L’AQUILA – “È stata una requisitoria molto puntuale, però non condivido le richieste di assoluzione di Luca Valente e Luca D’Innocenzo“.
È la reazione dell’avvocato Domenico D’Amati, legale di parte civile della famiglia di Davide Centofanti, uno degli otto giovani morti nel crollo della Casa dello studente, alla requisitoria del pm Fabio Picuti nel corso del processo di oggi.
Parlando della posizione del direttore e del presidente Adsu del 2009, “era evidente che i tecnici da loro incaricati non avevano eseguito i controlli sulla sicurezza antisimica e quindi avrebbero dovuto appropriarsi dei progetti”, ha continuato il legale che oggi è stato l’unico a pronunciare l’intervento di parte civile.
“Ho evidenziato – ha spiegato ancora D’Amati – il fatto che Davide era un giovane capace e meritevole, nel corso della sua vita, di accedere ai più alti gradi e per il quale lo Stato doveva provvedere alle provvidenze. Ho sottolineato che c’è una norma costituzionale, il diritto alla sicurezza, quindi è colpevole aver assegnato una residenza universitaria non a norma e non sicura ai giovani della Casa dello studente”.
Sospiro di sollievo per l’avvocato Piergiorgio Merli, difensore di Valente per il quale il pm ha chiesto l’assoluzione.
“Sono soddisfatto della ricostruzione del pm – ha spiegato – Vi sono ulteriori motivi e regioni difensive che evidenzieremo, anche se l’ultima parola spetta comunque al giudice”.
L’avvocato Armando Tascione, legale di parte civile della famiglia del giovane Francesco Esposito: “Gli esiti del processo dimostrano che il crollo della Casa dello studente è addebitabile a fatti umani e non alla natura”.






