L’AQUILA – Una novantina di ore restano al Consiglio regionale abruzzese per decidere, entro e non oltre la mezzanotte del 31 dicembre, come spendere 7,9 miliardi dei contribuenti, e cosa fare delle strategie fino al 2018 da cui dipende il futuro di 1,3 milioni di abruzzesi.
Sarà insomma una corsa contro il tempo lastricata di insidie, a cominciare dalla seduta della Prima commissione Bilancio di oggi, fissata alle ore 12, l’approvazione del bilancio di previsione 2016, della legge di stabilità e del Documento di programmazione economico e finanziario 2016-2018 (Dpef), dopo una settimana, quella pre-natalizia, trascorsa invano con un quasi nulla di fatto, imbarazzante, nelle commissioni, in particolare la Prima, che si occupa appunto di bilancio, chiamata a definire le norme che dovranno arrivare in aula martedì 29 dicembre.
I tempi per bilancio e legge stabilità sono contingentati nel passaggio di oggi in commissione alle 23 di domani, quelli del Dpef no, quindi la maggioranza dovrà trovare il modo di cancellare gli oltre 1500 emendamenti, che hanno finora trasformato il passaggio in Prima commissione in una via crucis, rappresentando l’arma dell’ostruzionismo delle opposizioni, di centrodestra e del Movimento 5 Stelle, motivato dal fatto che la maggioranza di centrosinistra non ha ancora consegnato loro la documentazione completa utile a studiarsi il bilancio nel dettaglio.
La maggioranza ha però respinto le accuse, spiegando che tutto è stato fatto in ottemperanza al decreto legge 118 del 2011, entrato in vigore quest’anno, che per armonizzare i bilanci delle Regioni ha stabilito nuove regole di scrittura, con un documento più stringato e diviso in macroaree.
Come reazione all’ostruzionismo dell’opposizione, il presidente della Prima commissione Maurizio Di Nicola, di Centro democratico, mercoledì sera, dopo ore di stallo era arrivato a paventare l’ipotesi di aggiornare la seduta alle ore 20 del 24 dicembre, cioè per la cena della vigilia di Natale, con l’ipotesi concreta di costringere i consiglieri a trascorrerla nella stanza al secondo piano dell’Emiciclo, all’Aquila, e a scambiarsi gli auguri tra un voto su un subemendamento e un altro.
Poi, la decisione di rimandare tutto a lunedì 28, con i problemi e le ragioni del conflitto però ancora irrisolte e meno a tempo a disposizione per dare l’ok in volata sia al bilancio di previsione, sia al Dpef.
Dai pochi dati finora a disposizione si sa solo che la manovra avrà un’entità di 7,9 miliardi di euro; il grosso, come sempre, dovrà essere assegnato per un importo di 2,6 miliardi al capitolo sanità, per quanto risanata e prossima all’uscita da commissariamento.
Di ben 139 milioni di euro sarà la spesa per rimborsare i mutui, più una cifra ancora da determinare, ma nell’ordine delle decine di milioni di euro, per rientrare dal disavanzo da 601 milioni e 515.973 mila euro, come quantificato dai revisori dei Conti regionali.
I consiglieri di Forza Italia a tal proposito rendono noto che l’assessore al Bilancio Silvio Paolucci, sentito in Prima commissione, avrebbe rivelato “come l’Abruzzo, per ripianare i debiti della sanità, non usufruirà della possibilità di spalmare il debito in 10 anni, come previsto nella Legge di Stabilità per tutte le Regioni italiane, ma bensì in 7 anni”.
Ipotesi che, se confermata, metterebbe seriamente in forse le coperture fin qui trovate per far quadrare i conti.
Sintomo delle difficoltà del resto la decisione da parte del consiglio nei giorni scorsi di licenziare un provvedimento che autorizza la giunta a contrarre un mutuo di 100 milioni da restituire in 30 anni.
Continuando a scorrere la scarna tabella fornita ai consiglieri, si nota poi che la quota che la Regione mette per le varie e urgenti politiche sociali è di 22 milioni, il contributo regionale al trasporto pubblico locale sarà di 42,7 milioni, 10 in meno rispetto all’anno precedente, e qui protestano già le opposizioni.
Per il fondo unico regionale per la cultura c’è appena 1 milione, il personale della Regione costerà in compenso ben 86,2 milioni, le spese di funzionamento della macchina regionale valgono 47,3 milioni, il funzionamento del solo Consiglio regionale 24 milioni.
Oggetto del contendere in aula sarà pure, c’è da scommetterci, anche il parere dei Revisori dei Conti che hanno dato via libera al testo della manovra di bilancio, ma che hanno al tempo stesso evidenziato che essa poggia su 1,5 miliardi di avanzi di amministrazione di “dubbia consistenza”, con cui però si pareggiano i conti, dandoli per certi.
Nella relazione vengono espresse pesanti riserve anche sui ritardi della Regione, sulla rendicontazione ancora ferma al 31 dicembre 2013 e sul fatto che i bilanci di previsione 2014 e 2015 non risultano assestati.
In una delibera del 3 dicembre, poi, la Corte dei conti , tra le varie censure dell’operato della Regione, ha menzionato anche i ritardi nell’approvazione delle leggi finanziarie: il bilancio di previsione doveva essere infatti licenziato dalla giunta il 31 ottobre e non il 2 dicembre come avvenuto.
Il Dpef doveva essere presentato entro il 30 giugno al Consiglio regionale e approvato entro il 30 settembre.
E invece, come ogni anno, al 27 dicembre si è ancora in alto mare, con i due testi che andranno approvati in fretta e furia senza possibilità di un confronto e di un serio approfondimento, con la concreta ipotesi di trascorrere il capodanno all’Emiciclo. Filippo Tronca






