalente alternativa pronta, gestibile dall’Adsu, ben localizzata nel contesto urbano, e con una adeguata rete di servizi, prima di procedere alla dismissione delle palazzine della Campomizzi’ come chiedono i consiglieri Adsu. Questa operazione nasce da una proposta e da un progetto portato avanti dalla precedente amministrazione comunale che prevedeva esattamente la messa a disposizione di alloggi universitari per tutti coloro attualmente ospitati alla Campomizzi e successivamente permettere l’accorpamento delle altre caserme e la messa a disposizione della città dell’area dell’attuale Caserma Rossi”.
Lo dice in una nota il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli.
“Ho ascoltato decine di comizi e interventi su questa operazione. Io mi sono limitato a dare seguito a un processo che mi sembra utile per la città, per gli studenti, per l’Università”, aggiunge.
“Spero che, al netto di polemiche strumentali che mi auguro nessuno abbia voglia di alimentare, la semplice lettura del protocollo d’intesa oggetto dell’attenzione dell’Udu e di alcuni consiglieri Adsu riesca a fugare qualsiasi dubbio o preoccupazione”.
“A chi non avesse avuto ancora modo di leggerlo segnalo tutti i passaggi di competenza regionale previsti nel Protocollo. Nelle premesse si legge: la Regione Abruzzo intende armonizzare con le esigenze del territorio i processi di valorizzazione, dismissione e riuso delle infrastrutture non più necessarie alla Difesa; La Regione Abruzzo è interessata a realizzare un nuovo complesso abitativo per le esigenze alloggiative degli studenti universitari di concerto con l’Adsu”.
“Mentre nell’articolato del Protocollo”, continua Lolli, “si dice: Art. 3 (Formazione del programma) la Regione Abruzzo, in quanto soggetto interessato agli aspetti di ricostruzione e collaborazione con l’Università nelle materie connesse con il diritto allo studio, si impegna a promuovere la ricostruzione degli alloggi universitari che consentirà la restituzione al Ministero della Difesa delle palazzine in uso temporaneo all’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari, ubicate all’interno della caserma Pasquali Campomizzi. Art. 4 (Accordo di programma attuativo) Il programma di cui all’art.3, riscontrata la fattibilità da parte dei soggetti sottoscrittori, sarà oggetto di uno o più Accordi di Programma attuativi per i quali verrà costituito un Tavolo tecnico tra Ministero della Difesa, Regione Abruzzo, Comune dell’Aquila, Agenzia del Demanio e altre Amministrazioni interessate. Il programma attuativo dovrà essere adottato e sottoscritto entro 1 anno dalla presente intesa, che si intenderà decaduta se nei 2 mesi antecedenti la scadenza le parti non concorderanno un nuovo termine. Articolo 7 (Revisioni ed integrazioni) La presente Intesa potrà essere modificata, integrata,aggiornata […] previo accordo tra le Parti”.





