L’AQUILA – Per il capogruppo M5s, Francesco Taglieri, “non abbiamo imposto nessun aut aut, abbiamo solo evidenziato che ad oggi il garante del nostro programma è il coordinatore del Patto per l’Abruzzo Luciano D’Amico, e dunque ha i titoli per essere candidato anche nel 2029″. Per il capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci, però, “parlare già oggi, a quattro anni dalle elezioni di un candidato presidente appare oltremodo prematuro”.
Interpellati da Abruzzoweb, i due capigruppo in consiglio regionale dei pentastellati e dei dem tengono a precisare con toni concilianti, ma con oggettiva distanza, la loro posizione a seguito del conclave di Capestrano, in provincia dell’Aquilal nell’agriturismo di Alfonso D’Alfonso, imprenditore agricolo e coordinatore del movimento progressista e cattolico Demos, dove in assenza di comunicazioni da parte dell’ufficio stampa dell’opposizione, Abruzzoweb, attingendo da fonti interne allo stesso centrosinistra, ha raccontato di una spaccatura e di una rissa (chiaramente metaforica) sull’ipotesi di una ricandidatura alle Regionali del 2029 di Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo ed ex presidente della Tua, la società del trasporto regionale, candidato presidente nel 2024, quando è stato invece riconfermato il centrodestra per lo storico secondo mandato.
Una proposta avanzata proprio dagli esponenti del M5S, oltre a Taglieri, la consigliera regionale Erika Alessandrini e il coordinatore abruzzese Gianluca Castaldi, ricevendo più di una resistenza, anche a causa di alcune posizioni non condivise prese da D’Amico, come quelle della riforma del collegio unico elettorale e il dietrofront sui fondi a pioggia.
I consiglieri Giovanni Cavallari, di Abruzzo insieme, intervenuto in videocollegamento, e Pierpaolo Pietrucci, del Pd, hanno ricordato che per decidere cose di questa portata serve il tavolo nazionale, e non quello di agriturismo. Assenti poi Sandro Mariani, presidente della Commissione Vigilanza, del Pd, che non fa più mistero di voler essere lui il prossimo candidato presidente di Regione. Come pure Enio Pavone, capogruppo in Consiglio regionale di Azione, e il deputato Giulio Sottanelli. Successivamente nel consiglio regionale di martedì Azione si è nettamente smarcata dal resto della coalizione presentando una sua risoluzione su Gaza, che approvata il piano di pace di Donald Trump, votato anche dal centrodestra, mentre sono stati bocciati le risoluzioni di Pd e M5s.
Tornando al conclave: presenti tutti gli altri, anche i parlamentari del Pd Luciano D’Alfonso e Michele Fina, e del M5S Gabriella Di Girolamo.
Tutti d’accordo ovviamente sulla madre di tutte le battaglie, quella del deficit della sanità, che lettera del dirigente Ebron D’Aristotile rivelata da questa testata potrebbe arrivare a 120 milioni di euro.
Ha spiegato a bocce ferme dunque Taglieri: “noi abbiamo la necessità come Patto per l’Abruzzo, visto che ci sono sensibilità diverse al suo interno, di condividere la stessa agenda, con i punti salienti per tracciare un perimetro per il futuro dell’Abruzzo e degli abruzzesi”.
Ed arriva al punto: “un’agenda politica condivisa deve avere un garante con nome e cognome, e questo ad oggi è il professor Luciano D’Amico, il nostro candidato presidente. Se questo vuole essere poi eletto come un endorsement a D’Amico candidato anche nel 2029, dico che è corretto, in quanto interprete della nostra agenda politica e sarebbe del resto difficile dopo 18 mesi, cambiare idea. Per noi può essere ancora una volta lui l’interprete”
Detto questo però Taglieri aggiunge: “ovviamente mancano quattro anni al ritorno alle urne, che nella politica rappresenta una era geologica. Tutto dovrà essere condiviso, ma noi abbiamo le idee chiare, vedremo cosa ne pensano gli altri. Beninteso, dovesse emergere un interprete altrettanto valido di un programma condiviso e vincente, ben venga, lo valuteremo”.
