L’AQUILA – Condannati. Per aver malprogettato e malristrutturato la Casa dello studente. Per aver sottovalutato quanto pericolosa e pericolante fosse quella struttura che è diventata la tomba di otto giovani. Per averli messi a morte in quelle tragiche ore del 6 aprile 2009 all’interno di un ‘castello di carte’, com’è stato definito.

Il giudice del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco ha condannato quattro imputati di uno dei processi simbolo del post-terremoto aquilano, uno tra i filoni più complessi e delicati della maxi inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo, quello sul crollo della struttura studentesca di via XX settembre.

Per i quattro condannati è stato anche disposto il pagamento di 2 milioni di euro di provvisionale e l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

Ci sono voluti oltre due anni e mezzo di udienze serrate, il processo ha subìto stop e ricorsi e ha rischiato anche di essere cancellato ma oggi è approdato finalmente a una conclusione.

Alla lettura del dispositivo commozione ma anche rabbia per una sentenza non ritenuta ‘equa’: “Gli studenti dovevano essere fatti uscire”, ripetono parenti e amici che si aspettavano dieci condanne. Qualcuno tuttavia ha detto anche: “Per il momento va bene così”.

“Soddisfatto”, l’unico commento del pubblico ministero di questo processo, il sostituto procuratore Fabio Picuti, che ha rivisto le sue tesi accusatorie iniziali dopo la perizia dell’esperto chiamato dal tribunale Gabriella Mulas, un documento che ha deciso i destini di questa vicenda giudiziaria.

Come preannunciato nel corso delle arringhe, gli avvocati dei condannati presenteranno ricorso in appello. Le motivazioni del giudice Grieco arriveranno entro 90 giorni da oggi. E le parti civili annunciano anche un’azione civile contro la Regione Abruzzo, proprietaria dello stabile per il tramite dell’Adsu, per avere il risarcimento dei danni.

LE RICHIESTE E LA SENTENZA
 Imputato Qualifiche Richiesta pm Sentenza 
Bernardino Pace restauro 2000  4 anni  4 anni
Pietro Centofanti restauro 2000 4 anni  4 anni
Tancredi Rossicone restauro 2000 4 anni  4 anni
Pietro Sebastiani tecnico Adsu 2 anni 6 mesi  2 anni 6 mesi
Luca D’Innocenzo presidente Adsu assoluzione  assoluzione
Luca Valente direttore Adsu assoluzione  assoluzione
Massimiliano Andreassi restauri minori assoluzione  assoluzione
Carlo Giovani restauri minori assoluzione  assoluzione
Giorgio Gaudiano collaudatore  non luogo a p.  non luogo a p.
Walter Navarra lavori passati   non luogo a p.  non luogo a p.
LE REAZIONI

 


FAMILIARI CONTENTI A META’, ”SONO TUTTI RESPONSABILI”

Una sentenza accolta con moderata soddisfazione, “poteva andare peggio”, ma anche tanta insoddisfazione, “sono tutti responsabili, non solo alcuni”, anche perché gli otto ragazzi morti “non torneranno”.

Non lenisce affatto il dolore la sentenza di primo grado per il crollo della Casa dello studente, quattro condanne di tecnici che hanno ristrutturato pericolosamente una struttura già malcostruita e un tecnico Adsu che non l’ha collaudata a dovere.

LA SORELLA DI DAVIDE: “IMPORTANTE PER L’ITALIA, NON PER NOI”.

“Sentenza o non sentenza, io mio fratello non lo rivedrò più. È importante per la giustizia, la civilità e l’etica di questo Paese, non tanto per noi. I nostri cari ormai sono andati via”, questa l’amara consapevolezza di Liliana Centofanti, sorella del giovane Davide.

“‘Non deve accadere più’ è una frase che è stata ripetuta troppe volte, non vorrei che diventasse uno slogan, non lo è – aggiunge – Spero che la sentenza dia questo segnale, continuerò a ripeterlo fino all’infinito: non è possibile disporre della vita delle persone in questo modo, senza che se ne paghino le conseguenze e avvicinandosi a queste cose con troppa indifferenza e noncuranza”.

LA MAMMA DI FRANCESCO: “SONO TUTTI RESPONSABILI”

Prova a sorridere Annamaria Cialente, mamma di uno dei ragazzi morti, Francesco Esposito.

