L’AQUILA – “La Regione ha avviato un deciso percorso di miglioramento portando avanti, con il presidente Marco Marsilio, una giusta battaglia per la ripartizione del Fondo sanitario regionale. Credo che a livello nazionale verranno riconosciuti gli sforzi profusi nell’affrontare le difficoltà e la necessità di maggiori risorse. Non credo ci sarà un commissariamento, anche perché negli anni abbiamo avuto modo di verificare come non porti necessariamente a risolvere la situazione dal punto di vista dei processi sanitari”.
Sono una boccata d’ossigeno e diradano le nubi sulla difficile situazione dei conti della sanità abruzzese le parole dell’aquilano Americo Cicchetti, commissario di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, intervistato da AbruzzoWeb sul rischio commissariamento a causa del pesante debito che ha portato la Regione Abruzzo a chiedere aiuto a Roma, con la deroga a non accantonare il buco di 126 milioni di euro, in particolare nell’ambito della legge di stabilità.
Ex direttore generale della Programmazione del Ministero della Salute, Cicchetti, in carica dallo scorso agosto a seguito delle dimissioni del direttore generale Domenico Mantoan, si dice fiducioso confermando il cauto ottimismo emerso tra le forze di centrodestra guidato dal presidente Marsilio, di FdI, che con l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, ha chiesto l’intervento dei parlamentari meloniani, in particolare a Guido Liris, capogruppo della commissione Bilancio, che però non può firmare emendamenti in quanto relatore della legge di stabilità per la quarta volta consecutiva, e Etel Sigismondi, che quindi condurrà la battaglia sostenuto dallo stesso Liris.
“Ho visto i numeri e so quanto ha combattuto il presidente Marsilio per ottenere un segnale all’interno della Commissione Salute della Conferenza Stato Regioni – sottolinea Cicchetti – È riuscito a stabilire un primo principio fondamentale, che poi si trasforma in sostanza, che è quello della necessità di una redistribuzione delle risorse, perché bisogna tenere conto delle particolari condizioni dell’Abruzzo, delle sue aree interne, dove ci sono molti paesi in cui non si arriva neanche a mille abitanti e ce ne sono molti anziani”.
“Portare la sanità in queste zone costa inevitabilmente di più – osserva – perché è molto più difficile raggiungere le persone rispetto alle grandi città. L’idea che la densità della popolazione, la diversa densità della popolazione, non impatti sulla necessità di rivedere lo stanziamento delle risorse è quindi sbagliata. A mio avviso l’Abruzzo ha dato un segnale di grande civiltà che darà come risultato, progressivamente, anche più equità all’interno del Servizio sanitario nazionale”.
Sociale e Sanità al centro del sistema sanitario nazionale del futuro per Cicchetti: “Abbiamo a che fare con una popolazione estremamente anziana, abbiamo il maggior numero, in proporzione alla popolazione, di ultracentenari, e ancora la fascia degli ultraottantenni che rappresenta una sfida che va assolutamente affrontata e vinta. Parliamo di persone con patologie croniche, molto spesso anche con disabilità. In questi anni il sistema ha cercato di concentrare gli investimenti proprio per migliorare la capacità di gestione sui territori, quindi fuori dal contesto ospedaliero. Questo implica una trasformazione organizzativa molto importante, vuol dire portare persone e competenze nelle strutture che sono state pensate, il Dm77 è una riforma importante da questo punto di vista che chiaramente può essere implementata in diverse regioni”.




