L’AQUILA – “La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, in quella zona grigia che le circonda, e assume rapporti a scopo di profitto”.

Così il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, nel corso della conferenza stampa all’Aquila dopo i clamorosi arresti dei sette imprenditori, operanti nella ricostruzione post-terremoto, per i reati, a vario titolo, di “contiguità con il clan dei casalesi”, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

“Oggi non parleremmo di infiltrazioni se non ci fossero alcune imprese che, dopo aver acquisito dei lavori, li hanno appaltati in toto alle imprese criminali tramite i Di Tella”, ha fatto notare il Procuratore.

Una critica è arrivata poi alla governance della ricostruzione. “L’insufficienza dei controlli è stata agevolata da un quadro normativo molto debole – ha attaccato – non affidato a norme vincolanti ma a linee guida puntualmente disattese”.

Roberti ha fatto notare che “non ci sono atti violenti, ma solo intimidazioni a cedere indietro una parte del guadagno che andava a comporre fondi neri. Ma c’era l’accordo di tutti – ha proseguito – i lavoratori venivano presi, portati qui a lavorare e poi costretti a restituire una parte dei loro legittimi guadagni al clan e agli imprenditori”. (alb.or.)