L’AQUILA – Ennesimo rinvio dell’apertura delle buste contenenti le offerte economiche per la bonifica delle aree inquinate di Bussi sul Tirino (Pescara), che si sarebbe dovuta tenere oggi.
L’insediamento del nuovo Responsabile unico del procedimento (Rup), l’ingegnere aquilano Silvio Salvi, funzionario della Regione Abruzzo, non è evidentemente bastato a bloccare l’impasse che tiene fermo l’iter da ormai diversi mesi.
La gara infatti, bandita dal commissario Adriano Goio nel dicembre 2015, ancora non riesce a vedere la luce: scomparso Goio, che sarebbe comunque cessato dalle funzioni il 30 giugno, il Governo ha incaricato la dirigente del Ministero dell’Ambiente Laura D’Aprile di gestire la delicata vicenda, seppur senza poteri straordinari.
Una partita da quasi 50 milioni di euro che in molti, da tempo, temono che possa alla fine saltare. Come il sindaco di Bussi Salvatore Lagatta, che ha più volte espresso preoccupazioni per le infinite lungaggini.
L’individuazione del Rup, per la quale sono occorsi mesi, ha ritardato ulteriormente la riunione decisiva della Commissione di gara, presieduta da Pasquale De Lise, presidente emerito del Consiglio di Stato.
E nel frattempo, è stato anche presentato un ricorso al Tar del Lazio da parte della Toto Holding, da sempre interessata “alla realizzazione di un piano di ripristino ambientale congiuntamente ad un piano di valorizzazione produttiva del sito con consistente ripresa occupazionale”, che ha chiesto l’annullamento della gara.
Sulla complessa vicenda-Bussi, poi, nel corso dell’ultimo mese sono stati resi pubblici nuovi report, più o meno recenti, che hanno fatto riaccendere l’attenzione dell’opinione pubblica su quella che nel 2007, anno della scoperta da parte della Forestale, è stata definita la discarica dei veleni più grande d’Europa.
Studi che sono entrati nel dibattito processuale, approdato in Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, dove per il 31 gennaio prossimo è prevista la sentenza. (m.sig.)





