L’AQUILA – Condannare tutti gli otto imputati del processo Casa dello studente che hanno scelto il rito abbreviato e rinviare a giudizio i due indagati ancora in udienza preliminare.

Queste le richieste comuni di tutte le parti civili nel corso dell’udienza di oggi a loro dedicata di questo importante filone della maxi inchiesta sui crolli della procura della Repubblica dell’Aquila, la cui sentenza arriverà il 16 febbraio 2013.

Le richieste delle parti civili al giudice Giuseppe Grieco superano quelle dell’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Fabio Picuti, che nella scorsa udienza aveva chiesto quattro condanne per i tecnici e altrettante assoluzioni per i due vertici dell’Azienda per il diritto agli studi universitari, proprietaria della struttura poi crollata, e per due tecnici autori di interventi minori.

Per capire la posizione delle parti civili è eloquente quanto affermato dall’avvocato Armando Tascione, legale di parte civile della famiglia del giovane Francesco Esposito, vigilante notturno di turno nella struttura che ha perso la vita nel crollo.

“Il legislatore pone al carico del committente una responsabilità diretta, non si può addurre ignoranza legislativa oppure dire, come ha concluso il pm, ‘io sono stato tratto in inganno’ – ha attaccato il legale – Il rischio è a carico del committente stesso, non può esimersi da responsabilità”.

Per questo motivo, ha aggiunto che “per il ruolo avuto e l’attività svolta anche Luca Valente deve rispondere con i tecnici”, chiamando in causa l’ex direttore Adsu.

“Stessa sorte” l’avvocato ha chiesto per gli imputati D’Innocenzo e Andreassi e, infine, il rinvio a giudizio per Navarra e Gaudiano, ancora in udienza preliminare per non aver scelto il rito abbreviato.

IL CALENDARIO VERSO LA SENTENZA

Al termine degli interventi, il giudice ha rinviato l’udienza al 19 gennaio 2013, quando sarà il turno delle arringhe difensive degli avvocati i cui assistiti hanno le posizioni più leggere.

Il 16 febbraio, invece, parleranno i legali che dovranno cercare di smantellare le richieste più pesanti di condanna, poi ci sarà spazio per eventuali repliche, quindi la camera di Consiglio e, infine, la sentenza.

SCONTRO TRA DIFESE E PARTI CIVILI

Coda polemica del processo per il crollo della Casa dello studente. Andando contro le richieste dell’accusa che ha proposto quattro condanne e quattro assoluzioni, le parti civili hanno chiesto infatti una condanna per tutti al giudice Giuseppe Grieco, che il 16 febbraio darà la sua sentenza.

Un atteggiamento che ha destato un po’ di sorpresa e ha provocato il malcontento degli imputati per i quali la richiesta è di assoluzione.

“Una richiesta disconnessa da ogni motivazione giuridica e penalistica”, sbotta ad AbruzzoWeb l’avvocato Fabio Alessandroni, difensore di Luca D’Innocenzo.

Ma la replica delle parti civili è ferma: “Riteniamo che a vario titolo siano coinvolti tutti in questa storia – spiega l’avvocato Simona Giannangeli – Non volevamo scremare noi, semmai ci penserà il giudice terzo. È la scelta più coerente con la nostra posizione di parti civili”.

ALESSANDRONI: “SI E’ SENTITO DI TUTTO”

“In aula si è sentito di tutto e di più – ha proseguito Alessandroni – ma nessuno ha parlato di diritto penale! L’unica posizione un po’ diversa è stata dell’avvocato del Comune Domenico De Nardis, anche lui parte civile, che si è attenuto alle richieste del pm”.

Qualcuno ha fatto notare il diverso atteggiamento di Picuti rispetto al processo alla commissione Grandi rischi: lì ha chiesto una condanna generale per tutti, poi concessa e anzi aumentata dal giudice Marco Billi; qui, invece, ha ben distinto le posizioni.

