L’AQUILA – Con il deposito del ricorso in Appello da parte degli avvocati di tutti i quattro imputati condannati in primo grado per il crollo della Casa dello studente, di cui si apprende solo in questi giorni, è cominciato da un paio di mesi il secondo atto di uno dei più importanti processi sui crolli del sisma del 6 aprile 2009, raccolti dalla procura della Repubblica dell’Aquila in una maxi inchiesta che in origine contava oltre 200 diversi procedimenti.
Fin dal primo post-sisma la Casa dello studente rappresenta un caso nazionale tra questi filoni giudiziari, sia perché al suo interno sono morti 8 giovani, sia perché 4 progettisti e tecnici sono stati messi sotto accusa, e successivamente condannati con il rito abbreviato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo, per avere a vario titolo malprogettato e malristrutturato l’edificio, mentre altri 4 dirigenti e tecnici di restauri minori sono stati assolti e per altri 2, con il rito ordinario, dichiarato il non luogo a procedere.
A presentare i primi ricorsi sono stati gli avvocati Mercurio e Massimo Galasso, pescaresi, che assistono gli imputati Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici che si sono curati dei lavori di restauro negli anni Duemila. Assieme a loro, i legali aquilani Attilio Cecchini e Angelo Colagrande, che assistono Pietro Sebastiani, tecnico dell’Adsu che aveva in gestione l’edificio proprio all’epoca dei lavori.
Lavori che sono stati messi in discussione dal ‘documento cardine’ su cui è ruotato l’intero dibattimento, la perizia di 1.300 pagine complessive redatta da Gabriella Mulas, docente del Politecnico di Milano incaricata dal giudice per l’udienza preliminare, Giuseppe Grieco, di stilare un documento super partes dopo i conflitti riscontrati tra i consulenti di parte delle difese e quelli dell’accusa.
Anche la perizia Mulas, tuttavia, è stata contestata dalle difese, e nei suoi molti interventi in aula la prof non le ha mandate a dire: ha definito il progetto originario della Casa viziato da errori “che si potevano vedere dalla prima pagina” e bollato i lavori di restauro “soldi gettati nella spazzatura”.
Riconoscendo le responsabilità di tutti, la ‘maxi perizia’ ha portato alle 4 condanne ma anche alle 4 assoluzioni e ai 2 non luogo a procedere, con il pubblico ministero Fabio Picuti che ha accettato le tesi e ha ritirato le accuse per 6 imputati.
Ora questo documento sarà inevitabilmente destinato a essere fonte di dibattito tra le parti anche nel secondo grado di giudizio.
In realtà il deposito del ricorso presso il Tribunale dell’Aquila, che lo trasmetterà alla Corte d’Appello, è avvenuto intorno alla metà dello scorso luglio, quando d’altronde scadevano i termini previsti: 45 giorni dalle motivazioni, depositate 90 giorni dopo la lettura della sentenza di primo grado, che risale allo scorso 16 febbraio.
Dopo il deposito il ‘Palazzaccio’ ha attraversato la consueta pausa estiva e solo negli ultimi giorni le attività sono riprese con il consueto e frenetico ritmo.
I faldoni si trovano attualmente ancora nelle sede post-sisma di Bazzano, in attesa che tornino indietro le notifiche di avvenuto ricevimento delle parti civili. Una voltra trasferite, spetterà alla Corte fissare un’udienza che, con estrema probabilità, dovrebbe tenersi nel 2015.
Gli indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni erano inizialmente 15, quattro dei quali deceduti. Poi la posizione del progettista Claudio Botta, 92 anni, è stata stralciata. Dei rimanenti dieci, otto ad aprile 2012 sono stati ammessi al rito abbreviato, che ha consentito di saltare la fase dibattimentale, chiudendo i conti nell’udienza preliminare con uno sconto di un terzo della pena in caso di condanne.
Sono Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000, condannati a 4 anni di reclusione; Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), condannato a 2 anni e 6 mesi; Luca D’Innocenzo, presidente Adsu dell’epoca, assolto, Luca Valente, nel 2009 direttore Adsu, assolto, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, tecnici autori di interventi minori, assolti. Indagini anche su Giorgio Gaudiano, che negli anni Ottanta ha acquisito la struttura da un privato per conto dell’Ateneo, e Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato: per loro è rimasto il rito ordinario e per entrambi è stato disposto il non luogo a procedere.
Il processo è ripreso a ottobre 2012 dopo aver rischiato due volte lo stop. La prima a maggio dello stesso anno, per un richiamo del Consiglio superiore della magistratura al Gup Giuseppe Grieco, in relazione alla formulazione dei quesiti al perito Mulas.
Come conseguenza della censura, Grieco aveva dichiarato di astenersi dal proseguire il processo fino a conclusione del procedimento, ma era stato poi invitato a continuare dal presidente vicario della Corte d’Appello, Augusto Pace.
A luglio 2012 la seconda ‘tagliola’ superata, quando c’era stata l’istanza di un legale, respinta dal Gup, per sollevare una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale sull’esclusione dei soggetti chiamati come responsabili civili per gli imputati che hanno ottenuto il rito abbreviato.
Nel crollo sono rimasti uccisi Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein “Michelone” Hamade e Alessio Di Simone.
Il processo avrà anche uno strascico civile: subito dopo la sentenza è stata annunciata un’azione civile di alcune parti offese contro la Regione Abruzzo, ente proprietario della Casa dello studente, affinché risponda di tutti i danni causati dal crollo.