“Giustizia? Poca, però è stata fatta. Poteva andarci anche peggio come successo in altri casi particolari – commenta – Anche se gli anni sono pochi, ci aspettavamo di più, ma soprattutto ci aspettavamo una condanna per tutti, non per qualcuno sì e qualcun altro no. Tutti sono responsabili del crollo di quella casa. Comunque per il momento va bene così”.

“Oggi è stata una giornata sofferta – prosegue – Era il compleanno di mio figlio, avrebbe compiuto 28 anni e questo forse è un segno che ci ha voluto dare. Siamo contenti per modo di dire, ma è stato fatto un passo avanti ma è essenziale che ci siano state condanne certe”.

IL PAPA’ DI LUCA: “GIUSTIZIA SAREBBE ALTRO…”

“Giustizia non è, questa è legge. Giustizia sarebbe altro”. Insoddisfatto Roberto Lunari, papà di uno dei ragazzi morti, Luca, a sua volta padre di una bimba che il 6 aprile 2009 aveva appena sette mesi.

“Per Sebastiani speravo in qualcosa di più, ha responsabilità precise – spiega, commentando la sentenza – Credo che se è stata condannata la commissione Grandi rischi per aver rassicurato, l’architetto Sebastiani ha rassicurato personalmente i ragazzi. Ha fatto la verifica e ha rassicurato che potevano stare dentro, ha responsabilità più grandi”.

Per quanto riguarda i tecnici, “non so che cosa prevede la legge ma se così è stato stabilito sarà questo. Tutto sommato, quattro anni di interdizione è poco. Non è minimamente paragonabile”.

“Questa tragedia poteva essere evitata se non ci fosse stata ingordigia da parte di qualcuno, all’italiana – conclude – Gli scandali che vediamo tutti i giorni in televisione fanno parte di questo”.

LA ZIA DI DAVIDE: “VORREI VEDERE QUEI RAGAZZI QUI, ORA”

“Si muore perché non si protegge, come non hanno protetto i dirigenti dell’Adsu, anche se sono stati assolti. Il terremoto non è arrivato all’improvviso, ha dato dei segnali”, ricorda Antonietta Centofanti, la zia di Davide.

“Cambiare modo di costruire? Spero di sì, significherebbe che queste otto vite e le altre 300 vittime di questo terremoto non si sono perse invano – aggiunge – Ma non sono fiduciosa, questo Paese è distante da una cultura delle regole e della legalità”.

Il sentimento verso le otto giovani vittime, “Nostalgia. Sarebbe bello vederli entrare qui adesso e invece non ci saranno più”, chiude.

AZIONE CIVILE CONTRO LA REGIONE

“Un’azione civile contro la Regione Abruzzo ente proprietario della Casa dello studente, che risponde di tutti i danni causati dal crollo”.

Ad annunciarla è l’avvocato di parte civile Wania Della Vigna, che ha assistito undici parti offese nel processo che si è chiuso oggi dopo due anni e mezzo.

“Subito dopo la pubblicazione della sentenza – spiega – ho intenzione di intraprendere un procedimento civile contro la Regione Abruzzo, ente proprietario del bene. A livello penale non ha responsabilità, a livello civile andremo a vederle chiare”.

La Della Vigna ricorda che “insieme all’Azienda per il diritto allo studio, Adsu, la Regione Abruzzo era stata citata come responsabile civile in questo procedimento penale. Ma gli imputati hanno scelto il rito del giudizio abbreviato – prosegue – in tal caso il nostro codice di procedura penale stabilisce l’esclusione d’ufficio del responsabile civile, quando il giudice accoglie la richiesta di giudizio abbreviato. Pertanto la Regione era stata estromessa automaticamente da questo procedimento”.

L’avvocato ha diffuso anche una lettera ricevuta da alcuni dei ragazzi sopravvissuti al crollo, che ricordano gli otto giovani deceduti. “Abbiamo il dovere di andare avanti – si legge – per fare in modo che per loro e nel loro nome non ci sian assolutamente vendetta ma solo la condanna dei veri responsabili affinché altri genitori in futuro non piangano più per i loro figli”.

Del futuro di questo filone della maxi inchiesta crolli parla anche un altro legale di parte civile, Simona Giannangeli.