Ad un patto però, “tutti deve essere trasparente, le carte devono essere sul tavolo, e dobbiamo in ogni modo evitare questa volta la scelta del candidato a ridosso delle elezioni, come avvenuto nel 2024, perché gli abruzzesi non capirebbero”.
Taglieri poi sulla mancata comunicazione dell’esito del summit, sottolinea che era sono un primo incontro, e nega che ci siano stati scontri.
Taglieri non si dice preoccupato poi su quello che sta accadendo nel partito Democratico, con la leadership di Elly Schlein, dialogante con i pentastellati, assediata dall’ala moderata.
“Il Patto per l’Abruzzo nasce qui, sui nostri territori, è stato un unicum, perché già nel 2024 noi abbiamo deciso dimetterci insieme, di andare oltre le identità, cercando di assorbire le distanze e trovare soluzioni condivise ai problemi. Abbiamo creato un modello, poi replicato in tante altre regioni”.
A proposito di identità diverse, è esploso dentro il Patto per l’Abruzzo lo scontro sull’estrazione di gas nel Lago di Bomba, tra Azione di Enio Pavone, e Avs, del consigliere Alessio Monaco, con M5s ovviamente sul fronte del no, come pure il Pd.
“Ci sono sensibilità diverse anche nel centrodestra, ci sono ovunque – spiega Taglieri -. Azione a livello nazionale non ha mai nascosto il suo pensiero sulle politiche energetiche. Però Azione nel momento in cui ha abbracciato questo progetto in Abruzzo, sapeva che all’interno della nostra agenda politica non c’erano alternative rispetto alla transizione ecologica e al non al fossile e se vogliono rimanere all’interno del Patto per l’Abruzzo si devono attenere all’agenda che hanno sottoscritto nel 2024 e che sarà confermata anche per il 2029”.
Veniamo dunque al Paolucci pensiero: “io penso una cosa molto semplice: si voterà in Regione nel 2029. Oggi D’Amico è il leader del Patto per l’Abruzzo, si può anche essere d’accordo che sia il candidato naturale, ma ora il lavoro da fare è un altro”, esordisce.
Per non dire poi, che “in mezzo ci sono importanti appuntamenti, le prossime regionali e sono ottimista sul loro esito, per le forze che stanno costruendo un’alternativa al governo di Giorgia Meloni, poi le amministrative, importanti anche in Abruzzo e le politiche nel 2027″.
Insomma la scelta di un candidato dipende anche dai nuovi scenari ed equilibri tra le forze della coalizione, per non dire delle scelte che in ultima istanza si decidono a Roma, ai vertici dei partiti.
Paolucci poi nega che come sostengono le voci critiche dentro al Pd e non solo che l’azione dell’opposizione in consiglio sia poco efficace e che non sposti i consensi, e che D’Amico non sia un leader sufficientemente battagliero e trascinatore, ma un po’ troppo accademico.
“Se c’è qualcosa di davvero inefficace è il centrodestra, che sta inanellando insuccessi che stanno pagando tutti gli abruzzesi, noi stiamo dando battaglia sulla malagestione della sanità, oramai sull’orlo del baratro, sulla mancanza di programmazione che porta a sprecare soldi per feste e fiere senza aggredire i problemi. Una linea politica postata avanti assieme al professor D’Amico che sta dando un importante contributo”
Nel 2023 Paolucci era il nome che il Pd aveva fatto al tavolo come candidato presidente, poi ha fatto un passo indietro, perché gli alleati volevano un candidato non a targa Pd ma civico e rappresentativo delle varie anime, e spuntò il nome di D’Amico.
“Non riproporrò la mia candidatura, anzi credo che a mia esperienza dal punto di vista regionale va verso la conclusione. Però a prescindere da questo, il punto è che per determinare la candidatura più forte bisogna rispettare delle regole base in politica, una di queste è individuare la personalità, donna o uomo che sia, che riesca a mettere insieme le forze in modo più ampio possibile, e non c’è dubbio che nel 2024 D’Amico rispetto a me rispondeva a questo requisito in modo molto più ampio”.



