CHIETI – Le difese del processo in Corte d’assise per la mega discarica di veleni della Montedison di Bussi sul Tirino (Pescara) hanno presentato questa mattina in udienza istanza di rimessione in Cassazione del collegio giudicante.
Secondo i legali di molti tra i dirigenti della Montedison la richiesta si spiega con il coinvolgimento ambientale e con l’ipotesi di non giusta obiettività del collegio.
Il corposo ricorso chiede che il processo vada via da Chieti e venga assegnato ad altro giudice.
A decidere se accogliere l’istanza sarà la Corte di Cassazione.
L’istanza, alla quale sono allegati molti articoli di giornale, si basa sulla tesi che anche i giudici popolari possano essere emotivamente coinvolti nella vicenda.
Il tutto il giorno dopo che la Corte d’appello dell’Aquila ha accettato la richiesta dei difensori di ricusare il presidente della Corte, Geremia Spiniello, che, in un’intervista aveva affermato di voler fare “giustizia per il territorio”.
La Corte ieri nel far decadere Spiniello ha indicato come nuovo presidente del collegio della Corte d’appello il giudice di sezione a Chieti, Camillo Romandini.
In tarda mattinata alla ripresa dell’udienza il collegio dovrà decidere se inviare o meno l’istanza alla Corte di Cassazione, ma anche secondo i legali di parte civile l’esito è scontato e la domanda andrà a Roma.
IL PM IRONICO: “QUESTO PROCESSO NON S’HA DA FARE…”
Non è stata colta di sorpresa la procura di Pescara dalla richiesta di rimessione del collegio giudicante presentata dalle difese.
A confermare la strategia difensiva è infatti l’articolata richiesta e il lungo lavoro delle difese che non può essere stato fatto nelle ultime 24 ore, cioè dopo che la Corte d’appello ha ricusato ieri il giudice Geremia Spiniello.
Quando hanno preso la parola in aula, infatti, i pm hanno detto citando Manzoni: il significato è chiaro, questo processo non s’ha da fare né domani né mai.
LE PARTI CIVILI: “LA DIFESA SCAPPA DAL PROCESSO”
“La difesa degli imputati Edison ha chiesto, oggi, la rimessione del processo ad altro Giudice, paventando una presunta situazione ambientale tale da poter pregiudicare la serenità del giudizio. È del tutto evidente che la difesa, come in altri casi celebri, sta provando a fuggire dal processo, ben consapevole della forza poderosa dell’accusa e dell’inconsistenza oggettiva anche dal punto di vista scientifico dei propri argomenti difensivi. Non potendo negare l’evidenza dei gravissimi fatti loro contestati, le difese Edison cercano di sfuggire al giudizio”.
Lo affermano in una nota congiunta alcune delle parti civili nel processo per le discariche di Bussi ovvero l’Avvocatura dello Stato per il ministero dell’Ambiente, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Commissario delegato, la Regione Abruzzo, i Comuni di Pescara, Chieti, Spoltore, Popoli, Castiglione a Casauria, Alanno, Tocco da Casauria, Bussi, Torre dé Passeri, Solvay s.a. Solvay Specialty Polimers s.p.a. Solvay Chimica Bussi s.p.a. e l’associazione Codici Abruzzo, a proposito della richiesta di rimessione del processo per legittimo sospetto presentata da 16 dei 19 imputato.
“C’è di più – aggiungono – la storia travagliata di questo processo è costellata sin dall’inizio delle indagini da tentativi di ostacolare il regolare corso del giudizio strumentalizzando al limite del consentito tutti i possibili mezzi; ne è conferma il fatto, in sé patologico, che per arrivare al dibattimento ci sono voluti quasi cinque anni, nel corso dei quali si sono viste denunce poi rivelatesi false, pressioni non sempre debite, continue condotte processuali palesemente dilatorie”.
“Senza contare episodi rimasti misteriosi come il gravissimo scambio di piezometri a valle ed a monte della mega-discarica sul quale la difese degli imputati non hanno mai, circostanza questa davvero singolare, speso una parola. Non da ultimo – prosegue la nota – osserviamo che i motivi posti a base della richiesta di rimessione del processo sono del tutto pretestuosi e passano attraverso l’inaccettabile equivalenza tra la rilevanza mediatica del processo (legata invero alla sua importanza finalmente valorizzata dalla stampa) e la presunta non neutralità dell’ambiente in cui esso si svolge e dunque dei giudici (anche popolari) chiamati a pronunciarsi”.
“Abbiamo fiducia nel fatto che la Corte di Cassazione respingerá questo ennesimo tentativo di fuga dal processo da parte di Edison”, concludono le parti civili.