“Quando saranno note le motivazioni le parti civili potrebbero ipotizzare con la massima circospezione un appello se non altro per gli interessi civili che ci vedono coinvolti – spiega – Per quanto riguarda le decisioni della procura non posso esprimere alcune opinioni”.

Il giudice Giuseppe Grieco, infatti, ha accolto tutte le richieste del pm Fabio Picuti.

CIALENTE: COSTRUIRE MALE PORTA ALLE STRAGI

“È stato un processo lungo, attento. Chiaramente chi ha sbagliato a fare i lavori, anche perché il progetto era sbagliato, è giusto che ne risponda alla legge, è giusto che la giustizia faccia il suo corso. L’unica cosa che spero è che questa sentenza possa in parte, e ripeto in parte, se mai possibile, restituire un minimo di serenità alle famiglie dei ragazzi”.

Così il sindaco dell’ Aquila, Massimo Cialente, commenta la sentenza di primo grado del processo per il crollo della Casa dello studente.

“Questa sentenza, come probabilmente le altre che seguiranno per altri crolli ingiustificabili, credo abbia un valore più ampio di questa vicenda – ha proseguito – soprattutto credo possa richiamare la massima attenzione sul fatto che gli interventi sbagliati di costruzione o ristrutturazioni, come in questo caso, portano stragi, come successo all’Aquila, in occasione del sisma, in tanti edifici in cemento armato e come successo per altri crolli in Italia”.

Infine, un pensiero del sindaco per Luca D’Innocenzo, uno dei quattro imputati assolti.

“Sono contento dell’assoluzione di D’Innocenzo, della cui estraneità non ho mai dubitato e che in seguito al rinvio a giudizio si dimise da assessore della mia Giunta dove stava svolgendo un ottimo lavoro con la delega all’assistenza alla popolazione”, conclude.

L’ULTIMA UDIENZA


L’AVVOCATO DIFENSORE: ”DALLA MULAS SOLO TEORIE”

“Il perito Gabriella Mulas vuole trovare la verità come se si potesse superare la barriera dell’ignoranza terrena. Sono teorie, sono ipotesi. Era talmente impegnata che a un certo punto non credeva più di essere in udienza penale ma in aula con i suoi studenti”.

Duro attacco al perito del tribunale da parte dell’avvocato difensore Mercurio Galasso nell’arringa finale del processo Casa dello studente, un intervento sottolineato da molti commenti negativi e contestazioni da parte dei tanti familiari delle vittime presenti.

“A un certo punto – ha ricordato Galasso, che difende gli imputati Pace, Centofanti e Rossicone – la Mulas ha affermato ‘di questo aspetto in letteratura non c’è niente’. È possibile arrivare a basare una sentenza su ricostruzioni teoriche? Gli anni di reclusione sono concreti, non teorie”.

E poi l’affondo finale in cui il legale ha alzato la voce. “Noi abbiamo sempre rispettato il dolore ma non vogliamo essere capri espiatori di nessuno, difendo tre professionisti per cui sono stati chiesti 4 anni di reclusione, anche le loro vite sono state distrutte – ha tuonato – Se la sente il giudice di affermare che una parete antincendio ha ucciso otto giovani com’è stato detto in quest’aula?”.

Infine un aspetto civilistico. “Ci sono soggetti che si sono già costituiti nel processo Grandi rischi e hanno ottenuto una provvisionale, il danno è lo stesso e non può essere risarcito due volte”. Con questa notazione tecnica l’avvocato Galasso ha concluso la sua arringa.

LA REPLICA DEL PM: “DA IMPUTATI CONDOTTA OMISSIVA”

“Mi trovo nel mezzo tra parti civili, che chiedono la condanna di tutti, e difensori, che chiedono assoluzione di tutti. Quale di questi è l’ideale di giustizia? Non si tratta di questo, ma solo di applicare la legge e le norme”.

Così ha esordito Picuti nel corso della sua requisitoria.

“Agli imputati non si contesta di essere stati concausa del crollo aumentando i carichi verticali, questo è smentito dalla perizia. Concausa è la condotta omissiva, nel momento in cui aumentavano il peso avrebbero dovuto procedere a un adeguamento sismico, un obbligo previsto dalla legge”, ha proseguito il pm.

