BUSSI SUL TIRINO – “I lavori ancora non iniziano, è molto strano perché ci sarebbe dovuto essere un incontro tecnico per chiedere alla ditta vincitrice di presentare un progetto definitivo, visto che la gara è stata vinta sulla base di un progetto preliminare. Sono trascorsi altri due mesi, da quando sono scaduti i termini entro i quali le aziende escluse potevano presentare ricorso contro l’esito dell’aggiudicazione, e ancora non è stato fatto nessun incontro, né è ad oggi previsto. Siamo all’assurdo, i soldi ci sono, la gara è stata espletata ma non si parte con la bonifica”.
È l’ennesimo grido d’allarme di Salvatore Lagatta, sindaco di Bussi sul Tirino (Pescara), paese che ancora aspetta il risanamento delle aree inquinate da 130mila metri cubi di sostanze contaminate, “eredità” di mezzo secolo di industria chimica, finito alla ribalta nel 2007 quando la Forestale scoprì quella che è stata definita la discarica più grande d’Europa, oggetto anche di un processo approdato ora in Cassazione.
“Le preoccupazioni”, confida il sindaco ad AbruzzoWeb, “sono relative al terreno inquinato che deve essere restituito agli usi legittimi, sono siti che potranno essere utilizzati per la reindustrializzazione, sulla discarica Tre Monti il problema è ancora più serio perché sono state convocate una serie di conferenze dei servizi decisorie, in cui tutti gli enti hanno chiesto che si facesse una bonifica totale con asportazione del terreno inquinato, ma ce ne sarebbe dovuta essere un’ultima definitiva, continuamente rinviata che non si è più tenuta”.
Ma nonostante sulla bonifica della discarica Tre Monti pende ancora un ricorso al Tar presentato dalla Edison, che contesta le imposizioni del Ministero dell’Ambiente, l’ultimo rinvio, il 26 aprile scorso, è dovuto alla decisione della Regione Abruzzo, ritenuta “assurda” da Lagatta, di sottoporre il progetto di bonifica a valutazione di impatto ambientale.
“È assurdo che un sito d’interesse nazionale su cui sono già stati fatti due piani di caratterizzazione, si blocca tutto perché bisogna fare la Via, che generalmente si fa quando si va a modificare lo stato del terreno, sotto l’aspetto ambientale, visivo – aggiunge – qui è accertato che è una discarica, prima è stato fatto un piano di caratterizzazione da parte dell’allora commissario Adriano Goio, ritenuto non valido, poi ne è stato fatto un secondo in contraddittorio tra Edison e Arta, con quest’ultima che, dopo alcune resistenze iniziali, lo ha certificato. Adesso esce fuori un’altra scusa per ritardare, che è quella della Via e terminerà con un nulla di fatto”.
“Sono convinto che si decreterà che non serve la valutazione d’impatto ambientale”, dice il sindaco, “allora cosa stanno aspettando, le elezioni?”.
“Qualcuno immagina che possa esserci un’amministrazione diversa? – si domanda Lagatta – Prima che entrasse questa amministrazione non c’era un piano di caratterizzazione per le aree 2A e 2B, quelle oggetto di gara, non c’era il progetto di bonifica né piani per la messa in sicurezza. I poteri forti che hanno sempre gestito questo territorio non sono così felici di fare questa bonifica, perché devono cacciare i soldi”.
“La conferenza decisoria del 26 aprile – ricorda il sindaco – avrebbe dovuto dare l’inizio alla bonifica della Tre Monti, a carico della Edison, non c’era bisogno di fare gare, non essendo un ente pubblico”.
Lagatta, espressione di Rifondazione comunista alla guida del Comune con una maggioranza civica, scioglie infine le riserve sul proprio futuro politico: “Mi ricandido – dice – stavolta ho più difficoltà perché si sente forte l’influenza dei poteri forti. La decisione è legata soprattutto alla volontà di portare a compimento la reindustrializzazione, per la quale questi sono giorni cruciali. È in atto la voltura delle aree da Uniholding a Filippi Farma, entrambe del gruppo che fa capo ad Alberto Filippi, poi c’è la presentazione della domanda a Invitalia, la richiesta di velocizzazione a Regione e Ministero dello sviluppo, la presa di possesso del terreno e la richiesta di permesso a costruire”.
Al Ministero dell’Ambiente, intanto, la gestione della delicata questione di Bussi è tornata nelle mani del direttore generale, Gaia Checcucci, dopo che la dirigente Laura D’Aprile è stata chiamata al Comune di Roma a dirigere il settore Rifiuti.