Ma per Alessandroni “è diversa la cooperazione colposa prevista dall’articolo 116 del Codice Penale: per la Grandi rischi – ha spiegato – il fatto si era verificato in unico contesto di tempo e luogo, mentre per la Casa dello studente siamo di fronte a una vicenda processuale che si è sviluppata tra il 1965 e il 2009. Diversificare le posizioni è stato impeccabile”.

GIANNANGELI: “SONO TUTTI RESPONSABILI”

“Abbiamo voluto mantenere la posizione assunta dall’inizio, ci sono responsabilità anche per coloro che la procura intende escludere – è la tesi della Giannangeli – E la nostra richiesta l’abbiamo motivata anche in punto di diritto, ci siamo ripartiti gli interventi”.

“Per quello di cui mi sono occupata, Valente e D’Innocenzo – ha proseguito – in quanto dirigenti amministrativi dell’Adsu non possono essere assolti per il ruolo, le responsabilità e il rapporto che avevano con gli studenti, al di là delle responsabilità in merito ai lavori”.

Sull’esclusione di responsabilità per la coppia Valente-D’Innocenzo dalla perizia della prof Gabriella Mulas, la Giannangeli ha premesso che “la perizia è di rigore e onestà intellettuale complete. Ma quando arriva a valutare queste due posizioni – ha fatto notare – la professoressa afferma che nella sua qualità di ingegnere certo non può esprimersi rispetto a profili di responsabilità che esulano dalla sua valutazione. C’erano doveri quantomeno di vigilanza, ma su questo giustamente si rimette al giudice”.

AVVOCATO DI STATO: ”CON PROCESSO, L’UNIVERSITA’ SARA’ PARTE CIVILE”

Altra notizia dell’udienza di oggi è la costituzione in giudizio dell’Università dell’Aquila qualora ci sia rinvio a giudizio per gli indagati in udienza preliminare.

A renderlo noto, l’avvocato dello Stato Massimo Lucci, che rappresenta in questo filone il ministero dell’Istruzione e ha sottolineato che l’Ateneo “non è mai stato proprietario della Casa, passata dall’Opera universitaria alla Regione Abruzzo”.

“In caso di rinvio a giudizio degli indagati – ha poi svelato – l’Università probabilmente si costituirà parte civile perché è stata danneggiata da questa condotta colposa in cooperazione”.

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Gli indagati erano inizialmente undici, ma la posizione del progettista Claudio Botta, 92 anni, è stata stralciata. Dei rimanenti dieci, otto ad aprile 2012 sono stati ammessi al rito abbreviato, che ha consentito di saltare la fase dibattimentale, chiudendo i conti nell’udienza preliminare con uno sconto di un terzo della pena in caso di condanne.

Sono Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000, per i quali Picuti ha chiesto 4 anni di carcere ciascuno; Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), per il quale la richiesta è di 2 anni e 6 mesi; Luca D’Innocenzo, presidente Adsu dell’epoca, Luca Valente, nel 2009 direttore Adsu, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, tecnici autori di interventi minori, per questi quattro Picuti ha chiesto l’assoluzione.

Il giudice dovrà poi decidere per il rinvio a giudizio o il non luogo a procedere (ed è questa la richiesta del pm) su Giorgio Gaudiano, che negli anni Ottanta ha acquisito la struttura da un privato per conto dell’Ateneo, e Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato: per loro infatti resta il rito ordinario.

Il processo è ripreso a ottobre dopo aver rischiato due volte lo stop. La prima a maggio scorso, per un richiamo del Consiglio superiore della magistratura al Gup Giuseppe Grieco, in relazione alla formulazione dei quesiti al perito.

Come conseguenza della censura, Grieco aveva dichiarato di astenersi dal proseguire il processo fino a conclusione del procedimento, ma era stato poi invitato a continuare dal presidente vicario della Corte d’Appello, Augusto Pace.

A luglio scorso la seconda ‘tagliola’ superata, quando c’era stata l’istanza di un legale, respinta dal Gup, per sollevare una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale sull’esclusione dei soggetti chiamati come responsabili civili per gli imputati che hanno ottenuto il rito abbreviato.

Nel crollo sono rimasti uccisi Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein “Michelone” Hamade e Alessio Di Simone.