L’AQUILA – “L’emendamento alla legge di stabilità che ho sottoscritto insieme a tutti i colleghi del Partito democratico della commissione Ambiente prevede che le risorse per la reindustrializzazione di Bussi vengano gestite dal ministero dell’Ambiente, e non dalla Regione come dice il sindaco. Inoltre stabilisce che, attraverso la destituzione di Adriano Goio da commissario, si metta fine a nove anni di immobilismo”.

Lo dice a chiare note il deputato pescarese del Pd Antonio Castricone, replicando alle accuse, condite da insinuazioni, del primo cittadino di Bussi sul Tirino (Pescara), Salvatore Lagatta di Rifondazione comunista, alla guida di un’amministrazione dalla quale, per una frattura alle ultime elezioni, è rimasto fuori il resto del centrosinistra.

Castricone ha anche diffuso una lunga nota chiarificatrice pubblicata integralmente sotto.

“C’è anche un indirizzo del ministero affinché siano ricondotte a ordinarietà le gestioni commissariali – aggiunge il parlamentare ad AbruzzoWeb – L’anomalia è che un sito di interesse nazionale (Sin) come quello di Bussi sia gestito da un commissario e non dal governo, non il contrario”.

L’incandescenza del sindaco “spero non sia dovuta al fatto che abbia solo un pugno di mosche in mano”, dice poi.

Nessuna volontà, dunque, di estromettere l’amministrazione comunale dalle scelte sul futuro dell’ex polo chimico, uno dei maggiori siti inquinati d’Europa e al centro di un maxi processo, o di far gestire alla Regione i 50 milioni di euro destinati alla bonifica e reindustrializzazione.

Anche il vice presidente dell’amministrazione regionale, Giovanni Lolli, smentisce l’esistenza di una guerra fratricida per mettere le mani sul ricco piatto e nega interessi celati della Regione.

“Con tutto il rispetto del sindaco, non si può pensare di convocare una riunione senza prima concordare una data – sbotta – Inoltre, pur non essendo andato, ho inviato una lettera ribadendo i nostri impegni. Stessa cosa ho fatto con il ministero dell’Ambiente, al quale ho chiesto un incontro alla presenza anche del Comune”, dice il numero due di Luciano D’Alfonso, a proposito dell’assenza alla conferenza dei servizi del 30 ottobre scorso.

Appuntamento decisivo per sottoscrivere l’accordo di programma per il subentro della Filippi, holding chimico-farmaceutica, alla Solvay.

Le preoccupazioni di Lagatta sono legate, da un lato, al fatto che l’acquirente rischia di rinunciare all’acquisizione se non entra in possesso del sito prima della firma di un contratto, imminente, con una multinazionale della chimica le cui commesse verrebbero prodotte a Bussi. Dall’altro, all’ultimatum dato da Solvay che aveva minacciato un disimpegno sulla bonifica se l’accordo non si fosse concluso entro novembre.

E se da una parte Lolli garantisce che i tempi per condurre in porto l’operazione ci sono ancora, “Ho rapporti con Solvay e il suo non era un termine perentorio”, dice, per Castricone “nell’accordo di programma si stanno riponendo eccessive aspettative, non è campale e non indica chi va lì a insediarsi”.

I timori del vice governatore, che perora la causa dell’emendamento, sono piuttosto quelli legati alla riqualificazione del sito.

“Sull’area – spiega Lolli – è in corso un’opera di messa in sicurezza che costa 1 milione di euro l’anno e dovrà durare per i prossimi 15-20 anni, ma la Solvay si è impegnata a farsene carico solo per i primi anni, quindi si pone il problema di chi la pagherà dopo. L’azienda vorrebbe cedere al Comune l’intero sito, il quale lo cederebbe a sua volta alla Filippi. Ma se qualcosa andasse storto sarebbe il Comune a ritrovarsi con questo fardello sulle spalle”.

Vanno, dunque, “trovate tutte le salvaguardie possibili”.

“Se Bussi ha 50 milioni di euro, che non sono solo per la bonifica ma anche per la reindustrializzazione, che ritengo essenziale si deve anche al sottoscritto – rivendica infine Lolli – che all’epoca era in Parlamento e insieme ad altri li sottrasse ai fondi del terremoto”.

Cinquanta milioni che, tiene a precisarlo il vice presidente, sono destinati anche al riuso della fabbrica. Tanto che Goio “ha deciso di utilizzarli anche per le discariche a monte del sito”, e alla Filippi, individuata dal Comune con un avviso pubblico, “stiamo mettendo a disposizione anche tutte le altre risorse e benefici di cui godono le aree del cratere sismico”.

“Nessun parlamentare abruzzese firmatario dell’emendamento? Lo hanno sottoscritto tutti i componenti del Pd della commissione Ambiente, è un indirizzo politico più che territoriale”, chiosa Castricone tranciando ogni retroscena costruito sul fatto che nessun corregionale, nè alla Camera nè al Senato, abbia firmato la proposta.

LA NOTA COMPLETA DI ANTONIO CASTRICONE (PD)

Le illazioni del sindaco Lagatta lasciano il tempo che trovano e potrebbero anche essere girate a lui visto che ha sempre e pubblicamente chiesto la rimozione di Goio, a volte anche ironizzando sulle capacità operative del commissario e ora, improvvisamente, lo difende a spada tratta.

