L’AQUILA – Forse neanche Franz Kafka ed Eugène Ionesco insieme avrebbero concepito una burocrazia tanto surreale come quella di cui è vittima l’imprenditrice agricola Adriana Tronca, che da oltre tre settimane “ospita” suo malgrado nel suoi campi recintati di Goriano Valli (L’Aquila) un branco di cinghiali che ha trovato un varco nella rete e ha oramai quasi completamente distrutto due ettari di vigne di prezioso champagne, tartufaie e campi di zafferano, fiori all’occhiello della pluri-premiata azienda di frontiera Vigna di More.
In teoria, ma molto in teoria, in questi casi di emergenza, che mettono a rischio anche l’incolumità delle persone, è previsto l’intervento della polizia provinciale, autorizzata all’abbattimento degli animali.
Ma questo ancora non accade, nonostante sia intervenuto anche l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe, che si è recato di persona a Goriano Valli.
Il problema è infatti che gli enti preposti, ovvero Parco nazionale Sirente Velino e il Comune di Tione degli Abruzzi (L’Aquila) non riescono ancora a processare la corretta pratica autorizzativa, invocando l’intervento della Prefettura, e così la polizia provinciale non può intervenire.
Dopo disperate rimostranze, appelli e ore passate al telefono da parte della signora Adriana, sembrava che tutto poteva essere risolto venerdi scorso, come già raccontato da Abruzzoweb.
Ma la delegazione composta da polizia provinciale, Asl e personale del Parco durante il sopralluogo ha constatato che la quarantina di cinghiali invasori era andata via, uscendo dal buco nella rete dal quale erano entrati.
Non era del tutto vero, purtroppo: tre animali sono infatti rimasti dentro il recinto, ben nascosti tra le ramaglie di un boschetto, ma questo la signora Adriana lo ha scoperto solo dopo che la delegazione era andata via.
La devastazione è dunque proseguita e la signora Adriana, affiancata dalla Polizia provinciale, ha rimesso mano al telefono.
Il sindaco avrebbe però ribadito che lui deve ricevere la risposta alla lettera già inviata al prefetto, al quale cui compete dare l’ok all’intervento della polizia provinciale congiuntamente con il Parco.
Il Parco ha ribadito a sua volta che non può fare nulla, perché senza il via libera del prefetto, di sua sponte non può autorizzare l’abbattimento ma solo la collocazione di gabbie di cattura, operazione tra l’altro che si prevede lunga e complessa.
E va inoltre tenuto conto che l’ente è commissariato e il commissario si può occupare solo di normale amministrazione.
I tre grossi cinghiali hanno così continuato a devastare indisturbati l’azienda agricola, approfittando, ironia della sorte, del fatto che gli uffici preposti al loro abbattimento nel week-end sono chiusi.
Lunedì scorso, ad ogni buon conto, è arrivato a Goriano Valli l’assessore regionale Dino Pepe, assieme a funzionari Asl e alla polizia provinciale per incontrare la signora Adriana.
Pepe ha a sua volta telefonato a Parco e Comune, sentendosi però ripetere più o meno le stesse cose. Inferocito, raccontano i presenti, ha dato un ultimatum per sbloccare nel più breve tempo possiblie la situazione, da lui definita “una surreale barzelletta”.
Ad oggi, e siamo a mercoledi, l’iter però ancora non si sblocca.
Ma a questo punto la signora Adriana, in compenso, non ha più fretta e si è rasserenata.
“Oramai è tutto distrutto – commenta con sarcasmo l’imprenditrice – i nostri burocrati possono prendersela comoda.
Sul terreno infatti non c’è più un bulbo di zafferano, ne avevo seminati dieci quintali. La tartufaia è tutta scavata e dubito che raccoglierò qualcosa. E i due ettari di vigna per spumante, appena impiantata, due anni fa, sono quasi completamenti compromessi”.
“Io ho sempre rispettato la legge – conclude la signora Adriana – ma vista la vicenda vergognosa di cui sono vittima, certe volte penso che avrei fatto meglio a chiamare un bracconiere…”. (red.)
LA PRECISAZIONE DELLA PREFETTURA
La Prefettura tiene a precisare a questa testata che non è “l’ente che ha responsabilità di intervento sulla vicenda,
bensì è il Parco naturale regionale Sirente Velino che ha competenza e responsabilità, sulla scorta di una precisa legge regionale, che stabilisce chi deve fare cosa”.
La Prefettura ha altresì “convocato per domani una riunone con gli enti interessati, per chiarire con esattezza compiti e responsabilità, al fine di evitare che in futuro possano ripetersi tali situazioni”.





