PESCARA – Parte la mobilitazione contro taglio da 25 milioni di euro di salario accessorio, sia nel 2024 che nel 2025, per medici, infermieri, operatori socio sanitari e tecnici.
Sul piede di guerra i sindacati Uil Fpl e Fp Cgil.
Il taglio è una conseguenza del disavanzo del 2024 di 92 milioni, mentre la proiezione per il 2025 è di 98 milioni.
“Il taglio delle somme previste dal decreto Calabria che ha, di fatto, ridotto a misera cosa il salario accessorio, non è accettabile. Convocheremo a livello territoriale le assemblee del personale per avere mandato della proclamazione dello stato di agitazione regionale da parte di medici e operatori sanitari”, tuonano i sindacati, esprimendo “forte preoccupazione per i tagli che colpiscono il trattamento accessorio nel comparto sanità legato a turni, reperibilità e obiettivi e che minacciano la qualità dei servizi e i tempi di attesa”.
Ricordando gli impegni assunti dall’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, i sindacalisti affermano che “al momento non abbiamo aggiornamenti su tale verifica e nessuna comunicazione rispetto all’incontro che l’ente regionale ci aveva assicurato per gennaio 2026. Saremo costretti ad azioni di lotta sindacale per risolvere un problema che incide fortemente non solo su chi opera nel comparto sanità, ma anche sugli utenti che continuano a pagare, spesso con la riduzione e il mal funzionamento dei servizi, le decisioni imposte dall’alto”.
Ad intervenire anche il Partito democratico
“La mobilitazione indetta dai sindacati della sanità è più che legittima e trova la nostra piena solidarietà. Quanto sta accadendo era stato denunciato da tempo e oggi purtroppo si sta materializzando nero su bianco: dopo aver fatto cassa sugli abruzzesi, costringendoli a pagare le tasse per coprire parte dell’enorme deficit provocato, ora la destra di Marsilio sta facendo cassa sui lavoratori della sanità, quelli che ogni giorno sono in trincea per accogliere, curare e guarire le persone”, dichiarano il segretario regionale del Partito Democratico Abruzzo Daniele Marinelli e del capogruppo in Consiglio Silvio Paolucci.
“Una situazione gravissima, ma anche questo disastro era annunciato, da mesi – proseguono – . E come sempre la destra regionale ha negato l’evidenza, minimizzato, rassicurato a parole, come ha fatto con tutte le catastrofi che si sono puntualmente verificate. Ma da tre mesi avevamo denunciato che il salario accessorio per il 2025 era definitivamente perso e che anche il 2026 era totalmente a rischio. Oggi quella verità emerge in tutta la sua gravità: oltre 25 milioni di euro sottratti a medici, infermieri, operatori sanitari e personale del comparto. È inaccettabile che a pagare il disastro prodotto da sette anni di cattiva gestione della sanità regionale siano anche i lavoratori e le lavoratrici. Donne e uomini che ogni giorno tengono in piedi il sistema tra carenze croniche di organico, turni massacranti, pronto soccorso allo stremo, reparti sotto pressione e condizioni di lavoro sempre più difficili e che già pagano le tasse imposte da questo Governo regionale, che non sono riuscite a coprire il deficit monstre provocato”.
“Dopo aver massacrato prestazioni e servizi sanitari, costringendo migliaia di cittadini a curarsi fuori regione o, peggio, a rinunciare alle cure, oggi lo sfascio investe direttamente chi lavora. Lo dicono da tempo osservatori indipendenti come la Fondazione Gimbe, lo certificano i tavoli di monitoraggio del Ministero e lo ha ribadito con chiarezza anche la Corte dei Conti: la sanità abruzzese è fuori controllo. Far pagare il conto delle proprie incapacità a chi regge la trincea con professionalità, competenza e senso del dovere, spesso nella precarietà e nella disorganizzazione generale del sistema, è una scelta gravissima, che certifica il totale fallimento politico e amministrativo di questa destra”.
“La sanità di Marsilio – chiudono Marinelli e Paolucci – è diventata un modello, sì, ma di come si gestisce male la competenza più importante della Regione: la tutela della salute. L’Abruzzo merita un’altra sanità, fondata sul rispetto delle persone che hanno diritto alle cure e di operatori e operatrici che non possono essere bancomat per coprire i buchi provocati dalla propria gestione fallimentare”.





