L’AQUILA – “Avremmo potuto puntare in alto, quindi ai play-off, invece rischiamo di dover lottare per non retrocedere. Per non parlare dei 150 mila euro di ammenda, una cifra che non ha motivazioni plausibili. In Figc non si rendono conto di cosa significhi fare calcio in Lega Pro, noi al massimo possiamo accettare 5 punti in meno e una multa molto più piccola”.
Così Massimo Mancini, vice presidente dell’Aquila Calcio, sui 13 punti (L’Aquila ora ne ha 27 in classifica) di penalizzazione e 150 mila euro di multa inflitti, in primo grado, alla società rossoblù nell’ambito della inchiesta Dirty Soccer sul calcio scommesse, che portò tra l’altro al carcere e poi ai domiciliari, misura poi revocata, l’ex responsabile dell’area tecnica Ercole Di Nicola.
Per l’ex dirigente, 5 anni di squalifica. La Procura federale per L’Aquila Calcio aveva chiesto 31 punti di penalizzazione e 205 mila euro di multa.
“Vediamo cosa accadrà nel prossimo grado di giudizio – aggiunge Mancini – ma già questa sentenza non ci rende sereni, perché è ancora ingiusta, nonostante i punti siano inferiori ai 31, folli, chiesti qualche tempo fa. E poi, 150 mila euro sono il costo di tre giocatori, non so se rendo l’idea. Qui si sta decidendo un campionato a tre quarti di stagione”.
Le sensazioni su una ulteriore decurtazione di punti, comunque, sembrano esserci in casa aquilana, con lo stesso Mancini in costante contatto con l’avvocato Flavia Tortorella.
“Cinque punti ci sembrano giusti, non di più”, conclude il vice presidente.
Tra le ipotesi al vaglio della società, c’è anche il ricorso in appello.