Ma mi permetto il piccolo lusso di non scendere al suo livello.

Nessuna guerra in corso, ma solo la volontà, da parte mia, di accelerare il processo di bonifica e reindustrializzazione e vorrei ricordare che il suo amato Goio non si è neanche presentato alla firma dell’accordo di programma delegando ad altri la presenza, a testimoniare lo sforzo inesauribile che sta mettendo su questa vicenda.

Il sindaco dice, tra le altre, due cose profondamente false: la prima che i soldi passerebbero alla Regione e che non verrebbero utilizzati per la reindustrializzazione. Premesso che chi voleva spendere i soldi per bonificare la discarica ‘tre monti’ e quindi non per reindustrializzare era proprio Lagatta quando era all’opposizione, l’emendamento lo smentisce clamorosamente.

Infatti il testo recita così: “Eventuali risorse residue sono versate su apposito capitolo di entrata del ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per essere riassegnate su capitolo di spesa del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare della Missione 18 – programma 12, per essere utilizzate, sulla base di apposito accordo di programma tra il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e la regione Abruzzo, per interventi di bonifica del Sito di interesse Nazionale ‘Bussi sul Tirino’, individuati anche ai sensi e con il procedimento di cui all’articolo 252-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.

È evidente a tutti che le cose stanno diversamente da come le vuole raccontare il Lagatta perché le risorse resteranno assolutamente a disposizione del sito di Bussi e vincolate alla reindustrializzazione, così come è palese che i soldi, nell’eventualità in cui l’emendamento fosse approvato, verrano gestiti dal Ministero (esattamente come avviene per tutti i siti di interesse nazionale in Italia) e non dalla Regione.

Lagatta dovrebbe fare un’operazione verità e pubblicare le risposte scritte che ha ricevuto da Solvay e ministero dell’Ambiente sull’accordo di programma da lui proposto. I cittadini capirebbero molte cose che invece vuole tenere nascoste creando confusione ed alzando inutilmente il tono di una polemica che non ha modo di esistere.

Vorrei inoltre ricordare che il commissario Goio gode di poteri straordinari in deroga alla legislazione ordinaria e non è corretto scaricare su altri, come si sta facendo in questi giorni, la responsabilità di gravi ritardi. Dal 2011 il commissario ha a disposizione 50 milioni di euro per la bonifica che sono chiusi in un cassetto senza essere utilizzati e da dopo la conferenza dei servizi convocata da Goio a giugno non è stato mosso un solo passo avanti.

Mi pare che nessuno possa contraddirmi se dico che in quasi dieci anni di gestione commissariale non sono stati fatti passi decisivi verso la bonifica del sito di Bussi.

Purtroppo l’immobilismo è davanti agli occhi di tutti.

Dire, come fa il sindaco, che l’accordo di programma non è stato firmato dal ministero perché dietro c’era questo emendamento significa mentire sapendo di mentire.

Innanzitutto perché le risposte di merito del Ministero sono difficilmente confutabili, tant’è è che lo stesso Sindaco si è affrettato a riscrivere l’accordo, e perché la stessa Solvay ha di fatto smontato tutto l’impianto dell’accordo che era debole, senza riferimenti normativi e pieno di cose che nulla avevano a che fare con un accordo di programma.

Dire che si perdono 400 posti di lavoro, quando nessun piano industriale presentato da Filippi  o altri imprenditori parla di simili cifre significa giocare sulla pelle delle persone, strumentalizzare le difficoltà di tanti.

Il vero problema sta esattamente nelle parole del sindaco quando dice che non ha più interlocuzione con la Solvay che mi pare un attore decisivo rispetto al futuro del sito, in particolare rispetto al nuovo investitore a cui dovrà cedere le sue aree industriali e le produzioni.

Quindi non serve utilizzare, come alibi, un emendamento che salvaguarda tutte le risorse per il Sin di Bussi, che vuole solo semplificare le procedure e dare certezza sulla soluzione del problema.

Al sindaco dico di stare tranquillo perché da parte mia non c’è alcuna volontà di ritardare il processo di bonifica e reindustrializzazione così come le norme citate nell’emendamento non escludo l’amministrazione comunale, la Provincia, la Solvay o le parti sociali dalla condivisione e sottoscrizione dell’accordo di programma. Piuttosto la mia unica volontà è quella di accelerare un percorso che finora ha visto un immobilismo pressoché totale.

Infine alle ulteriori illazioni di Lagatta che parla di parlamentari del Pd che lo chiamano per chiedere lumi rispondo dicendo che chi non condivide l’emendamento può esternare e spiegare la sua posizione. Io, come il sindaco sa, sono pronto al confronto, e quando mi ha cercato non ha avuto mai difficoltà ad incontrarmi e non l’avrebbe avuta neanche questa volta se solo lo avesse voluto.

Purtroppo temo che dietro questo polverone sollevato da Lagatta si nasconda una verità più amara, ma se così fosse non potrà nascondere a lungo una montagna di favole con le sue grida lanciate da qualche megafono. Ci vuole serietà nei confronti di chi vive un momento di profonda difficoltà.

Spero sinceramente che il sindaco non abbia solo un pugno di mosche in mano.

Me lo auguro per il bene dei cittadini.