L’AQUILA – “Non tanto le palazzine, ma smontare i dissuasori sismici sotto gli alloggi del progetto C.a.s.e. costa troppo. La mia idea è lanciare un grande concorso internazionale di architettura e urbanistica per recuperare le new town e inserirle in un progetto più ampio”.
A lanciare l’idea dai microfoni di AbruzzoWeb è l’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano, di idee evidentemente più prudenti rispetto alla disinvoltura con cui il primo cittadino, Massimo Cialente, ha dichiarato di voler abbattere, se non tutte quasi, le palazzine realizzate dal governo dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
Si tratta di 4.450 alloggi antisismici divisi in 19 nuclei, realizzati con 1 miliardo di spesa, di cui 350 milioni di provenienza comunitaria, che nella massima capienza hanno ospitato fino a 15 mila sfollati e sono tuttora molto piene, con costi di gestione che il Comune, che le ha acquisite nel proprio patrimonio, fatica a sostenere, indebitandosi pericolosamente.
“Per rimuoverle ci vogliono i soldi dello Stato, che ci deve dare ancora soldi per la ricostruzione, chiederne anche per demolire il progetto C.a.s.e. mi sembra un azzardo”, evidenzia.
L’assessore ricorda che “quelle piastre sono costruite per contenere molto più dei tre piani che vi sono stati realizzati. Potevano essere costruite sopra una platea normale – svela – e non sarebbero crollate ugualmente. Invece sono stati installati dissuasori sismici e piastre non indifferenti”.
“La maggior parte di quei quartieri è inserita in ambiti urbani, da Preturo a Sant’Antonio, da Bazzano a Paganica – rileva poi Di Stefano – Sarei più dell’idea di uscirne alla grande. Come si recuperano e reinseriscono? Si dovrà demolire tutto, in parte o lasciare? Lo lasciamo a un grande concorso”.
Uno dei passaggi per fondere quelle aree abitative calate dall’alto con il resto della città è stato un bando lanciato dal Comune per posizionarvi all’interno anche dei negozi, ma l’esito è stato disastroso.
“Non è andato bene, ci sono state molte manifestazioni di interesse, poi quando siamo passati al sodo non sono andate avanti – ammette l’assessore – Capisco il motivo, bisognava fare un investimento durevole, se avessero fatto un investimento di 200 mila euro e oggi leggevano sul giornale che abbattiamo il progetto C.a.s.e., si sarebbero tagliati le vene!”.
Aprire alle idee esterne con un concorso, per di più internazionale, vuol dire rinunciare a far decidere solo a una ristretta cerchia di aquilani il destino di 4.500 alloggi.
Ma già in passato questa dinamica si è dimostrata di difficile realizzazione, come quando nel 2010 è stato snobbato il possibile contributo della task force composta dal sociologo Aldo Bonomi, dall’economista Paolo Leon, dall’urbanista Vittorio Magnago Lampugnani e dal vice presidente di Confindustria, Cesare Trevisani.
O ancora come quando è stato snobbato il contributo che, oltre alla progettazione dell’Auditorium del Parco, sarebbe stato impedito all’archistar Renzo Piano di occuparsi anche della riqualificazione delle periferie.
“Questa storia che Renzo Piano volesse riqualificare le periferie non mi è mai arrivata”, taglia corto Di Stefano che però ammette in conclusione: “C’è sempre questa voglia dell’Aquila di chiudersi un po’ troppo, ma se ci sono poteri forti si sfideranno”.






