L’AQUILA – Tanti turisti, e tanti aquilani, non hanno avuto paura di sfidare il freddo, per trascorrere a dieci anni dal terremoto, il capodanno nel centro storico del capoluogo d’Abruzzo, che mese dopo mese, rinasce e si riaccende di vita e di luci.

A capodanno, però, a scaldare i cuori sono state sopratutto le luci degli addobbi: pochi locali e ristoranti sono rimasti infatti aperti, durante la sera del 31, e il Comune che ambisce a diventare capitale italiana della cultura 2021, per l’ultimo dell’anno non ha organizzato nessun evento, a differenza di quello che è accaduto in altre città abruzzesi. 

In compenso ha speso 100 mila euro, grazie al finanziamento della Camera di commercio, per luminarie, e per l’albero di natale di piazza Duomo, dal valore di 30 mila euro, realizzato dalla Creation Vetrina, “uno dei più alti d’Europa”, ha esultato il sindaco Pierluigi Biondi e l’assessore al Turismo, Fabrizia Aquilio

Anche e soprattutto a causa dell’assenza di eventi di richiamo – un concerto, uno spettacolo, animazioni per grandi e piccini -, è lecito supporre, molti locali hanno preferito rimanere chiusi, e riposarsi. Quei pochi che sono rimasti aperti sono stati premiati da buoni affari, vista la scarsa concorrenza, e la tanta utenza vagante per i vicoli del centro.

Inevitabili le critiche che serpeggiano nei mai indulgenti profili facebook, da parte di cittadini che hanno lamentato le scarse opzioni per fare un aperitivo e passare in compagna, e sopratutto al caldo, l’ultimo dell’anno.

“Un albero di plastica non può risolvere il baratro in cui si trova L’Aquila”, “diciamo che quest’anno se ne sono lavati le mani…”, “Hanno speso tutto in addobbi pacchiani”, “E questa sarebbe una città vocata al turismo?”, alcuni dei caustici commenti scelti a caso. 

Critiche anche da parte dei titolari dei locali.

“Bello, per carità l’albero tra più alti d’Europa, però a capodanno ci si poteva fare almeno una cantata sotto….”, ironizza ad esempio Giuseppe Gallucci, titolare del Bistrot 26 a piazza Duomo, che ha fatto a capodanno le ore piccole.

“Va dato atto che l’amministrazione comunale – prosegue l’imprenditore – ha fatto bene nei venerdì per le famiglie, e anche durante l’estate, con tanti eventi. Peccato però che sia scordato le festività natalizie. Grandi addobbi, ma zero eventi per famiglie e bambini, apparte la casetta di Babbo Natale e la pista di pattinaggio. Davvero un po’ poco per un capoluogo di regione”.

Le associazioni di categoria, tra l’altro dilaniate al loro interno da conflitti, non avevano certo il potere di costringere gli esercenti ad alzare le saracinesche. Anche se, con il Comune parte attiva e propositiva, c’è chi osserva, si poteva organizzare almeno una rotazione delle aperture per “coprire” il 31 e il 1 gennaio.

A restare aperti tutta la sera del 31, anche fino alle prime luci dell’alba, per fare qualche esempio, l’enoteca Garibaldi e Punto G, con il cenone di prodotti a filiera corta, il ristorante Lincosta, Braci a Abbacchi. 

A lanciare con successo il “capodanno diffuso”, un’idea buona anche per i prossimi anni, è stato poi il locale e discoteca Bliss, di Monticchio, frazione a pochi chilometri dall’Aquila, in collaborazione con Think Over. Un pacchetto unico che comprendeva cena, veglione, a circa 100 euro, alberghi convenzionati e servizio bus navetta gratuiti, per tutti gli spostamenti durante la serata.

Un successo, visto che sono stati oltre mille i partecipanti, di cui un terzo turisti arrivati da tutta Italia. I ristoranti convenzionati erano Osteria da Giorgione, Antica trattoria dei Gemelli, L’Olimpo, per l’aperitivo del 31 pomeriggio I due Magi, con possibilità di cenare anche a la cartè, e il bar Duomo, per la colazione del primo gennaio mattina. Gli hotel convenzionati per il pernottamento, per chi è arrivato da fuori L’Aquila, erano il Federico II e l’Hotel L’Aquila.

Ma apparte queste eccezioni, L’Aquila a capodanno, l’opinione dei più, ha offerto troppo poco, per le ambizioni che vanta sul fronte del turismo. 

A fare affari d’oro sono stati così gli ambulanti a suon di panini con la porchetta e salsicce, e vino a low cost, e aspetto infine che può essere letto come positivo, tanti aquilani, proprio in virtù della scarsità di proposte alternative, ha optato per un cenone tra amici a casa, al caldo, e con grande risparmio di denari.  Soddisfatti, si suppone, anche quella parte di residenti in centro, nemici giurati della movida, e che invocano silenzio e coprifuoco tutto l’anno. (f.t.)