“Le difese – ha quindi aggiunto – prendono la parte della perizia funzionale alle loro tesi e omettono quella che non è funzionale. La Mulas l’ha detto in udienza, bastava prendere la prima pagina del progetto senza fare nessun calcolo e si sarebbero resi conto che serviva un adeguamento sismico. Ho annotato gli aggettivi dell’avvocato Attilio Cecchini, quando la Mulas dice cose a sfavore è ‘ardita’ e ‘audace’, se dice cose pro diventa ‘ammirevole'”.

Da Picuti anche un’autocritica. “Non ho fatto fatica ad ammettere che ha distrutto le consulenze dell’accusa, per me non è ammirevole né audace, ha fatto il suo dovere. E io ho chiesto quattro condanne, ma sette assoluzioni”, ha ricordato il magistrato.

Andando nel merito dei lavori di restauro dei tre imputati con le accuse più pesanti, “la parete antincendio Rei ha amplificato il crollo, che ci sarebbe comunque stato ma non in modo così devastante – ha spiegato – Quanto a Sebastiani, siccome i lavoratori erano di restauro e risanamento conservativo, dice che serviva solo un collaudo sulle carte. Ma il contenuto del contratto indicava che i lavori erano di ristrutturazione edilizia, con aumento dei carichi e modifica dell’originario progetto strutturale. E lui è un architetto, lo sapeva bene”.

E secondo Picuti “per questi lavori non ci si doveva limitare al collaudo sulla carta, ma a un collaudo statico che invece non c’è stato. Un’omissione rilevante causalmente – ha ribadito il pm – perché non avrebbe rilasciato un certificato di collaudo ma avrebbe detto ai dirigenti Adsu che non poteva. Valente e D’Innocenzo dovrebbero essere parti civili verso di lui”, e invece sono imputati, anche se per loro Picuti ha chiesto l’assoluzione.

“Capisco che potrebbe essere stato tratto in inganno dall’intestazione, per questo non ho chiesto 4 anni, ma la colpa è non averlo letto tutto”, ha detto ancora il sostituto procuratore.

LE CONTROREPLICHE. CECCHINI, ”SONO DELUSO DAL PM”

Tra le controrepliche più veementi quella dell’avvocato Attilio Cecchini. “Sono deluso dal pm, perché ha ironizzato sui miei aggettivi e tergiversato sulle mie argomentazioni”, ha esordito.

“Sebastiani avrebbe dovuto capire, ma sulla base di che? – si è chiesto polemicamente – Siamo fuori dal diritto, siamo sul piano della morale e non ci deve interessare”.

“Solo se ho letto male un contratto che mi obbligava a leggerlo bene c’è la responsabilità. C’era una duplice dichiarazione di conformità dei lavori”, ha ricordato infine.

IL PROCESSO

Gli indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni erano inizialmente 15, quattro dei quali deceduti. Poi la posizione del progettista Claudio Botta, 92 anni, è stata stralciata. Dei rimanenti dieci, otto ad aprile 2012 sono stati ammessi al rito abbreviato, che ha consentito di saltare la fase dibattimentale, chiudendo i conti nell’udienza preliminare con uno sconto di un terzo della pena in caso di condanne.

Sono Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000; Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu); Luca D’Innocenzo, presidente Adsu dell’epoca, Luca Valente, nel 2009 direttore Adsu, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, tecnici autori di interventi minori. Indagini anche su Giorgio Gaudiano, che negli anni Ottanta ha acquisito la struttura da un privato per conto dell’Ateneo, e Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato: per loro è rimasto il rito ordinario.

Il processo è ripreso a ottobre 2012 dopo aver rischiato due volte lo stop. La prima a maggio, per un richiamo del Consiglio superiore della magistratura al Gup Giuseppe Grieco, in relazione alla formulazione dei quesiti al perito.

Come conseguenza della censura, Grieco aveva dichiarato di astenersi dal proseguire il processo fino a conclusione del procedimento, ma era stato poi invitato a continuare dal presidente vicario della Corte d’Appello, Augusto Pace.

A luglio dell’anno scorso la seconda ‘tagliola’ superata, quando c’era stata l’istanza di un legale, respinta dal Gup, per sollevare una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale sull’esclusione dei soggetti chiamati come responsabili civili per gli imputati che hanno ottenuto il rito abbreviato.

Nel crollo sono rimasti uccisi Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein “Michelone” Hamade e Alessio Di Simone.