BUSSI SUL TIRINO – “Temo sinceramente che sul territorio ci siano dei professionisti della polemica che mettono in giro delle voci per sviare l’attenzione da quello che è l’obiettivo primario, quindi vorrei dire che sto facendo uno sforzo non indifferente per rendere pubblici tutti gli atti e le informazioni relativi al Sito di interesse nazionale di Bussi proprio per garantire che il canale d’informazione sia solo quello ufficiale e non ci siano voci che fanno sviare l’attenzione e perdere tempo”.

Laura D’Aprile, l’alto dirigente del ministero dell’Ambiente scelto l’8 agosto scorso dal governo per dipanare la ancora complicatissima matassa sul sito di interesse nazionale (sin) di Bussi, non mostra peli sulla lingua nel commentare ad AbruzzoWeb voci e rumors sul destino della gara da 50 milioni di euro per la bonifica e la reindustrializzazione del sito esterno a quella che è nota come la “discarica dei veleni”.

Intorno al mega appalto lanciato quasi un anno fa, il cui iter, secondo fonti interne agli uffici preposti, è giunto alla vigilia dell’assegnazione, si addensano le voci più disparate, anche quella dell’annullamento per farne un altro di importo maggiore che, però, innescherebbe un evidente rischio di contenzioso tra lo Stato e le imprese, in alcuni casi autentici colossi, che hanno risposto al primo bando, pubblicato alla fine del 2015 dal commissario governativo Adriano Goio, poi scomparso a marzo di quest’anno.

Nel merito, la dirigente non si sbottona: “Non posso indicare i tempi dell’espletamento, ma l’obiettivo primario è garantire che questi interventi siano attuati nei minimi tempi tecnici, già nella conferenza dei servizi convocata per il 30 novembre speriamo di dare le prime risposte rispetto all’attivazione complessiva”, annuncia la D’Aprile, capo della direzione generale per la Salvaguardia del territorio e delle acque del ministero, che a questo giornale parla per la prima volta dopo aver assunto il gravoso incarico.

Anche in questo caso, in modo chiaro e con coraggio, fa il punto su un’emergenza molto lontana dal risolversi, che mostra un quadro confuso, sulla quale si concentrano forti interessi visto che per l’intera bonifica si prevedono costi complessivi siderali.

E sull’odissea-Bussi c’è già stata e ancora c’è l’attenzione della magistratura.

L’analisi arriva non prima di aver chiarito che il suo ruolo non è di nuovo commissario, come il compianto Goio, ma di “soggetto responsabile del subentro del ministero nelle iniziative finalizzate a superare le criticità che l’ordinanza di Protezione civile individua nel dirigente e che attualmente coincide con la mia figura”.

Poi annuncia la linea dura anche contro multinazionali come la Solvay ed Edison: “La scorsa settimana abbiamo diffidato le aziende a inviare, entro 30 giorni, le evidenze delle contaminazioni e le misure adottate – spiega – Abbiamo mandato tutta una serie di note ai soggetti privati ricadenti nel Sin di Bussi che ancora non hanno provveduto all’attività di caratterizzazione poiché riteniamo che senza di essa non sia possibile neanche individuare le misure di prevenzione”.

Per la conferenza di servizi del prossimo 30 novembre, il ministero si aspetta anche una risposta dai numerosi soggetti privati ai quali è stato chiesto di presentare un piano per il ripristino delle aree delle quali sono stati o sono ancora responsabili.

“Ho trovato lettere risalenti al 2011 in cui si sollecitavano i privati, per cui ora chiediamo direttamente i risultati perché presumiamo che nel 2016 queste attività siano state espletate”, dice la D’Aprile.

“Solvay, così come Edison, è destinataria di note e di accertamenti separati rispetto a questi altri soggetti privati, abbiamo un’interlocuzione costante per garantire che vengano attuate tutte le misure”, aggiunge la dirigente, ricordando come “il perimetro del Sin comprenda, oltre alle aree Solvay e alla famosa Tremonti, tutta una serie di altri soggetti che ricadono nel perimetro e proprio in ragione di questa attenzione rivolta unicamente a Solvay ed Edison sono rimasti nell’ombra”.

