BUSSI SUL TIRINO – Cinque ore di riunione non sono bastate per trovare la quadra, nella riunione convocata al Ministero dell’Ambiente per una soluzione alla vertenza dell’ex polo chimico di Bussi sul Tirino (Pescara).
A Roma il vice presidente della Regione con delega alle Attività produttive Giovanni Lolli, insieme al sindaco Salvatore Lagatta e all’avvocato del Comune Annamaria Bello, ha incontrato Gaia Checcucci, neo direttore generale del Ministero guidato da Gian Luca Galletti, ed il suo staff tecnico.
“L’impressione – svela Lolli ad AbruzzoWeb – è che ci sia una certa ritrosia da parte del Ministero ad essere coinvolto nell’accordo di programma, le sue preoccupazioni sono di natura ambientale mentre le nostre anche di carattere occupazionale e sociale”. Dubbi sarebbero stati espressi anche sul progetto industriale di Filippi, considerato “ancora incompleto perché molte parti sono secretate”.
Il sito industriale è in procinto passare dalla Solvay alla Unichimica Filippi, ma le pastoie burocratiche e lo scontro su chi dovesse gestire la ricca torta dei 50 milioni di euro destinati alla bonifica hanno ritardato la sottoscrizione dell’accordo di programma per la cessione e il conseguente insediamento della nuova azienda che dovrebbe riassorbire il personale.
“Ogni commento è inutile e rischia di creare problemi”, si limita a dire Lagatta raggiunto da questo giornale. “Stiamo chiarendo una serie di cose che il Ministero non aveva capito – aggiunge – stiamo specificando come sta la situazione, alla fine quella che prevale è la volontà politica ma di quella si discute domani”, quando è stata aggiornata la riunione.
“È una vicenda complessa – aggiunge Lolli – se ne è parlato a lungo col direttore appena nominato che ha voluto giustamente sapere e conoscere a fondo il caso”.
Il vice governatore ha chiesto al Ministero di convocare anche i vertici di Solvay, “perché alcuni pezzi di questa vicenda riguardano quello che Solvay vuole fare e quello che noi vogliamo che Solvay faccia”.
“Trattandosi di un investimento a regime di più di 40 milioni di euro, ho chiesto poi che sia Invitalia ad esaminare la validità del progetto, mi sono proposto di accompagnare l’impresa da Invitalia anche per vedere se e come finanziarla con i canali disponibili, compresi quelli previsti nel cratere sismico”, conclude Lolli.





