L’AQUILA – “Cialente fa un uso strumentale della composizione sociale dei morosi del progetto C.a.s.e. che, quando si deve difendere dalle accuse della Corte dei conti, sono povera gente; quando invece deve acquisire consenso sociale per far pagare bollette calcolate in maniera iniqua, invece sono benestanti. Delle due l’una”.
Questo il duro attacco ai microfoni di AbruzzoWeb nei confronti del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, da parte del bellicoso consigliere comunale di opposizione Ettore Di Cesare, unico eletto del movimento civico Appello per L’Aquila, sulla vicenda delle bollette per le utenze nei circa 4.500 alloggi antisismici costruiti nel capoluogo dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Dopo un lungo tira e molla e polemiche a non finire sul calcolo dei consumi, ci è voluta addirittura una legge dello Stato, il decreto “Sblocca Italia” che conteneva norme per i campi più disparati, a definire una volta per tutte le modalità di calcolo dei consumi: avverranno a seconda dei metri quadrati dell’alloggio, metodo che prova le proteste dei cittadini che temono stangate e ingiustizie.
Di Cesare risponde a un post del primo cittadino sulla rete sociale di Facebook ripreso da questo giornale: “Ho visionato l’elenco di coloro che non hanno mai pagato le bollette del Progetto C.a.s.e, sono soprattutto i benestanti di questa città, la borghesia, i professionisti, nobili decaduti”, aveva scritto Cialente.
“Mi ha sorpreso – ribatte Di Cesare – perché a febbraio 2014, quando doveva reagire alle osservazioni di danno erariale della Corte dei conti, disse testualmente che gran parte dei morosi era povera gente”.
Circa 9 mesi fa, infatti, dopo la diffusione della notizia di indagini della Guardia di finanza disposte dalla magistratura contabile per controllare un possibile danno erariale dopo la mancata riscossione del dovuto, il sindaco diceva questo: “Sono terrorizzato per gli sfratti a queste 300 famiglie disperate. Abbiamo accertato che la gran parte dei morosi lo è perché assolutamente priva delle risorse per far fronte a spese di affitto o di pagamento dei consumi”.
Di Cesare non le manda a dire. “Bisognerebbe assumersi le responsabilità di una gestione del progetto C.a.s.e. che è stata dilettantesca, come ebbe a dire un assessore della stessa amministrazione”, in riferimento alle parole dell’assessore Lelio De Santis quando ha ereditato quella che ha definito una “rogna”, la gestione dei 19 quartieri C.a.s.e., da Alfredo Moroni.
“Quando a inizio 2011 i funzionari del Comune con molte lettere lo sollecitavano a prendere misure per il pagamento delle bollette, visto che si accumulavano debiti, quali atti e misure ha messo in campo Cialente? Nessuno. Le misure sono state prese solo dopo le elezioni comunali del 2012”, insiste Di Cesare, che in quella competizione si è candidato sindaco in solitaria proprio contro Cialente, conquistando l’elezione a consigliere.
“A gennaio 2013 c’è stata un’affollatissima assemblea al C.a.s.e. di Bazzano e il patto tra sindaco e cittadini presenti sancito in quell’occasione era che si dovessero pagare gli acconti perché, tra maggio e giugno, – ricorda – sarebbero arrivate bollette calcolate con i contabilizzatori, ossia secondo i consumi reali. Questo patto ora è stato tradito”.
Inutile parlare di quale potesse essere il metodo migliore, adesso. “È intervenuta una legge nazionale, tra l’altro nel decreto Sblocca Italia, che non si può sentire, che in qualche modo chiude la vicenda: per legge nei progetti C.a.s.e. dell’Aquila, unici edifici d’Italia a usufruire di questa legge, il calcolo verrà fatto a metri quadri”, ricorda.
Sotto accusa, da parte del consigliere di opposizione, l’iter che ha portato il Comune a ricevere la proprietà (e le magagne) dei 4.500 alloggi.
“Prima di prendere in gestione il progetto C.a.s.e. dalla Protezione civile, avrei in qualche modo preteso rassicurazioni – sbotta Di Cesare – E Cialente all’epoca era anche vice commissario per la ricostruzione con delega proprio all’Assistenza della popolazione”.
“Altro errore incredibile c’è stato quando è stata votata l’acquisizione al patrimonio civico senza andare a vedere alcuna garanzia – incalza – Prima di acquisire 5 mila appartamenti si doveva controllare se ci fossero fideiussioni, se ci si potesse rivalere sulle ditte che li hanno costruiti, se ci siano i contabilizzatori, quanto costa gestirlo eccetera”.
Con Di Cesare un commento anche al recente annuncio di nuovi fondi per la ricostruzione privata post-sisma nella legge di stabilità 2015 inseriti dal governo.
“I 2,2 miliardi da qui al 2017 sono nuovi, su questo non c’è dubbio. Il problema è che i fondi per il 2015 sono insufficienti, 200 milioni più altri disponibili si arriva a quasi 400 e non bastano – conclude – Si dà per scontato che tramite delibere Cipe si possa anticipare fondi 2016-2017 ma tanto scontato non è, si dovrà rifare una battaglia per fare in modo che questo accada”.






