L’AQUILA – “È una gioia immensa rivedere aperto questo teatro, così bello, così importante. Il nostro compito si è concluso, ora l’auspicio è che torni ad essere fucina di cultura, di sperimentazione, di formazione per tanti giovani talenti, come era prima del terremoto del 2009”.

Subito dopo il taglio del nastro del ricostruito teatro San Filippo, nel cuore del centro storico all’Aquila, da parte del ministro della cultura Alessandro Giuli e del sindaco Pierluigi Biondi  questo il pensiero a caldo di Mauro Pellegrini, 68enne storico imprenditore al timone assieme a Giancarlo Di Persio della Dipe costruzioni, una delle imprese protagoniste della ricostruzione post sisma.

Al fianco di Mauro Pellegrini, nel lieto giorno, il 32enne architetto Stefano Di Persio, figlio di Giancarlo, componente del cda della Dipe che rivela, “questo cantiere l’ho vissuto da giovanissimo, non me ne sono occupato direttamente, ma per me ha rappresentato una preziosa occasione di apprendimento”.

I due rappresentanti della Dipe, defilati nella cerimonia di inaugurazione, possono dunque esibire come fiore all’occhiello in ripristino di un gioiello barocco duramente danneggiato dal sisma del 2009, che dal 1987 era sede del Teatro stabile di innovazione L’Uovo, grazie a Maria Cristina Giambruno, Antonio Massena e Antonio Centofanti, fucina di innovazione e sperimentazione a livello internazionale.

Il cantiere della Dipe, iniziato a luglio 2013 si è concluso nel 2020, per complessivi 3,5 milioni di euro, di cui 1 milione di euro dai proventi della canzone “Domani”, su iniziativa della casa discografica Sugar Music, il cui presidente è la cantante Caterina Caselli, presente all’inaugurazione, su appalto della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, con Antonio Massena che già dall’immediatezza del post sisma ha svolto le funzioni di supporto tecnico per il ripristino degli apparati teatrali e non solo.

Perla del rinnovato teatro è oggi, proposta dalla Dipe, il palco a scomparsa motorizzato, dotato di un sistema di motorizzazioni e catene di derivazione navale che consente di far elevare la struttura fino a nove metri e abbassarla a soli 1,05 metri quando a riposo, lasciando così piena visibilità dell’altare maggiore, della cupola e del transetto. Il nuovo palco mobile è stato studiato da professor Massena e dagli architetti Marco Nicoletti, della Dipe costruzioni, e Carlo Lufrano.

“Voglio ringraziare innanzitutto le nostre maestranze – prosegue Pellegrini -, in questo cantiere, in questi anni, ci hanno messo l’anima, oltre che la professionalità e l’esperienza”.

Pe un intervento molto complesso, sottolinea l’imprenditore: “il sisma aveva devastato la struttura,  per il consolidamenti abbiamo dovuto fare dei gardaggi lunghi 12 metri per nascondere i tiranti, dentro le murature, con una ‘calza’ intorno alle catene per non far disperdere la resina iniettata. Poi abbiamo dovuto anche rialzare la cupola perché aveva ceduto, e l’abbiamo consolidata con fibre di carbonio. Per la facciata principale sono state inserite nelle vecchie buche pontaie dei ‘fiocchi’ sempre impregnati con la resina, con una particolare tecinca di ricucita invisibile. Sugli affreschi e gli stucchi all’opera una squadra di 25 restauratori e restauratrici, e devo dire che hanno fatto un lavoro eccezionale”.

La Dipe, va ricordato, è del resto una ditta specializzata in restauri, nel post sisma ha rimesso a nuovo anche la chiesa di Santa Margherita, palazzo Taranta, palazzo Pascali, ha lavorato nell’aggregato del palazzo della Prefettura e in quello di Piedi Piazza Duomo, in Italia la Dipe ha lavorato al restauro della  fontana dei Leoni a Jesi e della cappella Sistina a san Pietro a Roma, cantieri in corso in corso lavori A Siracusa, Pieve Torina e anche a Venezia, al museo Fortuny.

Ma la perla è il palco a scomparsa, e rivela Pellegrini. “Sin dall’inizio si parlava di un traliccio mobile, ma in base ad un primo progetto sorgeva il problema della compromissione della fruibilità dello spazio e dell’impatto estetico. Un giorno mentre si parlava del più e del meno, con il professor Massena, e con gli architetti Lufrano e Nicoletti è uscita fuori questa innovazione del palco mobile aa scomparsa, con delle catene che escono fuori e diventano pilastri, con il graticcio che scende dentro al palco e una volta che è a terra il palco si richiude ed è così si rende visibile tutta la chiesa, massimizzando la versatilità nell’utilizzo dello spazio”.

Una soluzione, sottolinea Pellegrini, che “in Italia, e forse in Europa, dentro gli edifici vincolati, rappresenta un unicum”.

Spiega a sua volta Stefano Di Persio, che rappresenta la nuova generazione della Dipe costruzioni.

“Un teatro che riapre in città assume un valore enorme, non solo ovviamente architettonico. Si restituisce un luogo dove è possibile tornare alla vita normale, che può riattivare un movimento in centro storico”.

“Questo cantiere – conclude Di Persio -, non l’ho seguito personalmente, da architetto mi reputo orgoglioso per la qualità degli interventi che la mia impresa e i miei colleghi hanno adottato. Non è scontato riuscire ad ottenere un simile livello di consolidamento all’interno di una chiesa barocca, non visibile all’esterno, essendo questo uno dei problemi del restauro. Non era facile contemperare le esigenze della conservazione del bene architettonico artistico con la sua funzionalità e vocazione di teatro e luogo di eventi pubblici”.