L’AQUILA – La fusione tra le Camere di Commercio di L’Aquila e Teramo si deve fare. Mazzata del Mise, il Ministero per lo Sviluppo economico, sulle velleità di revoca dell’ente presieduto da Gloriano Lanciotti.
La delibera adottata dal consiglio camerale per stoppare il procedimento “non ha alcuna conseguenza”.
E intanto la Camera aquilana si arma: pronti diffida alla Regione e ricorso al Tar.
I toni, insomma, salgono ancora. Lo schiaffo è arrivato dal direttore generale della Vigilanza sugli enti cooperativi, le società e il sistema camerale, Gianluca Scarponi: “Alla deliberazione con la quale la Camera di commercio di Teramo ha revocato la propria volontà all’accorpamento non può attribuirsi alcuna automatica conseguenza in merito a un’eventuale revoca del provvedimento ministeriale o a un’eventuale sospensione in qualche modo dell’applicazione del predetto decreto”.
Posizione dura e perentoria che ribadisce l’assoluta validità del decreto emanato il 27 gennaio 2017 a seguito di due deliberazioni, coincidenti, con cui le Camere avevano deciso di avviare il processo di accorpamento. La revoca, semmai dovesse essere decisa, secondo il Mise “dovrebbe comunque essere disposta necessariamente con la medesima complessa procedura utilizzata per la sua adozione”.
Il 22 ottobre scorso il consiglio della Camera teramana ha deciso di revocare la propria delibera, risalente al 22 novembre 2016, con la quale aveva deciso di fondersi con L’Aquila per far nascere la Camera unica del Gran Sasso. Poi erano arrivati i due decreti ministeriali, il 27 gennaio 2017 e il 16 febbraio 2018, con cui, allora, Carlo Calenda sancì la nascita della Camera del Gran Sasso. Poi la giravolta teramana, che si è unita alle Camere che hanno contestato, tramite ricorso alla Corte Costituzionale, l’intero impianto della riforma Renzi che aveva previsto il taglio degli enti, su base nazionale, da 105 a 60.
Lo scorso 28 novembre la Camera aquilana ha deliberato la possibilità di impugnare dinanzi al Tar la delibera di revoca della Camera teramana, attraverso un parere legale che legittima l’ente a intervenire.
Si sta valutando anche la possibilità di chiedere un risarcimento nei confronti della Regione Abruzzo che avrebbe colpevolmente ritardato il procedimento. Partirà una diffida. Il presidente, Gloriano Lanciotti, aveva confermato, in una riunione con l’assessore alle attività produttive, Mauro Febbo, la volontà di interrompere il percorso, avviato tre anni fa, per la formazione della Camera di commercio Gran Sasso d’Italia.
Decisione motivata da Lanciotti con la mancanza di un quadro normativo di riferimento chiaro. Diametralmente opposta la posizione dell’Aquila con il presidente, Lorenzo Santilli, che ha sempre spinto sull’acceleratore per chiudere, in breve tempo, la partita.




