L’AQUILA – Bilancio ballerino, entrate tutte da dimostrare, mutui a rischio di incostituzionalità.

È il duro giudizio del collegio dei revisori dei conti della Regione Stefano Fraticelli, Ottaviano Giagnoli e Giuseppe Claudia alla proposta di bilancio di previsione 2016, che arriverà in consiglio il 29 dicembre.

Il parere alla fine è positivo, i revisori si limitano a suggerire numerose prescrizioni per il futuro,  evidenziando che la manovra  poggia su 1,5 miliardi di avanzi di amministrazione di “dubbia consistenza”, con cui si pareggiano i conti e nella relazione vengono espresse pesanti riserve sui ritardi della Regione, sulla rendicontazione ancora ferma al 31 dicembre 2013 e sul fatto che i bilanci di previsione 2014 e 2015 non risultano assestati.

Le perplessità vengono espresse anche sul mutuo contratto da 100 milioni tra le polemiche nell’ultimo consiglio regionale, a rischio di incostituzionalità, e sul fatto che non sono stati trasmessi i bilanci di previsione pluriennali delle società partecipate.

Il parere  è arrivato nel pomeriggio di ieri, mentre in prima commissione Bilancio già i consiglieri di opposizione del centrodestra e del Movimento 5 stelle cominciavano a dare a battaglia lamentando il fatto che a pochi giorni dall’approvazione del bilancio di previsione della legge di stabilità, non gli è stato dato ancora modo di potersi leggere e studiare le carte, e di avere a disposizione solo dati aggregati, mentre come noto in un bilancio regionale il diavolo si nasconde nei dettagli, nei sottocapitoli di cui ogni titolo è suddiviso. E oggi sono passati dalle minacce ai fatti, avviando un’azione ostruzionistica con un fuoco di fila di domande ai vari assessori e tecnici chiamati in audizione.

A pesare sul dibattito in aula, c’è da scommetterci peseranno anche i rilievi dei revisori, che in parte ricalcano la bocciatura della Corte dei conti di dicembre, e ancor prima quella di luglio, dove i giudici contabili, proprio per le mancate rendicontazioni hanno paventato la possibilità di scioglimento del Consiglio regionale.

La manovra da 7,9 miliardi, osservano ora i revisori si tiene in piedi, cioè le entrate pareggiano le uscite, solo perché al capitolo entrate ci sono 1,5 miliardi di “avanzo di amministrazione”, ma appunto non c’è nessuna certezza che questi soldi siano reali, o solo numeretti scritti su carta.

Perché appunto non è stata verificata la concretezza della cifra con le rendicontazioni e il riaccertamento dei crediti vantati.
“Nonostante i reiterati inviti formulati nel corso dell’ultimo biennio – scrivono i revisori – è dato constatare che la Regione Abruzzo non ha ancora sanato i notevoli ritardi accumulati in ordine alla predisposizione relativa approvazione dei documenti contabili”.

La rendicontazione è infatti “ferma al 31 dicembre 2013, i bilanci di previsione 2014 e 2015 non risultano assestati, l’attività di riaccertamento dei residui condotta unicamente sui dati 2013, peraltro in modo approssimativo e con numerose lacune”.

Il collegio dei revisori mette in dubbio dunque la possibilità di “una corretta e puntuale pianificazione finanziaria, tenuto anche conto che vigeva un obbligo di legge”, rifrendosi alla legge 118 del 2011 quest’anno in vigore, che ha sostanzialmente stravolto il sistema di contabilità pubblica, mediante introduzione di nuovi principi contabili.

La Regione Abruzzo ha però completamente “disatteso l’obbligo di redazione del fondo pluriennale vincolato, e non ha provveduto al riaccertamento straordinario ai 1 gennaio 2015, non ha riclassificato la spesa per il personale”.

Insomma il bilancio di previsione osservano i revisori, “parrebbe realizzato secondo la vecchia normativa, e non già in base ai nuovi principi”.

Entrando poi nel merito, i revisori osservano che il bilancio regionale è caratterizzato da “estrema rigidità”, visto che larga parte delle entrate, l’83 per cento, se ne va per la spesa della sanità, a cui si aggiungono gli elevati oneri del servizio del debito, e il pagamento delle rate di mutui.

La colpa di tutto ciò è però è delle “smodate politiche di gestione della spesa adottate in epoche passate”, e si riconosce che è stato avviato solo negli ultimi anni, “un percorso di risanamento con il contenimento della spesa, raggiungendo l’equilibrio finanziario della gestione corrente”. Ed è stato avviato anche “un piano di ammortamento del disavanzo accumulato”.

Il disavanzo, quantifica poi il collegio è di 601 milioni e 515.973 mila euro. Ma potrebbe essere anche più alto, perché ancora una volta manca “il riaccertamento dei residui attivi”.

Dubbi anche sul mutuo contratto da 100 milioni, che osservano i revisori “non è stato inserito nel piano di ammortamento in quanto considerato “debito autorizzato e non contratto”, già deciso e  reso necessario per coprire vecchi debiti accesi ai tempi del governatore Ottaviano De Turco.

Il problema è però che questo mutuo rischia nonostante questo di incorrere nel pronunciamento di incostituzionalità in quanto sempre la legge 118 del 2011 prevede che “non può essere autorizzata la contrazione di un nuovo indebitamento se non è stato approvato dal consiglio regionale il rendiconto di due anni precedenti”.