La D’Aprile parla di Bussi come di “un sito molto complesso reso ancor più complesso da una frammentazione estrema di competenze in cui di fatto le amministrazioni procedevano ognuna in ordine sparso, il commissario aveva delle sue iniziative delle quali, di fatto, per la gran parte siamo venuti a conoscenza solo adesso, in questa fase di subentro, purtroppo non avevamo contezza integrale di tutte queste attività che venivano poste in essere con l’utilizzo delle deroghe”.

“Poiché l’ordinanza dell’8 agosto scorso mi dà il compito di ricognizione e accertamento – continua ancora – sto cercando di ricostruire tutta la situazione contabile, resa ancor più complessa dal momento che il commissario non aveva costituito un ufficio con personale interno ma si avvaleva totalmente di soggetti esterni”.

Sempre secondo la D’Aprile, “Solvay ha venduto solo parte delle aree quindi rimane un interlocutore sul territorio, l’obiettivo che abbiamo come amministrazione è far sì che interventi di messa in sicurezza e bonifica vengano posti in essere dai soggetti responsabili, procediamo con tutte le iniziative in questo senso”.

“Le ordinanze di subentro di fatto sono ordinanze che dispongono una gestione transitoria finalizzata alla verifica amministrativa e contabile della gestione commissariale nelle more dell’entrata in pieno vigore delle regole ordinarie – rimarca – ora già siamo in gestione ordinaria visto che dal 1° luglio le deroghe non sono più vigenti”.

La D’Aprile preferisce non commentare l’operato del commissario Goio, che sul territorio ha ricevuto apprezzamenti, ma non si sottrae dal fare alcuni rilievi, per esempio prendendo atto che “la gestione commissariale è efficace se nei tempi riesce a risolvere un problema, qui si sono avuti quasi dieci anni e ci troviamo in questo stato”.

Evidenzia di aver ricevuto solo venerdì scorso una relazione dal reggente dell’ex struttura commissariale, l’ingegnere aquilano Mario Dari Salisburgo.

In ogni caso “allo stato attuale – spiega la dirigente – tutte le attività che ho fatto sin dal subentro sono state finalizzate a garantire l’assenza di soluzioni di continuità, quindi la continuità della gestione amministrativa della gara, chiaramente la gestione della gara si intreccia con tutte le verifiche amministrativo-contabili, sia in gestione straordinaria che ordinaria la procedura di gara deve essere aggiudicata nel rispetto dei principi di buon andamento e legalità”.

Nel continuare l’analisi, emerge che un ulteriore ostacolo è stato rappresentato dalle recentissime dimissioni per “motivi di salute che non consentono il sereno e proficuo svolgimento dell’incarico ricevuto” di Massimo Di Battista, funzionario della Provincia dell’Aquila che la D’Aprile aveva individuato come nuovo responsabile del procedimento e che ora andrà sostituito.

Sul fronte delle risorse, la dirigente conferma la disponibilità di 45 milioni di euro circa, voluti dal sottosegretario all’Economia del governo Renzi, l’abruzzese Giovanni Legnini, poi diventato vice presidente del Consiglio superiore della magistratura. “Risorse della contabilità speciale vincolate dalla legge 10 del 2011 che dice che gli interventi di bonifica e messa in sicurezza devono essere attuati prioritariamente sulle aree industriali dismesse e nei siti limitrofi ai fini della reindustrializzazione”, conclude la dirigente ministeriale.

Una situazione, tuttavia, ancora da chiarire bene e al centro degli accertamenti da parte del ministero, che presume che, nella contabilità speciale, siano confluite le risorse relative al Sin, ma anche i residui della ex contabilità del fiume Aterno.