L’AQUILA – Una sentenza accolta con moderata soddisfazione, “poteva andare peggio”, ma anche tanta insoddisfazione, “sono tutti responsabili, non solo alcuni”, anche perché gli otto ragazzi morti “non torneranno”.

Non lenisce affatto il dolore la sentenza di primo grado per il crollo della Casa dello studente, quattro condanne di tecnici che hanno ristrutturato pericolosamente una struttura già malcostruita e un tecnico Adsu che non l’ha collaudata a dovere.

LA SORELLA DI DAVIDE: “IMPORTANTE PER L’ITALIA, NON PER NOI”.

“Sentenza o non sentenza, io mio fratello non lo rivedrò più. È importante per la giustizia, la civilità e l’etica di questo Paese, non tanto per noi. I nostri cari ormai sono andati via”, questa l’amara consapevolezza di Liliana Centofanti, sorella del giovane Davide.

“‘Non deve accadere più’ è una frase che è stata ripetuta troppe volte, non vorrei che diventasse uno slogan, non lo è – aggiunge – Spero che la sentenza dia questo segnale, continuerò a ripeterlo fino all’infinito: non è possibile disporre della vita delle persone in questo modo, senza che se ne paghino le conseguenze e avvicinandosi a queste cose con troppa indifferenza e noncuranza”.

LA MAMMA DI FRANCESCO: “SONO TUTTI RESPONSABILI”

Prova a sorridere Annamaria Cialente, mamma di uno dei ragazzi morti, Francesco Esposito.

“Giustizia? Poca, però è stata fatta. Poteva andarci anche peggio come successo in altri casi particolari – commenta – Anche se gli anni sono pochi, ci aspettavamo di più, ma soprattutto ci aspettavamo una condanna per tutti, non per qualcuno sì e qualcun altro no. Tutti sono responsabili del crollo di quella casa. Comunque per il momento va bene così”.

“Oggi è stata una giornata sofferta – prosegue – Era il compleanno di mio figlio, avrebbe compiuto 28 anni e questo forse è un segno che ci ha voluto dare. Siamo contenti per modo di dire, ma è stato fatto un passo avanti ma è essenziale che ci siano state condanne certe”.

IL PAPA’ DI LUCA: “GIUSTIZIA SAREBBE ALTRO…”

“Giustizia non è, questa è legge. Giustizia sarebbe altro”. Insoddisfatto Roberto Lunari, papà di uno dei ragazzi morti, Luca, a sua volta padre di una bimba che il 6 aprile 2009 aveva appena sette mesi.

“Per Sebastiani speravo in qualcosa di più, ha responsabilità precise – spiega, commentando la sentenza – Credo che se è stata condannata la commissione Grandi rischi per aver rassicurato, l’architetto Sebastiani ha rassicurato personalmente i ragazzi. Ha fatto la verifica e ha rassicurato che potevano stare dentro, ha responsabilità più grandi”.

Per quanto riguarda i tecnici, “non so che cosa prevede la legge ma se così è stato stabilito sarà questo. Tutto sommato, quattro anni di interdizione è poco. Non è minimamente paragonabile”.

“Questa tragedia poteva essere evitata se non ci fosse stata ingordigia da parte di qualcuno, all’italiana – conclude – Gli scandali che vediamo tutti i giorni in televisione fanno parte di questo”.

LA ZIA DI DAVIDE: “VORREI VEDERE QUEI RAGAZZI QUI, ORA”

“Si muore perché non si protegge, come non hanno protetto i dirigenti dell’Adsu, anche se sono stati assolti. Il terremoto non è arrivato all’improvviso, ha dato dei segnali”, ricorda Antonietta Centofanti, la zia di Davide.

“Cambiare modo di costruire? Spero di sì, significherebbe che queste otto vite e le altre 300 vittime di questo terremoto non si sono perse invano – aggiunge – Ma non sono fiduciosa, questo Paese è distante da una cultura delle regole e della legalità”.

Il sentimento verso le otto giovani vittime, “Nostalgia. Sarebbe bello vederli entrare qui adesso e invece non ci saranno più”, chiude.