L’AQUILA – Agli ex alti papaveri della burocrazia della Regione Abruzzo la Calabria non ha portato fortuna.

Il romagnolo Guglielmo Zuccatelli, già sub-commissario alla sanità abruzzese ai tempi della presidenza di Gianni Chiodi, di Forza Italia,  si è dimesso ieri da commissario della Sanità calabrese, dopo essere stato travolto dalle polemiche per le sue sconcertanti e colorite affermazioni sulle mascherina che a suo dire “non servono a un c….”,  e sul covid meno pericoloso dei “camion che trasportano bombole del gas”.

Vacilla anche il posto della sub commissaria della sanità calabrese, Maria Crocco, ex direttore della sanità in Regione Abruzzo, anche lei con Chiodi, poi dirigente del servizio assistenza distrettuale territoriale, fino a pochi giorni fa braccio destro  dell’ex commissario Saverio Cotticelli,  generale dei Nas in pensione, che ha scoperto solo due settimane fa, davanti alle telecamere di Titolo V di RaiTre, di essere stato incaricato dal governo anche del “Programma operativo per la gestione dell’emergenza Covid“, cadendo incredibilmente dalle nuvole. Rampognato, fuori inquadratura, da Crocco, che in dialetto gli ha detto “Comu te l’aggia a dì, la prossima volta studia!” e ancora “devi venire preparato”, “rischi la galera!”.

Va detto però che nessuno, a cominciare dalla Regione, sia nella maggioranza di centrodestra che nell’opposizione di centrosinistra, si era accorto che la Calabria, ora zona rossa, non aveva portato avanti il piano pandemico.

Cotticelli, che è anche arrivato per rimediare alla figuraccia, ad adombrare l’ipotesi di essere stato drogato durante  il fatale servizio televisivo, è stato messo alla porta, sostituito appunto da Zuccatelli, a sua volta cacciato dopo la diffusione delle sue dichiarazioni.

E il teatro dell’assurdo prosegue: un sempre più imbarazzato ministro della Salute Roberto Speranza, di Leu, come il suo pupillo Zuccatelli, ha nominato commissario Eugenio Gaudio, rettore uscente dell’Università La Sapienza di Roma, al momento indagato dalla Procura di Catania nell’inchiesta“ Università bandita” e riguarda presunte irregolarità su concorsi accademici che sarebbero stati truccati. Anche se l’avvocato Gian Domenico Caiazza, ha assicurato che “ci sono buoni motivi per ritenere imminente l’archiviazione”.

Ci ha pensato lo stesso Gaudio ad evitare un altro polverone politico: dopo poche ore dalla nomina si è dimesso, questa mattina, “Mia moglie non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro”, ha spiegato a Repubblica.

Resta in stand by dunque la candidatura caldeggiata dal Movimento 5 stelle, del medico di Emergency Gino Strada, inizialmente proposto da Speranza nel non precisato ruolo di “affiancatore” di Gaudio.

Strada però, confermando al premier la sua disponibilità a far parte della squadra che deve risanare la disastrata sanità calabrese ha detto chiaro e tondo che “Questo tandem semplicemente non esiste”. Oggi, dopo il passo indietro di Gaudio, torna in auge la proposta, che però fa indignare il presidente ad interim della Regione Calabria, il leghista Nino Spirlì, “Gino Strada? La sua nomina in Calabria non arriverà, dovranno passare sul mio corpo per fare le nomine. Basta! Qua non abbiamo bisogno di missionari di nessun tipo, la Calabria non è l’Afghanistan“, ha tuonato.

Insomma terra minata, quella disastrata, indebitata sanità calabra, a cominciare per Zuccatelli.

Le sue dimissioni sono state chieste dallo stesso Speranza, che aveva provato a difenderlo fino all’ultimo.

“Con la stessa rapidità con cui ho accettato, mi dimetto su richiesta del ministro Speranza per rispetto che ho e ho sempre avuto per le istituzioni”, ha annunciato.

“Mi dimetto da tutto”,  ha aggiunto, rendendo noto dunque che le dimissioni riguardano anche la gestione degli ospedali catanzaresi: l’azienda universitaria “Mater Domini” e l’ospedale “Pugliese Ciccio” di cui era anche lì commissario.

Resteranno agli annali le sue parole registrate quando era commissario dell’Asp di Cosenza, e aveva ricevuto nel proprio ufficio una delegazione di un collettivo femminista.

“Le mascherine non servono a un cazzo, ve lo dico in inglese stretto. Sapete cosa serve? La distanza. Perché per beccarti il virus, se io fossi positivo, dovresti baciarmi per 15 minuti con la lingua in bocca”.

E ancora quelle di un altro video dove si  sente Zuccarelli, siamo ad aprile, smontare diverse tesi allarmistiche sul virus, a partire dalla pericolosità: “Sapete quante cose molto più pericolose ci sono in giro e noi non ci rendiamo conto? Io ad esempio ho paura quando vedo un camion con le bombole del gas e cerco immediatamente di allontanarmi. Il virus è pericoloso se uno non usa le contromisure adeguate, ma la mascherina è per i positivi e i sanitari, noi invece abbiamo fatto diventare il mondo pieno di mascherine”.

Zuccarelli si è lanciato in un appello sul sesso in tempi di Covid ai giovani che erano in diretta con lui: “Scopate adesso che ce la potete fare! Tranquilli, avete l’età giusta e avete gli ormoni giusti. Datevi da fare perché poi alla mia età se trovate uno che dice che scopa, non credetegli”.

Resta invece al suo posto,  sub-commissaria di nessun commissario, Maria Crocco. Accusata però di non poter non avere anche lei responsabilità sulle omissioni imputate a Cotticelli, a cominciare dalla mancata redazione del Piano pandemico regionale. Accuse ovviamente tutte da dimostrare, ma che tengono banco sui giornali e nell’opinione pubblica-.

Chiede la sua cacciata anche una petizione, lanciata da una semplice cittadina su Change.org, subito dopo le dimissioni di Cotticelli e prima di quelle del successore Zuccatelli, e che ha superato finora le 10mila firme.

“Speravamo tutti in una nomina che racchiudesse la stima di gran parte dei calabresi. Ci aspettavamo la rimozione del sub commissario, spedito qui con grande gioia degli Abruzzesi, che tutt’oggi non la rimpiangono – continua la nota – ed invece abbiamo appreso la nomina di Zuccatelli e la riconferma della Crocco”, “Il nostro commissario, non può essere uno che ha sostenuto certe tesi sul Covid non può essere uno come lui! Il nostro sub commissario non può essere la signora Maria Crocco, non la vogliamo”, sentenzia la nota dei promotori della petizione.