L’AQUILA – “Dopo due sentenze conformi, la situazione è complessa, se non compromessa”.

Lascia pochi spazi di manovra, in vista di un eventuale ricorso in Cassazione, la valutazione dell’avvocato Angelo Colagrande, difensore del tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari dell’Aquila (Adsu), Pietro Sebastiani.

L’uomo è stato condannato, in Appello come in primo grado, a 2 anni e 6 mesi di carcere per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, nel processo per il crollo della Casa dello studente la notte del 6 aprile 2009, che causò la morte di 8 giovani.

Con le stesse accuse pene confermate, in questo caso 4 anni ciascuno, per gli altri tre imputati Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Bernardino Pace, tecnici autori dei lavori di restauro nell’anno 2000 che, secondo due gradi di giudizio, hanno avuto un ruolo decisivo per il crollo della struttura, già progettata in modo carente negli anni Sessanta, senza che loro lanciassero allarme o evidenziassero le anomalie presenti.

Colagrande respinge con sdegno le informazioni emerse in udienza da fonti legali, secondo le quali gli imputati non sarebbero in grado di pagare i risarcimenti perché nel frattempo avrebbero ceduto beni, e in conseguenza a questo si faranno cause civili contro la stessa Adsu e la Regione Abruzzo.

“Queste sono elucubrazioni calunniose degli avvocati delle parti civili, un atto gravissimo – sbotta Colagrande – È vero che ci sono state 8 persone decedute, ma ci sono le persone coinvolte nel processo che non si sono certo divertite. Mi rifiuto di rispondere a quelle insinuazioni”.

Quanto all’ipotesi del ricorso in Cassazione, “siamo davanti a un fatto grave, con tutto l’affetto che possiamo volere al nostro assistito la situazione è grave”, ammette il legale, realista e forse anche un po’ pessimista. D’altronde, sottolinea, “come si fa a essere ottimisti di fronte a una sentenza del genere che conferma tutto? Non farei bene il mio lavoro, se lo fossi”.

Per Colagrande, che assiste il tecnico assieme ad Attilio Cecchini, quella emessa dal collegio presieduto dal giudice Luigi Antonio Catelli è “una sentenza che ci intristisce fortemente e che ci lascia addolorati. Non possiamo dire altro perché abbiamo fatto tutto il possibile, ce lo hanno detto anche in Aula. Sebastiani o andava assolto – sostiene – o abbiamo sbagliato noi, alla fine gli sono stati inflitti i minimi di legge”.

Per una valutazione definitiva, l’avvocato attende le motivazioni, che dovrebbe essere depositate il prossimo 15 luglio.

“Il punto già valutato e che secondo me i giudici valuteranno – ipotizza – è quando il perito Gabriella Mulas scrive che la mole dei lavori di ristrutturazione alla Casa dello studente imponeva una maggiore attenzione: un commento non corretto, ma vero”.