L’AQUILA – Un padre-padrone del calciomercato ma non solo che, quando nell’estate 2008 arrivò all’ombra del Gran Sasso, a soli 31 anni, gestiva contemporaneamente la campagna acquisti del Giulianova in serie C2, del “suo” Morro d’Oro, dov’era tesserato anche come calciatore, in serie D, e appunto dell’Aquila Calcio in Eccellenza; tutto questo mentre era l’amministratore della società agricola Verde Futuro e il direttore commerciale della Economica Pagliare, cooperativa della vallata del Vomano.
Questo giocare su più tavoli, sempre come consulente, quasi mai come dirigente tesserato, descrive al meglio la figura di Ercole Di Nicola, 38 anni, originario di Atri (Teramo), una moglie e una figlia, arrestato oggi come una delle figure di spicco del nuovo scandalo che ha travolto il calcio italiano.
È il quarto procedimento giudiziario che lo coinvolge in pochi mesi, e il più grave.
Nei suoi sette anni trascorsi nel capoluogo di Regione, in verità, Di Nicola ha svolto un ruolo molto più ampio rispetto a quello del solo responsabile dell’area tecnica.
Ha legato e litigato con i presidenti, Elio Gizzi prima e Corrado Chiodi poi, ha guidato l’ingresso e l’uscita di soci nella compagine societaria, si è occupato ufficiosamente anche di questioni non strettamente tecniche come le trattative per le fideiussioni bancarie per domande di ripescaggio e iscrizioni ai campionati.
“All’Aquila comando io”, era solito ripetere nei tavoli del calcio italiano, e fonti investigative del capoluogo oggi confermano che per questa sua attitudine alla “chiacchiera” su di lui si erano già concentrate le attenzioni ancora prima che fosse coinvolto dall’indagine della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
L’indagine lo ha sorpreso: secondo quanto si è appreso, solo pochi giorni fa era stato confermato dal presidente Chiodi e stava già occupandosi di conferme, acquisti e cessioni per la rosa rossoblù del prossimo campionato.
Ma in società, al di là dei sospetti e dell’indagine, c’erano già molti dubbi su di lui tanto che, sempre da quanto appreso, la compagine si era letteralmente spaccata sulla conferma o la cacciata dell’uomo-mercato.
Chiodi era per il sì assieme ad altri soci. Dall’altro lato, il vice presidente, Massimo Mancini, e il direttore generale, Ugo Mastropietro, inizialmente molto legato a Di Nicola per poi distaccarsene, puntavano a un nuovo progetto tecnico, anche affidandosi all’ex arbitro di serie A Massimo De Santis, avvicinatosi al club del complesso Panorama.
“Ho vinto tre campionati con L’Aquila e mi contestano”, uno dei mantra del “direttore”, così lo chiamano tutti in città, anche se la promozione sul campo è stata una sola, quella al termine della stagione 2012-2013, dopo i playoff vinti in finale contro il Teramo dalla squadra allenata da Giovanni Pagliari.
Prima ancora c’erano state un’ammissione d’ufficio in serie D, nella stagione 2008-2009, dopo il sisma del 6 aprile di quell’anno, con L’Aquila che non disputò le ultime due partite del campionato, successive alla tragedia con 309 morti, quando era prima a pari punti, e un ripescaggio nel 2009-2010, dopo il campionato di quarta serie concluso al quarto posto, che aveva riportato il club rossoblù nel calcio professionistico.
Nelle altre quattro stagioni, campionati sempre di medio-alta classifica, risultato peggiore un ottavo posto in Seconda divisione di Lega Pro nel 2011-2012, ma sempre con qualche partita persa di troppo rispetto al valore teorico delle squadre, con sospetti che fino a oggi mai avevano preso corpo.
Molte anche le disavventure giudiziarie che lo hanno visto protagonista prima di questa, la più grave, il quarto filone giudiziario che lo riguarda.
TRUFFA
Di Nicola è imputato per truffa al tribunale dell’Aquila per il mancato tesseramento del giovane atleta albanese Ruis Zenuni, classe 1994. Secondo la denuncia della famiglia sarebbero stati versati soldi per vitto, alloggio e trasferte senza che l’atleta fosse mai sceso in campo.
Di contro si sostiene che il calciatore non è mai stato tesserato per L’Aquila. E il tesseramento sarebbe saltato per motivi non riconducibili al club.
Di Nicola, in più sedi del procedimento penale, ma anche pubblicamente, ha assicurato di non avere mai incassato assegni per lui o per conto del sodalizio in riferimento a questi fatti.
Gli atti sono stati acquisiti dalla procura federale che ha deferito il dirigente e anche l’ex presidente rossoblù, Elio Gizzi.
I DUE CONTRATTI DI PACILLI
La procura federale indaga anche in relazione al caso riguardante il contratto del giocatore rossoblù Mario Pacilli.
La vicenda è diventata pubblica dopo le dichiarazioni del procuratore del rossoblù, Donato Di Campli, che ha denunciato l’esistenza di due contratti diversi. In sostanza l’accordo depositato in federazione sarebbe diverso da quello firmato dal calciatore.
Al momento non c’è notizia di un’indagine penale su questa vicenda.
APPROPRIAZIONE INDEBITA E FALSO
Ma ci sono altri due processi a suo carico, che riguardano l’attività precedente all’approdo all’Aquila.
A Teramo Di Nicola è unico imputato nell’ambito di un’inchiesta della procura della Repubblica coordinata dal pubblico ministero Bruno Auriemma con le accuse di appropriazione indebita e falsità in scrittura privata.
L’accusa è di essersi appropriato, “in qualità di legale rappresentante di fatto” del Morro d’Oro calcio, di “denaro contante per un ammontare pari a 525.824 euro corrispettivo dei proventi di contratti di sponsorizzazione” che apparteneva alla società.
Appropriazione avvenuta “anche attraverso prelievi in contanti” presso un conto corrente intestato alla società presso Banca Tercas.
Gli viene inoltre contestato di aver compilato indebitamente una serie di 83 assegni per 600 mila euro circa, “tutti recanti firma apocrifa di Scarpone Mario, titolare del conto corrente, quale formale tenutario del patrimonio della società”.
OMESSA DICHIARAZIONE E OCCULTAMENTO LIBRI
E proprio l’ex amico di Di Nicola Mario Scarpone, che del Morro d’Oro era presidente, è l’autore della denuncia avvenuta dopo un controllo fiscale dell’Agenzia delle entrate dal quale era venuto fuori il notevole ammanco, denuncia da cui si è originata l’inchiesta.
Il secondo rinvio a giudizio vede invece Di Nicola imputato proprio insieme a Scarpone per quanto riguarda l’aspetto fiscale della vicenda con l’accusa di omessa dichiarazione d’Iva e occultamento o distruzione dei libri contabili in riferimento agli anni 2008 e 2009.
Secondo quanto appreso, i finanzieri non avrebbero mai ritrovato i libri contabili e di questo Scarpone stesso non ha saputo dare alcuna spiegazione nonostante il suo ruolo formale nella società.






