L’AQUILA – Anche quest’anno, come vuole la tradizione, il bilancio di previsione della Regione Abruzzo sarà approvato con una corsa contro il tempo, a ridosso del termine ultimo del 31 dicembre, con il Consiglio regionale costretto al prendere o lasciare, e ancora tante incognite per riuscire a far quadrare i conti di una regione gravata da 533 milioni di disavanzo. Situazione incresciosa che costringerà al pagamento una rata da 60 a 75 milioni, per cominciare a erodere questo immane fardello.
I numeri del bilancio di previsione stanno per essere messi in fila e limati in queste ore dall’assessore regionale al ramo Silvio Paolucci, che ad AbruzzoWeb anticipa: “Entro la prossima settimana il testo sarà approvato dalla Giunta, e confido che possa arrivare in Consiglio a metà dicembre”.
Ovvero dopo il parere dei revisori dei conti, che hanno 20 giorni di tempo per mettere i loro imprescindibili timbri, e il passaggio nelle commissioni.
Un ottimismo eccessivo per il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo, presidente della commissione di Vigilanza che, invece, pronostica l’arrivo in aula a ridosso del Natale, come l’anno scorso.
“Paolucci è giovane – ironizza Febbo – evidentemente non conosce ancora bene i tempi della macchina burocratica regionale”.
I dubbi maggiori delle opposizioni che affilano le armi riguardano, però, non tanto le tempistiche, ma sulla possibilità stessa di chiudere in pareggio.
Le incognite maggiori riguardano per esempio, incalza Febbo, “i trasferimenti del governo di centrosinistra alle Regioni per il trasporto pubblico locale, che potrebbero pesantemente penalizzare l’Abruzzo, per non parlare dei tagli alla sanità, l’incognita dell’allungamento del piano di ammortamento proposto al governo”.
Ed è proprio l’ammortamento, lo spauracchio che inquieta palazzo Silone.
Ovvero le rate da pagare per abbattere i debiti fatti in decenni di finanza allegra, i 533 milioni di disavanzo, finora presunto, che, come tale, potrà essere iscritto a bilancio, in attesa del riaccertamento in corso relativo all’annualità 2014.
L’obiettivo del governo regionale, a tal proposito, è di allungare da 7 a 30 anni il piano di rientro, in modo tale da abbassare le rate dai 60-75 milioni attuali alla cifra più sostenibile di 14 milioni.
Un problema che non viene sottovalutato da Paolucci. “È in corso una serrata trattativa con il governo, una risposta positiva è imprescindibile per dare un po’ di respiro ai conti”, svela.
Paolucci anticipa poi le voci che dovranno trovare necessariamente risposta, oltre a quelle già citate per garantire l’ammortamento del debito.
“Saranno innanzitutto quelli per compartecipare ai ticket socio sanitari e ai programmi europei Psr, Fas e Por-Fesr”. E assicura che “non ci saranno aumenti di tasse”.
Per il resto non potrà che essere che un bilancio rigido, per non dire ingessato: 2,4 miliardi devono coprire innanzitutto la spesa sanitaria.
“I conti sono finalmente in ordine – assicura l’assessore – anche se ci sono incognite che riguardano tutte le Regioni, come la maggior spesa per i farmaci innovativi, circa 24 milioni di euro, a cui si aggiungono i probabili tagli di trasferimenti dal governo centrale”.
Altri 175 milioni dovranno essere destinati al trasporto pubblico.
Restano 270-275 milioni di euro, il 9 per cento del totale, con cui si dovranno soddisfare tutte le altre voci, dalla cultura al sociale, comprese le spese fisse per la macchina amministrativa.
E non solo, precisa Paolucci, “da questo residuo, destinato dunque ad alleggerirsi ulteriormente, bisognerà sottrarre anche la cifra per l’ammortamento del debito e una cifra non ancora quantificabile per il trasferimento delle funzioni dalle Province alla Regione”.
Insomma, ci sarà ben poco da scialare: lontani i tempi degli assalti alla diligenza notturni, dei finanziamenti a pioggia, dei subemendamenti dell’ultima ora per spostare le risorse da questa o quella posta di bilancio, e da questo o quel feudo elettorale.
E ci sarà anche ben poco da discutere e da fare battaglia.
Non solo per i tempi stretti, ma anche perché la legge 118 del 2011, che ha rivoluzionato il settore, entrata definitivamente in vigore quest’anno, per esempio non darà spazio a emendamenti sulla parte contabile, sul “togli qui e metti là”, che è sempre stato l’oggetto del contendere e la miccia dello scontro politico in sede di approvazione di un bilancio.
In Abruzzo è, poi, ormai in vigore anche la cosiddetta “legge tagliola”, che introduce la possibilità, da parte della Giunta regionale, di presentare “emendamenti d’urgenza”, che cancellano gli emendamenti da parte delle opposizioni, ostruzionistici e non, al fine di contingentare i tempi di approvazione di una norma. Proprio come il voto di fiducia del governo nazionale.
In materia di sanità e di bilancio, però, la tagliola è solo parziale: ogni consigliere potrà presentare al massimo 5 emendamenti.
Ma pronostica Paolucci che, tagliole e limiti al numero di emendamenti o meno, difficilmente in Consiglio si vedranno battaglie campali.
“Le scelte del bilancio sono pressocché obbligate – afferma l’assessore – confido dunque nel buon senso del Consiglio e invito, piuttosto, a dar vita a un vero confronto sull’utilizzo dei finanziamenti europei, o che arriveranno da Roma, come il Masterplan per il Sud, che oramai per le Regioni sono la vera e quasi esclusiva risorsa per poter fare investimenti per infrastrutture e il rilancio economico”.






