BUSSI SUL TIRINO – La richiesta di rimozione integrale dei rifiuti è illegittima e i rifiuti della discarica Tre Monti di Bussi sul Tirino (Pescara) non sono pericolosi.
È il contenuto del clamoroso ricorso con cui la Edison chiede al Tar abruzzese di Pescara l’annullamento del verbale della conferenza dei servizi che il 19 dicembre scorso ha stabilito come agire per la bonifica delle aree inquinate di Bussi, bocciando il progetto iniziale che prevedeva il desorbimento termico e chiedendo al colosso della chimica e dell’energia che il terreno inquinato fosse asportato integralmente.
Edison ritiene le “prescrizioni oltre che illegittime pure indiscutibilmente irragionevoli in ordine alle soluzioni rimediali da attuarsi con riferimento alla discarica Tre Monti”, stando a quanto si legge nel ricorso depositato il 16 febbraio dagli avvocati Riccardo Villata, Andreina Degli Esposit, Wladimiro Troise Mangoni e Augusto La Morgia.
“Con un’attività in ogni caso cessata nel 1972 (circostanza indiscutibilmente chiarita pure nel corso dei procedimenti penali volti all’accertamento delle responsabilità di alcuni tecnici e dirigenti ex Ausimont in relazione alla contaminazione delle matrici ambientali nel territorio abruzzese), sarebbero stati interrati, cosa all’epoca perfettamente lecita, residui derivanti dall’attività produttiva oltre a materiali inerti e di demolizione”, è scritto ancora nel ricorso.
“Durante la decennale investitura commissariale – ricordano i legali di Edison – le attività svolte, le analisi effettuate, i piani di caratterizzazione predisposti dal Dott. Goio restavano per la maggior parte sconosciuti sia ad Edison (che contribuiva comunque volontariamente alle spese per l’intervento di capping realizzato) sia allo stesso Ministero dell’Ambiente, il quale numerose volte sollecitava la trasmissione della documentazione tecnica relativa al sito”, tanto che fu necessario un ricorso al Consiglio di Stato, si ricorda sempre nel ricorso, per ottenere nel 2016 l’accesso agli atti.
Alla luce delle risultanze delle analisi del terreno condotte dalla stessa Edison, si legge ancora nel ricorso, “risultavano a dire poco sorprendenti, sol che si ponga mente alle dichiarazioni mediatiche (e non solo, si consenta) in ordine alle dimensioni di una presunta discarica di rifiuti pericolosi che, oggi si può affermare indubitabilmente, non contiene rifiuti pericolosi!”.
Secondo la stessa società, poi, solo il rischio di ulteriore contaminazione impone al proprietario dell’area di intervenire, nell’ottica dunque della prevenzione, ma esso non è tenuto ad assolvere ad altri obblighi, visto che fino all’entrata in vigore del decreto Ronchi del 1997, “nessuna disposizione di legge imponeva ai titolari di impianti industriali obblighi di carattere rimediale volti ad assicurare il ripristino ambientale dei siti gestiti” e solo il Codice dell’Ambiente del 1996 ha comportato “il sorgere di obblighi precauzionali (si badi, unicamente precauzionali, non certo oneri di bonifica) legati al pericolo di aggravamento connesso all’individuazione di contaminazioni storiche”.
“Esprimo tutta la mia preoccupazione, è palese che si voglia prendere tempo – è il commento a caldo ad AbruzzoWeb del sindaco di Bussi Salvatore Lagatta – tutto ridiventa esattamente come prima, quando non si approvava il Piano di caratterizzazione altrimenti si sarebbe subito fare la messa in sicurezza e così via”.
In questi giorni, intanto, la dirigente della divisione bonifiche del Ministero dell’Ambiente, Laura D’Aprile, che ha guidato la fase post-commissariale dall’agosto 2016 ad oggi, ha assunto l’incarico di direttore del settore Rifiuti del Comune di Roma. E il 7 febbraio è stata aggiudicata in via definitiva al raggruppamnto di imprese guidato dal colosso belga Dec-Deme la gara da quasi 50 milioni di euro per la bonifica delle discariche 2A e 2B.





