L’AQUILA – Alla vigilia dell’inizio del processo di appello per il crollo della Casa dello studente, dove il 6 aprile 2009 morirono 8 giovani, è scomparso colui che progettò quell’edificio.

È infatti deceduto a quasi 95 anni l’ingegnere aquilano Claudio Botta. Ieri sono stati celebrati i funerali nella chiesa parrocchiale del Torrione.

Botta era finito sotto inchiesta per il crollo in quanto i periti di difesa e accusa hanno sempre indicato nelle carenze progettuali di quell’edificio, realizzato nel 1965, la principale causa della tragedia.

Le accuse non sono mai state contestate a Botta in modo ufficiale nel senso che la sua posizione, per gravi motivi di salute, è stata subito stralciata e non ha mai potuto prendere parte a un processo.

Si tratta del decano degli ingegneri della città, che ha legato il suo nome a diversi edifici realizzati negli anni d’oro del boom economico.

Un personaggio molto conosciuto che ieri è stato ricordato con messaggi di cordoglio dagli Ordini professionali degli Ingegneri e degli Architetti che si sono stretti al dolore dei familiari.

Intanto, domani, a meno dei consueti problemi di notifiche mai fatte, inizia il processo di secondo grado. In tribunale compariranno le quattro persone che furono condannate in primo grado per omicidio colposo plurimo.

Si tratta di coloro che realizzarono i restauri nel 2000, i tecnici Domenico Pace, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone, i quali hanno presentato ricorso per ottenere l’assoluzione, sostenendo che quei lavori non ebbero nessuna incidenza nel crollo. E di un amministrativo, Pietro Sabastiani.

In primo grado i primi tre sono stati condannati a 4 anni di reclusione mentre 2 anni e 6 mesi sono stati inflitti a Sebastiani.

Sono 21 le parti civili ammesse, compreso il Comune capoluogo, costituzioni che riguardano non solo i familiari delle otto vittime ma anche i superstiti, alcuni dei quali rimasero feriti con conseguenze permanenti.