BUSSI SUL TIRINO – Il decreto legislativo 225 del 2010 prevede che “Le opere e gli interventi di bonifica e messa in sicurezza dovranno essere prioritariamente attuati sulle aree industriali dismesse e siti limitrofi, al fine di consentirne la reindustrializzazione”.

I consiglieri di maggioranza del Comune di Bussi sul Tirino (Pescara), Paolo Salvatore e Diego Laneve, lo ricordano in una nota rivolta al Forum dell’Acqua, ai rappresentanti del Movimento cinque stelle e alla senatrice di Sinistra Italiana Loredana De Petris, che hanno contestato l’acquisizione delle aree inquinate Solvay da parte del Comune per dare avvio all’agognata bonifica.

Il timore dei due è che gli interventi degli ambientalisti, dei grillini che hanno presentato esposti alla Corte dei conti e all’Anac e di Sinistra Italiana che ha presentato un’interrogazione parlamentare, sia quello di “far saltare la gara d’appalto ed impedire la bonifica”.

“Se venisse interrotta la gara per la bonifica delle aree 2A, 2B e aree limitrofe, rischieremo che i circa 46 milioni di euro vengano spesi solo per pagare i danni alle imprese che hanno partecipato al bando – dicono Salvatore e Laneve – L’area Tremonti sarà bonificata con soldi regionali previsti nel Masterplan, 60 milioni di euro. La bonifica delle aree sarà fatta a danno dell’inquinatore, che ad oggi ancora non è stato individuato; non a caso nella nostra delibera al punto 6 si sollecita l’amministrazione provinciale di Pescara ad emettere apposita ordinanza finalizzata all’individuazione del responsabile della contaminazione, affinché provveda a bonificare o a restituire i soldi della bonifica”.

“Il Comune diventerà proprietario di 9 ettari di terreni puliti e pronti per la reindustrializzazione – ricordano i due consiglieri – l’occupazione temporanea dei terreni oggetto di bonifica invece, prevede, al termine dei lavori, la restituzione a Solvay di terreni puliti (questo si che sarebbe un grande regalo al privato). A fine Bonifica, qualora si dovesse verificare che ci sono ulteriori lavori da fare, ricordiamo che dal ribasso d’asta sono ancora disponibili circa 5 milioni di euro che possono essere utilizzati. Inoltre la Regione ha già dato la disponibilità a finanziare eventuali nuovi interventi”.

“In ultimo la sentenza del Consiglio di Stato n.1260 del 21 marzo 2017 prevede la non responsabilità dell’acquirente in caso di subentro di titolarità di proprietà in un sito inquinato”.

Salvatore e Laneve, poi, si rivolgono al vice sindaco Sonia Di Carlo, affermando che “è giusto ricordare che da parte nostra non c’è stato nessun cambio di rotta, anzi, chi ha improvvisamente ed inspiegabilmente assunto una posizione che è l’esatto contrario di quanto concordato negli ultimi 4 anni, è proprio il vice sindaco”.

“Per non fare solo delle semplici affermazioni – proseguono nella nota – ricordiamo che il 3 novembre 2015 il Consiglio comunale ha approvato l’accordo di programma che all’art. 9 recita: ‘la Società Solvay, quale proprietaria delle aree ricadenti in area Sin, si impegna a trasferire con successivo accordo ,a titolo gratuito, la piena proprietà del proprio fondo al Comune di Bussi sul Tirino’, basterebbe rileggerlo quell’accordo di programma, che questa amministrazione ha poi presentato nelle conferenze dei servizi convocate fino al 23 maggio 2016, per rendersi conto di come stanno in verità le cose”.

I due consiglieri si dicono “sorpresi, preoccupati ma anche profondamente indignati nel leggere le affermazioni del vice sindaco, quando dice di non essere a conoscenza di fatti ed avvenimenti nei quali è stata sempre coinvolta in prima persona”.

“A seguito della convocazione urgente del 1 febbraio 2017 da parte del Ministero dove venne illustrato lo stato della gara e le difficoltà riscontrate, che evidenziavano che senza un intervento finanziario della Regione e senza l’acquisizione delle aree da parte della pubblica amministrazione si rischiava di far saltare la gara con la conseguenza di spendere i 46 milioni di euro per pagare i danni, abbiamo convocato un tavolo tecnico con Solvay (Di Carlo era presente), inviata lettera al Ministero con le osservazioni all’accordo di programma (Di Carlo era presente), fatto una riunione per valutare le risposte del Ministero alle nostre osservazioni (Di Carlo era presente), firmato l’accordo al Ministero (Di Carlo Sonia non ha dato la sua disponibilità a partecipare). Il sindaco non firma, dichiarando di voler coinvolgere prima tutta la cittadinanza mediante assemblea pubblica e Consiglio comunale”.

“Il 20 aprile riunione dei capigruppo, presenti tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza (Di Carlo era presente) dove si è provveduto a formulare la delibera per l’approvazione dell’accordo”, proseguono i consiglieri nella nota.

“Nessun’ altra riunione ufficiale è stata convocata senza la presenza del vice sindaco per discutere l’accordo di programma. Inspiegabile quindi, la posizione assunta dal vice sindaco nel Consiglio/assemblea del 21 aprile 2017, ancora più incredibile appaiono le motivazioni a giustificazione delle azioni e delle dichiarazioni rilasciate  nei giorni successivi dal vice sindaco”.

“Invitiamo tutti – concludono Salvatore e Laneve – a prendere visione dell’accordo di programma, delle delibere e determine che ne costituiscono parte integrante, in particolare quella dell’amministrazione che impegna il Ministero affinché si adoperi a mettere in campo tutte le azioni per la bonifica e messa in sicurezza del sito industriale e della discarica Tremonti; la Provincia di Pescara ad individuare il responsabile dell’inquinamento, quale atto propedeutico per la richiesta dei danni”.