L’AQUILA  – Dietro l’improvviso stop alla fusione delle Camere di commercio dell’Aquila e di Teramo, che rischia di far saltare la nascita della Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia, c’è un accordo sotto banco del 2016 che è stato messo in discussione dai “commensali”.

E’ uno dei retroscena principali emersi in questi giorni di febbrili ma improduttive trattative, che è causa della rottura tra i cugini teramani e aquilani. In ballo, nella partita per la nascita del nuovo ente interprovinciale, ci sono presidenza e sede.

Mentre le posizioni restano distanti, con la levata di scudi del Comune, della Provincia e dell’Università di Teramo che hanno ribadito il “no” alla fusione dando man forte all’atto deliberativo della Camera di commercio territoriale, guidata da Gloriano Lanciotti, e la Camera di commercio aquilana del presidente, Lorenzo Santilli, chiusa in un silenzio tombale, che ancora non si esprime con atti ufficiali, salta fuori un accordo stipulato tre anni fa, al momento della riconferma della presidenza di Santilli, noto come “patto dell’ossobuco”: una definizione efficace legata al fatto che l’intesa è stata sottoscritta durante una cena a casa del direttore regionale della Confcommercio, Celso Cioni.

Il patto d’acciaio, siglato da Confindustria e Confcommercio, alla presenza dell’allora presidente degli Industriali dell’Aquila, Marco Fracassi, dell’allora direttore, Carlo Imperatore, del presidente dell’Ascom, Roberto Donatelli, e degli stessi Cioni e Santilli, ci sarebbe stata, secondo i bene informati, la riconferma di quest’ultimo alla presidenza dell’ente camerale aquilano per altri cinque anni (il mandato naturale scadrà a primavera 2021), con l’appoggio incondizionato di Confindustria che, in cambio, avrebbe avuto la guida dell’ente nella fase successiva.

A scombussolare i piani, l’intervenuto processo di fusione delle due Camera di commercio, con l’accordo sottoscritto a fine 2016, qualche mese dopo il precedente patto tra le due associazioni di categoria che, stando alle carte, prevede l’individuazione della sede della Camera di commercio Gran Sasso all’Aquila e la presidenza a Teramo.

Un atto che ha rimesso in gioco alleanze politiche e territoriali, rinvigorendo gli appetiti delle singole associazioni. Sul fronte teramano spinge la Cna, rappresentata da Lanciotti, tra i principali papabili alla guida della Camera del Gran Sasso d’Italia, mentre all’Aquila la situazione è nebulosa, anche alla luce del calo di gradimento del presidente Santilli, fortemente criticato dalle associazioni di categoria per la linea di condotta definita “unilaterale e personalistica”, come evidenziato di recente dall’Api, “nonché caratterizzata da disfunzioni e gravi carenze statutarie”.

L’ente è oggetto di forti critiche non solo per alcuni recenti affidamenti di incarico, in occasione della manifestazione “Luci d’artista” del 2018 e per il mancato supporto organizzativo alla Rassegna ovini, ma anche per un recente episodio che ha sollevato polemiche e malumori nei corridoi camerali: l’organizzazione, il 10 maggio scorso, di un workshop “Resto al sud all’Aquila”, con Invitalia, nella sede camerale di Bazzano, riservato ai Giovani soci della Bcc Roma, istituto bancario che vede Santilli presente nel consiglio di amministrazione.

Incontro riservato senza che venissero coinvolte altre imprese o associazioni del territorio – tuonano imprese ed associazioni, per illustrare le misure agevolative, ancora una volta in un ente a gestione pubblica. Una debolezza istituzionale rimarcata da più parti, quella di Santilli, la cui ricandidatura sarebbe  da tempo archiviata, che ha lasciato spazio ad un altro uomo della Confcommercio, Cioni, in prima linea in questi giorni con una serie di iniziative mediatiche sul territorio.

Dunque, L’Aquila punta, sulla base dell’accordo del 2016, ad avere sede e presidenza: un doppio traguardo che Teramo non intende assolutamente accettare. In tutto questo, Confindustria sollecita il rispetto del vecchio accordo stipulato tre anni a garanzia del rinnovo della poltrona di Santilli, che lascerebbe la presidenza del nuovo ente camerale ad un uomo forte di Confiundustria, l’imprenditore aquilano Ezio Rainaldi, impegnato in importanti partite territoriali e in una delicata fase di ricomposizione istituzionale sulle grandi questioni socio-economiche, a partire dalla questione, irrisolta, della restituzione di circa 100 milioni di euro da parte di circa 350 tra imprese e professionisti della tasse sospese per 18 mesi dopo il terremoto dell’Aquila del 2009.

In questo quadro frastagliatissimo, sembra ormai tramontata l’ipotesi di arrivare ad un accordo definitivo tra le due Camere di commercio, con l’ente aquilano che continua a non assumere decisioni e che parla ormai solo per bocca del direttore di Confcommercio, amico di vecchia data di Santilli, che non figura neppure in giunta: il solo a rilasciare dichiarazioni, anche per conto dell’ente, e che – attaccano i numerosi critici dell’attuale gestione camerale – sembra ormai essersi sostituito al presidente Santilli.