LANCIANO – “Ormai quello che da tempo avevamo previsto si sta concretizzando, e nel peggiore dei modi. La condizione lavorativa all’interno dell’istituto frentano sta progressivamente degenerando, tanto che la Polizia Penitenziaria è costretta ad operare in un clima terribile, solo nel 2019 infatti abbiamo subito un’aggressione fisica mediamente ogni 40 giorni per un totale, ad oggi, di 9 aggressioni con prognosi”.
La denuncia, durissima, arriva dalla Uilpa Polizia penitenziaria.
“Si sono verificate una sequela infinita e giornaliera di minacce e vessazioni che hanno creato un senso di impotenza negli operatori che non sono messi in condizione di esprimere la loro professionalità, di contro la popolazione detenuta stà approfittando della situazione per esprimere il proprio disappunto contro la legge, colpendo i rappresentanti dello stato. Questa settimana poi abbiamo decisamente superato il segno, lunedì 2 dicembre un Assistente Capo Coordinatore di Polizia Penitenziaria è stato aggredito da un detenuto campano del circuito alta sicurezza, riportando una prognosi di 7 giorni; tale episodio, tra l’altro, è avvenuto durante una visita informale del provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Lazio, Abruzzo e Molise Carmelo Cantone, che ha avuto modo quindi di toccare con mano il disagio lavorativo della Polizia Penitenziaria”.
“Vale la pena ricordare che a ottobre 2019 la UiIpa aveva chiesto aiuto proprio a Cantone nel corso di un incontro ottenuto a seguito di un’altra aggressione – prosegue il sindacato -, durante il colloquio abbiamo avuto modo di esprimere tutte le nostre preoccupazioni riguardo le difficoltà gestionali che si stanno vivendo all’interno della Casa Circondariale di Lanciano e sui dubbi che tali criticità possano essere acutizzate da alcune scelte gestionali che mal si sposano con le peculiarità dell’istituto di villa stanazzo, sicuramente non sta a noi indicare la rotta da tenere ma quando alcune scelte mettono a rischio la salute dei lavoratori è compito delle organizzazioni sindacali fare tutto il possibile affinché i lavoratori siano messi in condizione di lavorare in sicurezza e questo a Lanciano non accade ormai da troppo tempo”.
“Tanto per ribadire il l’attualità del problema venerdì sera un altro detenuto del circuito alta sicurezza, di origini pugliesi stavolta, si è scagliato contro un Sostituto Commissario di Polizia Penitenziaria procurandogli una prognosi di 5 gg. La parte peggiore di questa storia è che quello stesso detenuto si era reso colpevole, nei mesi scorsi, dell’introduzione di telefoni cellulari nell’istituto, aveva minacciato pesantemente lo stesso Sostituto Commissario aggredito cercando in tutti i modi lo scontro fisico, vanta un curriculum con svariati episodi di intolleranza violenta verso la Polizia Penitenziaria e diversi rapporti disciplinari redatti a suo carico”.
“La cosa che ci lascia perplessi – conclude la Uil – è che il Capo de Dipartimento, Dott. Franco Basentini, il 9 ottobre 2018 aveva emanato una circolare dipartimentale che recita: ”Saranno immediatamente trasferiti in altri istituti, anche lontani, per gravi motivi di sicurezza i detenuti responsabili di aggressioni, anche solo tentate, agli agenti di Polizia Penitenziaria, al personale sanitario, agli operatori o ad altri detenuti o che abbiano messo in atto qualsiasi evento a carattere violento o danneggiato beni dell’Amministrazione “ Evidentemente per la Casa circondariale di Lanciano le disposizioni del Capo del Dipartimento non hanno effetto e quindi ci chiediamo, e chiederemo per iscritto agli organi competenti, chi è che ha sbagliato? Sono i vertici dell’istituto che non chiedono gli allontanamenti o il Provveditorato Regionale che non li autorizza? Oppure è lo stesso dipartimento, responsabile per i trasferimenti dei detenuti alta sicurezza, che non autorizza lo spostamento “immediato” dei detenuti sottoposti al 416 bis? L’unico intervento che abbiamo visto nei confronti di un personale ormai stremato dai turni di lavoro prolungati e dalla mancanza di turn-over è la quantomeno singolare decisione di aprire un nuovo reparto detentivo che a fronte di un minimo aumento della capienza dell’istituto andrebbe a sfibrare il già precario equilibrio lavorativo”.




